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Latrato cane durante riposo, possibile responsabilità per proprietario


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Cane, archivio, non riferito al testo (statoquotidiano)

Foggia – ORMAI gli animali sono “entrati” a pieno titolo nelle case degli italiani. La recente “riforma del condominio”, per esempio, ha escluso la possibilità che i regolamenti condominiali possano vietare la presenza di animali negli appartamenti dei proprietari.

Inoltre, la Cassazione ha, ormai, riconosciuto il “diritto di abbaiare” del cane. Si tratta – secondo la Suprema Corte – di un diritto esistenziale ( in tal senso vedasi Cass. sent. n. 3348 del 28.03.1995; n. 5578 del 4.06.1996; n. 3000 del 28.03.1997)

Ma anche il riposo è un bene tutelato dalla legge e, in particolare, dalle norme del codice penale (art. 659 cod. pen).. Che fare, dunque, se i due interessi vengono tra loro in contrasto?

Ebbene, secondo la Cassazione, il proprietario dell’animale ha comunque l’obbligo di impedire che quest’ultimo disturbi il riposo delle altre persone. Altrimenti scatta il reato per il proprietario. Dunque, qualora gli inviti al vicino affinché si prenda adeguata cura dell’animale rimangano privi di riscontro, è possibile “querelare” il proprietario del cane ai sensi del codice penale, che sanziona chi disturba le occupazioni o il riposo delle persone, anche suscitando o non impedendo gli strepiti di animali.

Se poi non si è contenti di vedere la fedina penale del vicino “macchiata”, ma si vuole anche ottenere un risarcimento del danno, è anche possibile agire con una azione civile di indennizzo, ex art 2052 c.c. (oppure, per la medesima finalità, costituirsi “parte civile” nel relativo processo penale). La legge, infatti, stabilisce che l’inquinamento acustico provocato dal latrato insistente del cane può configurare un fatto illecito che giustifica la richiesta di risarcimento del danno.

(A cura dell’avv. Eugenio Gargiulo)

Latrato cane durante riposo, possibile responsabilità per proprietario ultima modifica: 2013-10-23T18:25:06+00:00 da Redazione



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Commenti


  • EDWARD CULLEN

    Evidentemente il cane abbaia perché il padrone gli fa i dispetti durante la notte,perciò è meglio avvisare al canile di questa situazione che questo povero cane subisce.e poi è normale che i cani abbaiano certamente non possono stare zitti!!!lo so che la gente di notte dorme ma se il cane vuole fare un bisognino comunque deve comunicare al padrone che vuole uscire ma abbaiando certamente non parlando.secondo me nei condomini e brutto ad abitare perché non ti puoi crescere neanche un animale.ma dai vergognatevi


  • anonimo

    Il cane abbaia anche se qualche gruppo di deficienti gridano il suo nome


  • Eugenio Gargiulo

    Da: avv. Eugenio Gargiulo (eucariota@tiscali.it)

    L’assemblea non può vietare la detenzione di animali domestici all’interno del condominio!

    Tra le numerose novità che la tanto attesa riforma del condominio ha introdotto a partire dal giugno 2013, vi è la regolamentazione degli animali in condominio. La legge n. 220 del 2012, in particolare, oggi dispone che le norme del regolamento condominiale non possono vietare di possedere o detenere animali domestici. Insomma: via libera agli animali di compagnia negli appartamenti, senza che l’assemblea o il regolamento condominiale possano opporre divieti.

    La riforma ha così preso atto delle svariate sentenze che avevano, più volte, riconosciuto il diritto di ciascun proprietario di possedere animali domestici: diritto che non potrebbe essere limitato da una delibera dell’assemblea adottata a maggioranza.

    Neanche il regolamento condominiale approvato a maggioranza dai condomini potrà contenere un simile divieto; esso non può, infatti, limitare le facoltà spettanti a ogni proprietario con riferimento alla sua proprietà esclusiva.

    Si pone dunque il problema di come comportarsi nel caso in cui, invece, contrariamente a quanto sancito oggi dalla legge, un’assemblea adotti una delibera contenente appunto il divieto di possesso o di detenzione di animali domestici.

    In tal caso il condomino potrà fare ricorso al Giudice di Pace. Il ricorso dovrà essere presentato entro trenta giorni dalla data in cui la delibera è stata adottata (se l’interessato era presente) oppure entro tenta giorni dalla data in cui la delibera gli viene comunicata (se egli era assente). Il ricorso deve contenere la domanda di annullamento di tale deliberazione.

    Con le stesse modalità, ed entro gli stessi termini, sarà possibile ricorrere anche contro il regolamento condominiale che dovesse prevedere, fra le proprie clausole, l’illegittimo divieto di detenere animali domestici.

    Le speranze di ottenere l’annullamento della deliberazione non sarebbero azzerate neanche se trascorrano più di trenta giorni da una eventuale deliberazione: difatti, secondo un importante orientamento della Cassazione (Cass. sent. n. 10.335 del 19.10.1998), le deliberazioni che, violando la legge, limitano i diritti del singolo condomino sulla sua proprietà esclusiva (come sarebbe, appunto, quella che impedisca di possedere animali) sono da considerarsi nulle e, perciò, possono essere impugnate anche oltre il termine di trenta giorni.

    È da sottolineare, infine, che in un unico caso il divieto di possedere animali domestici sarebbe conforme alla legge: se venisse adottato da tutti i condomini all’unanimità
    Resta comunque sempre fermo l’obbligo, per chi detiene animali, di impedire che gli stessi arrechino in qualsiasi modo disturbo alla serenità ed alla quiete dei condomini oltre che al decoro ed all’igiene dello stabile condominiale: un obbligo che, se violato, può comportare sanzioni anche di tipo penale!
    Foggia, 2 aprile 2014 Avv. Eugenio Gargiulo

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