
Bari -IL processo di riorganizzazione delle strutture regionali nell’ambito della riforma “Gaia” registra una nuova tappa con la chiusura dei Centri Regionali di Servizi Educativi e Culturali (Crsec) e l’assegnazione dei lavoratori ai comuni per l’attuazione di progetti specifici, strettamente coerenti alle professionalità maturate in ordine a tematiche culturali, socio-educative e di gestione dei beni culturali. La delibera approvata oggi in Giunta è l’ultimo atto di un percorso condiviso con i sindacati di categoria e l’Anci, con cui è già stato siglato l’accordo, che è culminato con una assemblea con tutti i lavoratori dei Crsec pugliesi con gli assessori Gianfranco Viesti, diritto allo studio e Guglielmo Minervini, alla trasparenza e cittadinanza attiva. Il Crsec (Centro regionale Servizi Educativi e Culturali) rappresenta una struttura periferica della Regione Puglia facente capo all’Assessorato Diritto allo Studio. Al pari di altre analoghe strutture situate nel territorio contempla lo sviluppo di iniziative di carattere sociale/educativo/cultutale. Istituiti nel 1979 dalla Cassa per il Mezzogiorno, in Puglia i Crsec hanno svolto, in tre decenni, un rilevante ruolo di animazione culturale nel territorio, salvo poi esaurire questa spinta a causa della mancanza di chiarezza e determinazioni sulle prospettive di tali strutture. Fino ad oggi erano ancora attivi 27 centri, con un personale di 189 unità. “Chiudendosi questa esperienza – ha spiegato l’assessore al diritto allo Studio – non viene meno per la Regione l’obiettivo di garantire servizi di qualità sul territorio, che anzi si rafforza travasandosi sul terreno dei Comuni. Ci arriviamo, inoltre, mettendo in atto un intervento trasparente, che assicura a tutti parità di trattamento”. A partire dal 1° gennaio, infatti, le funzioni esercitate dai centri, pur restando nella titolarità della Regione, potranno essere meglio esercitate tramite apposite collaborazioni con gli enti locali. In alcune realtà queste collaborazioni sono già in atto, e la Regione intende ottimizzare le risorse, risparmiando ad esempio sui fitti delle sedi, ma raggiungendo il duplice obiettivo di valorizzare le competenze dei dipendenti dei Crsec e offrire al territorio servizi sempre più utili alla collettività. “Stiamo riuscendo a quadrare il cerchio in una Regione che prende sempre più coscienza delle sue funzione di governo e decentra le sue funzioni amministrative – aggiunge l’assessore alla Trasparenza Minervini – L’apporto delle professionalità maturate non sarà disperso, diventando bensì patrimonio condiviso dei Comuni per migliorare le competenze nella promozione del diritto allo studio e nella lotta alla dispersione scolastica o per il supporto all’inclusione sociale nell’ambito dei Piani di zona, o ancora per la valorizzazione dei beni culturali di biblioteche o musei”. Entrando nel merito, la Regione e i Comuni entro fine anno sigleranno apposite convenzioni, a cui potrà aderire anche il personale già in servizio per i Crsec, per progetti della durata non inferiore a tre anni e non superiore a cinque negli ambiti socio culturali di cui si è detto. “Con questa scelta-ha detto il Presidente dell’ANCI-Puglia,Michele Lamacchia-i Comuni pugliesi riescono a non abbassare i livelli qualitativi i materia di interventi culturali, facendo fronte così ai tagli finanziari che gli Enti Locali hanno subito dal Governo Centrale in questi anni.Il lavoro in sinergia con l’Amministrazione regionale è al servizio del territorio e dei cittadini pugliesi”. Inoltre è previsto un servizio di monitoraggio da parte della Regione per la verifica della realizzazione di tali progetti che andranno a integrare l’offerta di servizi socio culturali di cui, spesso, i comuni hanno immediato bisogno.


