FOGGIA — Nessuna intesa sul prezzo del pomodoro da industria per la campagna di trasformazione 2026. Si è concluso senza accordo il vertice convocato a Foggia da ANICAV, l’Associazione Nazionale Industriali Conservieri, con le Organizzazioni di Produttori del bacino Centro-Sud Italia per definire il prezzo medio di riferimento della prossima stagione.
Al tavolo erano presenti, per ANICAV, il presidente Marco Serafini, i vicepresidenti Torrente e Sica e il rappresentante del Comitato territoriale D’Acunzi. Per il fronte agricolo hanno partecipato quasi tutte le Organizzazioni di Produttori dell’area centro-meridionale, con il territorio foggiano ancora protagonista assoluto della filiera nazionale: la Capitanata produce infatti circa il 50% del pomodoro da industria italiano.
Nel corso dell’incontro sono emerse tutte le difficoltà che il comparto sta attraversando, tra tensioni geopolitiche, aumento dei costi di produzione e criticità legate all’approvvigionamento idrico. A pesare sul territorio foggiano è soprattutto la disponibilità tardiva dell’acqua negli invasi del Consorzio di Bonifica di Capitanata, elemento che rischia di compromettere programmazione e rese produttive.
La proposta avanzata dalla componente industriale prevede un prezzo medio di riferimento di 135 euro a tonnellata per il pomodoro tondo e 140 euro a tonnellata per il pomodoro lungo, valori sui quali andrebbero poi applicate le griglie qualitative previste dai contratti.
Richieste considerate insufficienti dal fronte agricolo. Le Organizzazioni di Produttori, infatti, hanno ribadito all’unanimità la necessità di riconoscere prezzi più elevati per garantire sostenibilità economica alle aziende, duramente colpite dall’aumento dei costi di fertilizzanti, fitofarmaci e gasolio agricolo.
La parte agricola chiede dunque 150 euro a tonnellata per il pomodoro tondo e 160 euro a tonnellata per il pomodoro lungo, soglie ritenute indispensabili per assicurare continuità produttiva, qualità delle coltivazioni e stabilità economica dell’intera filiera del Mezzogiorno.
Nel documento diffuso al termine dell’incontro, il Comitato del bacino centro-meridionale sottolinea inoltre come ANICAV «tenda erroneamente ad avvicinare il costo del pomodoro tondo a quello del pomodoro lungo», senza considerare le differenze varietali e commerciali che rendono il pomodoro lungo un prodotto con maggiore valore di mercato.
Nonostante la distanza tra le parti, le organizzazioni agricole confermano la disponibilità al confronto. L’obiettivo resta quello di raggiungere un accordo equilibrato che possa salvaguardare il futuro della filiera del pomodoro da industria nel Centro-Sud, settore strategico per l’economia agricola della Capitanata e dell’intero Mezzogiorno.
Lo riporta La Gazzetta del Mezzogiorno.it.



