Cinema

Chernobyl Diaries – B. Parker, 2012


Di:

Bradley Parker (fonte: allmoviephoto.com)

Questa scheda è spoiler-free: nel rispetto del lettore vergine della visione del film verranno isolate, nell’arco della recensione, eventuali rivelazioni critiche di trama (spoiler) su note a piè pagina, oltre a essere suggerito, a fine articolo, un indice della presenza di punti sensibili nell’opera il cui svelamento accidentale possa incidere su una sua corretta fruizione

Titolo originale: Chernobyl Diaries
Nazione: Stati Uniti
Genere: horror

IN periodo di magra nelle sale, la distribuzione riempie i vuoti di palinsesto coi (presunti) residui della produzione cinematografica dell’anno, puntellando gli schermi di titoli improbabili e ad alto rischio di perdita di tempo (e denaro). Tra i confetti proposti, Chernobyl Diaries, trainato dal nome di Oren Peli – alla produzione, soggetto e sceneggiatura, ma non alla regia! -, “famoso” per chiunque abbia mitizzato la serie Paranormal Activity conferendogli più abilità di quante ne abbia.
In questo lavoro Peli maneggia completamente il dietro le quinte lasciando la direzione allo sconosciuto Bradley Parker, presumibilmente seguendo quella logica per cui chi sfonda al cinema una sola volta, anche immeritatamente, può già chiedere la pensione da regista, mettere (a pagamento) la propria “autorevole” firma e cedere il posto alle nuove leve che hanno diretto al più qualche scialbo episodio per una delle decine di inutili serie tv che spopolano nel mondo.
O, come nel caso di Parker, neanche quello.

Chernobyl Diaries - Poster

L’esperienza insegna che a volte le perle sono nascoste nei punti più imprevedibili e che il pregiudizio non è così utile, anche quando ben pesato, se il rischio è solo di spendere un’ora e mezza della propria vita assieme a pochi euro. Ed è con questa filosofia che ci si può dedicare senza troppe riflessioni alla visione di quest’ennesimo horror fatto di teenager sperduti in un territorio lontano dalla civiltà e dai soccorsi, tra sangue, salti sulla sedia e morti crudeli.

No, niente perle dopo questa immersione.
Chernobyl Diaries, accompagnato nel nome (in Italia) da un ruffiano “La mutazione”, si esaurisce, ancor prima che nel trailer, nello stesso titolo, dal quale è ricostruibile il soggetto già prima di entrare in sala e senza sudate di fantasia: c’è Chernobyl, c’è stato il famoso incidente, dunque le radiazioni, dunque le mutazioni, dunque i ragazzi che vi si imbattono e fanno una brutta fine.
Qualche novità? Qualche trovata originale? Qualche conferma del valore di Oren Peli?
No, niente di tutto questo, solo un debole passatempo per irriducibili horrorofili onnivori e mai stanchi.

A margine di una recensione non necessaria giacché prevedibile, può essere ancora sensato condividere un paio di riflessioni su cosa abbia in fondo salvato questo lavoretto da quattro soldi dalla grave insufficienza.
Chernobyl Diaries - graphic art (fonte: www.beyondhollywood.com)

Chernobyl Diaries – graphic art (fonte: www.beyondhollywood.com)

Lo grazia sicuramente il terrore paventato (ed evitato) sin dalle prime sequenze di trovarsi di fronte all’ennesimo titolo della categoria false found footage. Non lo è e questo è stato un bene – nel senso di male minore -, ma Bradley, ahinoi!, non ce l’ha proprio fatta a mantenere la ripresa stabile e neanche a privarsi di un momento alla The Blair Witch Project al centro del film con tanto di filmatino dal cellulare. Tutto assolutamente inutile o mal sfruttato. Pazienza.
Lo salva dal baratro l’atmosfera malsana che accompagna le fasi diurne, la natura decadente, i campi lunghi sulla città fantasma, le strutture d’acciaio e le murature sporche, i colori spenti tra il grigio e il marrone slavato. Un contorno piacevole, ma purtroppo solo un contorno.
A sorpresa salvabili , infine, le interpretazioni, non certo da oscar ma meno svogliate degli standard richiesti e sufficienti per questo genere di produzioni di serie.

Tra delusioni e conferme di pregiudizi, ci si consola almeno con l’aria condizionata in sala.
Unico ristoro in un’afosa giornata d’estate.

Valutazione: 4/10
Spoiler: 7/10

Copertina: Chernobyl Diaries – graphic art (fonte: www.beyondhollywood.com)


altreVisioni

In their sleep, C. & É. du Potet (2010) – thriller psicologico crudele che rievoca lontanamente Funny Games. Solo godibile * 6
Red White & Blue, S. Rumley (2010) – thriller che cerca originalità nello sviluppo, nella struttura e nelle psicologie, ma gira spesso a vuoto * 4.5
Con gli occhi dell’assassino, G. Morales (2010) – thriller che gioca facile ma senza smagliature, con una direzione intelligente e un tocco di originilità. La Spagna vince ancora * 7
La morte sospesa, K. Macdonald (2003) – tratto da una storia vera, più un documentario in foggia di film che un film-documentario. Televisivo e agghiacciante * 6.5
Shuttle – L’ultima corsa verso l’oscurità, E. Anderson (2008) – cinema da cassetta che cerca di reggersi su un’originalità mancata. Tutto mediocre o pessimo * 4

In Stato d’osservazione

Marley, K. Macdonald (2011) – biografico su Bob Marley * 26giu
La Cosa, M. van Heijningen Jr. (2011) – horror – prequel del cult di Carpenter * 27giu
The Amazing Spiderman, M. Webb (2012) – fantastico * 4lug

Chernobyl Diaries – B. Parker, 2012 ultima modifica: 2012-06-24T11:29:49+00:00 da Redazione



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