Cultura
Discussa. Misteriosa. Contraddittoria. Prepotente. Passionale. Velata

Napoli 7+

Sarebbe più semplice sicuramente relegarli e tentare di riformarli all’interno di strutture, magari gettandone le chiavi


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Napoli. Discussa. Misteriosa. Contraddittoria. Prepotente. Passionale. Velata. Una donna che per la sua bellezza e quell’alone di mistero alchemico, unito alle sue inspiegabili contraddizioni, risulta essere estremamente complicata da tenere sottobraccio, senza doversi guardare continuamente dalla minaccia di lasciarsela sfuggire per cederla al corteggiatore di turno. Passeggiando per qualche decina di metri lungo via Toledo si ha la sensazione di trovarsi per le vie affollatissime di una Manila in versione neomelodica con un persistente ed inebriante profumo zuccherino nell’aria. Un profumo di vita e bellezza che ti assorbe il corpo e l’anima e ti mette di buonumore senza che tu faccia alcunché. Raggomitolandoti per i vicoli sui Quartieri Spagnoli, lì dove non batte mai il sole, comprendi dall’accoglienza di un popolo sempre sorridente, che la “leggenda” secondo la quale devi passeggiare con il portafogli nelle mutande o evitare di esibire l’orologio regalatoti da zia Maria per la tua prima comunione, è un artificio amplificato dalla malafede di chi vuole gettar fango su una città meravigliosamente difficile, che ogni giorno combatte contro le sue fisiologiche difficoltà e contro il pregiudizio di chi ostenta a descriverla come invivibile.

Certo, è una città metropolitana. Enorme e con una densità di popolazione superiore ai livelli di tollerabilità, se si considera tutto l’hinterland. Forse, anche troppo accogliente e tollerante. Per questo difficile più delle altre. Solo per questo.Superata l’ agorafobica piazza del Plebiscito, sede dei principali eventi culturali e spettacolari della città e culla dei più grandi artisti, primo fra tutti l’amico “Pino”, rimpianto e commemorato in ogni angolo della città, cu “Na sigaretta mmocca, na mano dint’a sacca” come nella più folcloristica accezione carosoniana, scivoli giù fino a Mergellina, dove l’incontro tra mare e terra, cielo e fuoco del Vesuvio riporta l’armonia dei quattro elementi naturali e se hai la fortuna di incappare in una giornata di sole, puoi restartene seduto per ore tra i blocchi di pietra nera, stringendo una pizza “a portafoglio”, come vuole la tradizione, dimenticando il tempo.Tutto questo è Napoli. Anzi, molto di più. E’ il misterioso Cristo Velato arroccato nell’esoterica Cappella di Sansevero, che perfino il Canova ci ha invidiato; è la discesa Pedamentina che da Castel Sant’Elmo eretto accanto all’abbazia di San Martino al Vomero ti ingurgita e ti conduce giù fino alla popolarissima Montesanto, lungo le curve, dove le pareti delle strade si fanno sempre più strette e i rapporti di buon vicinato vengono solidificati dal filo della biancheria che lega un balcone all’altro.

E’ quel foro dentro Castel dell’Ovo da cui si intravede uno scorcio di mare blu.E’ il bellissimo cortile dell’ ex carcere minorile Filangieri, oggi centro sociale dal nome “Lo scugnizzo liberato”, sede di innumerevoli attività culturali e ricreative per i giovani della zona.E’ quel bisogno di riscatto, da un’immagine preconcetta e stereotipata che non lascia scoprire gli angoli veri e vivi della Città di Pulcinella. Eppure in soli sette giorni, gli incresciosi fatti criminosi balzati alle cronache nazionali hanno acceso un faro di negatività e pessimismo, generando un senso di paura e terrore generalizzato che migra verso un senso di impotenza senza risoluzione. Molto spesso però la professionalità con la quale si diffondono le notizie dipende forse dalla zona di accadimento dei fatti.

Se per esempio, accade a Napoli di trovarsi di fronte ad un pozzo per l’ immissione dei convogli della nuova metropolitana più stretto rispetto alle dimensioni degli stessi vagoni, la notizia palleggia per tutta la credibilissima stampa nazionale e fa eco nel clamore e nella meraviglia, con accezione negativa. Senza possibilità di smentita. Eppure la soluzione sembra essere già lì, annidata nello stesso problema: basta smontare i vagoni all’esterno del tunnel per poi rimontarli al proprio interno, senza subire particolari effetti economici . Quanto scalpore per una notizia che non è ne vera, ne falsa. E’ semplicemente distorta. In buona o in malafede, questo lo la sciamo alla libera interpretazione. Qualche giorno in loop su questo fatto, fino alla sua naturale eclissi, per poi partire alla volta delle baby-gang, un fenomeno che pare essere nuovo a giudicare dalla frequenza con cui viene trasmessa la notizia nelle ultime ore. Eppure nuovo non è. Si combatte da sempre contro questo cancro che avvilisce, depotenzia, incupisce lo splendore partenopeo. Lì, nei quartieri periferici dell’hinterland, dove veramente “fa paura.”

Lì dove non bastano la pizza fritta di zia Esterina e le canzoni di Murolo a renderti positivo. Lì, in quelle periferie che sembrano essere abbandonate anche da Dio, nell’attesa di una metropolitana in corsa che ti riporti nel cuore vivo della città, quella bella, resti immobile sperando che il countdown nella testa ti porti immediatamente su uno di quei vagoni: che le porte gialle di quel treno che sviscera nel ventre della città si chiudano lasciando al di fuori una realtà che troppo spesso è silenzio, degrado, rassegnazione, omertà. Ma dove non c’è solo delinquenza, ignoranza, violenza. C’è anche tanta bella gente che ha voglia di riscatto e di respiro! C’è chi ha sete di giustizia, di emancipazione, di libertà. Gente che vive ogni giorno sulla pelle il conflitto tra il malessere e il desiderio di cambiamento. Quella stessa gente che s’intossica con il cibo contaminato e si purifica con l’ottimismo che la contraddistingue. Mentre intanto impazzano i tuttologi facebookiani da Trieste in giù, scrivendo le soluzioni più disparate per far fronte all’emergenza del microcrimine: molto spesso si tratta di gente espertissima che trascorre la propria vita tra le De Fonseca in ciniglia e la tastiera impolverata di un HP ed ha sempre la risposta pronta e la soluzione a qualsiasi problema!

Gente che crede che per “addestrare” i quindicenni criminali bastino quattro schiaffi sulla faccia come nel migliore dei detti popolari secondo cui “Mazz e panell fanno ‘e figlie bell!”Come se non ne vivessero già abbastanza di violenza questi ragazzi!Non sarà forse il caso di dargli un altro esempio? Un altro modello. Fatto di educazione, di rispetto, di cultura. Che non si ottiene coi “buffettoni” come li definiva mio nonno. Forse sarà il caso di fargli sapere che se credono di più in se stessi e in quello che possono tirare fuori mettendosi in gioco e diventando responsabili del cambiamento, del futuro, della loro vita, possono davvero diventare i “padroni” di Napoli e del mondo. Perché non c’è modo migliore per far “tremare” se non attraverso la cultura. Ma questo probabilmente, sti guagliun, nun o’sann! Forse sarà il caso di fargli sapere che c’è qualcuno che è li per ascoltarli, per assorbire le loro ansie e diventare il muro della loro rabbia, non subendo passivamente i colpi della loro animalità, ma cercando di costruire insieme.

Perché sarebbe più semplice sicuramente relegarli e tentare di riformarli all’interno di strutture, magari gettandone le chiavi. Ma di certo non è la via che crea valore e cambiamento reale e duraturo. La responsabilità non è solo delle loro famiglie di appartenenza. Non è solo dei servizi sociali o della politica napoletana. E’ di chiunque stia guardando, ascoltando, giudicando ciò che accade. La responsabilità del cambiamento appartiene a tutti. Forse soltanto così potremo davvero sentirci sicuri e felici di percorrere in lungo e in largo questa meravigliosa città, ad occhi chiusi. Passando anche nei luoghi più bui senza necessariamente dover accendere le luci. Se dovessi decidere di attribuirle un voto per esprimere un giudizio complessivo, senza dubbio non scenderei al di sotto di un bel 7+. Sette come i giorni della settimana necessari per ammirarne le bellezze e sopravvivere alle cronache. Sette come le meraviglie del mondo. Sette come i famosi anni di guai contemplati nella superstizione popolare. E Napoli, tra i suoi mille espedienti, della superstizione, spesso ne fa elisir di lunga vita.Napoli, 24/01/2018

Francesca Brancati (Attivista, scrittrice)
Ph Francesca Brancati – panorama da cortile interno di Castel dell’Ovo

Napoli 7+ ultima modifica: 2018-01-24T21:03:27+00:00 da Redazione



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