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SAN GIOVANNI ROTONDO COMUNE San Giovanni Rotondo: il palazzo delle nuvole e la città che aspetta

A San Giovanni Rotondo, in questi giorni, accade una cosa singolare: mentre la città si prepara a vestirsi a festa per San Pio, il Palazzo di Città sembra essersi vestito di nebbia

AUTORE:
Maurizio Varriano
PUBBLICATO IL:
23 Settembre 2026
Manfredonia // Politica //

A San Giovanni Rotondo, in questi giorni, accade una cosa singolare: mentre la città si prepara a vestirsi a festa per San Pio, il Palazzo di Città sembra essersi vestito di nebbia.

Non è ancora crisi. Non è ancora rimpasto. Non è ancora terremoto.

È, per ora, il tempo delle voci.

E le voci, si sa, sono creature strane. Non hanno gambe, eppure corrono. Non hanno bocca, eppure parlano. Non hanno documenti, eppure qualche volta riescono a occupare più spazio di una delibera.

La sindaca Floriana Natale, stando a quanto riferito, smentisce categoricamente l’ipotesi di una crisi. Il consigliere Gaetano Cusenza, dal canto suo, respinge le indiscrezioni e racconta di un confronto sereno, nel quale ci si sarebbe dati tempo per programmare il futuro e restituire alla città una programmazione che, a suo giudizio, da tempo manca.

E allora fermiamoci qui.

Perché se non c’è crisi, è bene dirlo con chiarezza. Se non c’è richiesta di rimpasto, è bene che nessuno la inventi. Se c’è invece una discussione politica sul futuro dell’amministrazione, sarebbe altrettanto bene che quella discussione uscisse dalle stanze, dai corridoi, dai telefoni e dalle mezze frasi per entrare finalmente nel luogo naturale della politica: il confronto pubblico.

Perché una città non può essere amministrata attraverso i sussurri. E nemmeno attraverso le smentite.

Una smentita è necessaria quando circola una notizia falsa. Ma una comunità ha bisogno di qualcosa di più: ha bisogno di sapere che cosa si vuole fare.

È questa la domanda vera. Non chi abbia chiesto cosa a chi. Non chi abbia incontrato chi. Non chi abbia guadagnato un centimetro nella geometria interna del Palazzo.

La domanda è: dove sta andando San Giovanni Rotondo?

Il Comune ha da poco pubblicato la relazione di inizio mandato della sindaca Natale. Ecco perché sarebbe quasi paradossale che, mentre fuori si discute di rimpasti veri o immaginari, dentro il Palazzo si discutesse soltanto di equilibri.

La politica non dovrebbe essere il gioco delle sedie.

Dovrebbe essere il gioco, molto più difficile, delle idee.

Poi c’è la scuola. E qui le nuvole diventano ancora più pesanti.

Si racconta di un incontro a Bari per accelerare le procedure legate alla ricostruzione di un plesso scolastico importante per la città. Se l’incontro c’è stato, se è servito, se produrrà risultati, lo si dica. Se invece è soltanto una voce di corridoio, la si lasci evaporare.

Perché su una scuola non si può giocare a nascondino.

Una scuola non è una casella del Risiko amministrativo. È una promessa fatta ai bambini, alle famiglie, agli insegnanti. È uno dei pochi luoghi nei quali una comunità può ancora immaginare il proprio futuro senza chiedere il permesso al presente.

E allora sì: programmazione. Ma programmazione vera. Con tempi, risorse, obiettivi, responsabilità e risultati.

Non la parola “programmazione” pronunciata come una formula magica ogni volta che il Palazzo sente arrivare il temporale.

Oggi, intanto, San Giovanni Rotondo si fermerà per San Pio.

Il Comune ha disposto la chiusura delle scuole e degli uffici comunali aperti al pubblico per il 23 settembre, in occasione delle celebrazioni del 58° anniversario della morte di Padre Pio e dell’afflusso straordinario di fedeli e visitatori. E la città tornerà a essere, almeno per un giorno, qualcosa di più grande delle sue beghe.

Ci saranno le preghiere. Ci saranno i pellegrini. Ci sarà la processione.

Ci saranno migliaia di persone che arriveranno da lontano portandosi dentro domande che non hanno nulla a che vedere con un assessore in più o con un assessore in meno. Il programma ufficiale prevede, tra l’altro, la celebrazione delle 17 e, a seguire, l’affidamento dei bambini a San Pio e la processione del simulacro per le vie cittadine. E forse proprio qui sta il cortocircuito più grande.

Una città che ogni anno accoglie persone venute a cercare pace non può permettersi di vivere la propria politica in una permanente guerra di ombre.

Nel Vangelo c’è una frase che torna spesso quando gli uomini confondono la luce con il rumore: “La vostra parola sia: sì, sì; no, no.”

Non servono profezie. Non servono retroscena da sacrestia politica. Non servono messaggi lanciati come bottiglie nel mare.

Serve sapere.

Se l’amministrazione è compatta, lo dimostri lavorando. Se ha problemi, li affronti. Se deve cambiare qualcosa, lo spieghi. Se non deve cambiare nulla, governi.

E se qualcuno — maggioranza, opposizione o semplice osservatore della vita pubblica — ritiene che San Giovanni Rotondo abbia bisogno di una direzione diversa, abbia il coraggio di dirlo alla luce del sole.

Perché il Palazzo non è un tempio esoterico. È la casa dei cittadini. E le finestre, possibilmente, dovrebbero essere aperte. C’è una città là fuori che aspetta. Aspetta una scuola ricostruita. Aspetta strade, servizi, decoro. Aspetta risposte. Aspetta una programmazione che non sia soltanto una parola buona per tutti i comunicati. Aspetta soprattutto di capire se la politica locale vuole finalmente occuparsi della città oppure continuare a interrogarsi su sé stessa.

E allora, proprio nel giorno in cui San Pio torna a camminare idealmente per le strade di questa comunità, sarebbe bello che dal Palazzo arrivasse un segnale semplice.

Non un’altra voce. Non un’altra smentita. Non un’altra nuvola. Una parola chiara. Un progetto. Un atto. Un risultato.

Perché la fede può insegnare a sperare.

Ma una città, per vivere, ha bisogno anche di amministrare la speranza.

E forse è questa la vera parabola di questi giorni: il miracolo che San Giovanni Rotondo aspetta non è vedere chi vince il braccio di ferro dentro il Palazzo. È vedere finalmente il Palazzo lavorare per la città.

Il resto sono soltanto nuvole.

E le nuvole, prima o poi, passano.

A cura di Maurizio Varriano.

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“Felicità non è fare sempre ciò che si vuole, ma volere sempre ciò che si fa.” – Valerio Albisetti

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