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Il mistero delle stele daunie ‘invisibili’


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Steledaunie

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Manfredonia – LE stele daunie sono un tipo di monumento funerario in pietra, diffuso presso i Dauni (una delle tre tribù illiriche degli Iapigi, nell’attuale Capitanata), tra la fine dell’VIII e il VI sec. a.C. Queste stele sono a forma di lastra parallelepipeda, da cui sporge superiormente la testa, e sono decorate sui quattro lati. La loro decorazione, eseguita con incisioni più o meno profonde, rappresenta il defunto, in modo schematico, nella sua ricca veste funebre (decorazione primaria) accompagnato da scene figurate e ornamenti astratti che fanno da riempitivo (decorazione secondaria). Quelle che vennero censite da Silvio Ferri, e pubblicate nel catalogo completo di Maria Luisa Nava, erano 1500 soprattutto provenienti dall’area sipontina di Cupola-Beccarini, ma anche da altri centri del Tavoliere. L’istituzione del Museo Nazionale di Manfredonia fa riferimento proprio a questo grande patrimonio di arte protostorica, relativa ad un popolo che non scriveva, i Dauni, ma che ha lasciato una testimonianza unica nel panorama della protostoria italiana ed europea. Il contenitore principale ad esse dedicato è proprio il Museo del Castello di Manfredonia: quindi il “corpus” delle Stele ha proprio quì la sua sede. Pochi altri siti lo sono: il Museo di Foggia, il Museo Nazionale di Taranto, la Farmacia Sansone a Mattinata e qualche frammento sparso in qualche antiquario. Il grosso del “corpus” è stivato nei depositi della Soprintendenza ed, in pratica, non è stato mai esposto. Ma la collezione, il percorso conoscitivo per le due tipologie principali, vale a dire le Stele con armi e le Stele con ornamenti. sono nella prima (e unica) sala del Museo del Castello. O meglio dovrebbero. Da tempo infatti immemorabile le Stele non sono più presenti nel Museo: causa ufficiale, lavori di restauro(?). Il fatto non può che rappresentare una grande delusione per i turisti e gli appassionati che, per ammirarle, vengono appositamente e anche da lontano. Oltre all’indubbio imbarazzo palese dell’operatore turistico che vorrebbe di certo mostrare con orgoglio un monumento funerario di tale importanza, un monumento presente solo in Capitanata. Inoltre, va anche considerato come non sia assolutamente giustificabile un biglietto di ben 3,5 € per osservare, in realtà, una sala praticamente vuota. L’assurdità della situazione sta nel fatto che nel prezzo del biglietto è compresa anche la visita nel  cosiddetto “parco” archeologico (senza guida beninteso). Parco? Ma per vedere cosa esattamente? Quella che è stata chiamata invece la “passeggiata archeologica” fa riferimento ad una stradina di breccia in cui l’unico vero motivo di interesse può essere rappresentato dalla muratura in opera quadrata a lato della statale, nonostante lo stesso reperto esistesse già prima  della proclamazione dello stesso famigerato  “parco”. Tra l’altro, un biglietto da 3,5€ è simile, nella sua spesa, alla somma utile per visitare il Parco Archeologico di Canne, l’Antiquarium (Bat) e il Parco Archeologico di Egnazia (Brindisi). Unica differenza ? Mentre a Manfredonia parchi e stele sono praticamente inesistenti, in questi altri siti elencati ci sono, al contrario, dei veri parchi archeologici, ed anche ben riforniti (la società è Nova Musa). Quello che ancora non si è capisce è perchè in questi luoghi, partiti molto più tardi, quanto si vede aumenta, monumentalmente, anno dopo anno, e a parità di costo, mentre invece a Manfredonia si riduce (drasticamente), pur vigendo in un contenitore di grande importanza come un grande Castello. Fantomatici scavi medievali sono costituiti, in realtà, da tre pietre in fila che nulla possono raccontare ad un addetto ai lavori, figuriamoci allora se continueranno ad essere lasciate (come nello stadio attuale) senza pannelli, senza ancora uno straccio di volantino e/o una pubblicazione esaustiva.

Il mistero delle stele daunie ‘invisibili’ ultima modifica: 2009-12-23T18:12:17+00:00 da Agostino del Vecchio



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Commenti


  • blade magner

    E’ una vergogna avere amministratori cosi ignoranti


  • Agostino Del Vecchio

    Gentile lettore,
    piuttosto che ignoranti,termine che utilizzo solo in articoli satirici, certi amministratori mi sono sembrati latitanti. Siamo in fiduciosa attesa di una loro replica.

  • Da tanto tempo, ormai, i successori del terzetto “garibaldi-cavour-savoia” hanno deciso un sud arretrato, pezzente e querulo verso un nord scaltro ed evoluto. In tema di beni culturali, la nostra ricca ma sfortunata terra può far paura alle giovani pianure alluvionali del nord. Ne è connivente il metodo degli “amministratori” del sud, che è quello del “far finta di fare” piuttosto che del fare reale. Non si vive per “asserire un valore” ma soltanto alla ottusa ricerca del “dio denaro”. E’ l’ “adeguamento all’errore” fenomeno che, purtroppo, riguarda il 98% delle “menti” umane (Hash, 1956)….

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