FOGGIA – Un rapporto criminale stabile, consolidato nel tempo e fondato su interessi comuni. È questo il quadro che emerge dall’ordinanza cautelare firmata dal gip del Tribunale di Bari, Giuseppe Ronzino, nella quale viene ricostruita la presunta alleanza tra la batteria foggiana Sinesi-Francavilla e il clan garganico Li Bergolis-Miucci, due delle organizzazioni ritenute tra le più influenti nel panorama mafioso della Capitanata.
Il provvedimento riguarda, tra gli altri, Emiliano Francavilla, nato a Foggia il 16 agosto 1979, Antonello Francavilla, nato a Foggia l’8 giugno 1977, Antonio Fratianni, nato a Foggia il 28 novembre 1966, Ivan Narciso, nato a Foggia l’8 giugno 1990, Alessandro Moffa, nato a Foggia il 5 marzo 1980 e Daniele Barbaro, nato a Foggia il 4 marzo 1991. Agli indagati vengono contestati, a vario titolo, reati che vanno dall’associazione mafiosa alle estorsioni, dal traffico di sostanze stupefacenti al riciclaggio e autoriciclaggio, con l’aggravante del metodo mafioso.
Secondo la ricostruzione della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, Emiliano e Antonello Francavilla avrebbero rivestito ruoli di vertice all’interno della batteria Sinesi-Francavilla, una delle articolazioni storiche della cosiddetta “Società Foggiana”, organizzazione criminale che la magistratura considera da anni una struttura mafiosa unitaria, composta da diverse batterie operative sul territorio.


Nell’ordinanza viene attribuito particolare rilievo proprio ai rapporti tra il gruppo foggiano e il clan Li Bergolis-Miucci, storicamente radicato nel Gargano. Gli inquirenti descrivono una relazione criminale caratterizzata da reciproco sostegno e collaborazione, funzionale al mantenimento degli equilibri mafiosi nella provincia di Foggia.
A sostegno di questa tesi vengono richiamate numerose dichiarazioni di collaboratori di giustizia. Tra queste figurano quelle di Patrizio Villani, Sabrina Campaniello, Giuseppe Francavilla e Ciro Francavilla, le cui testimonianze convergono nell’indicare l’esistenza di un legame consolidato tra le due organizzazioni.
Particolarmente significativa è la figura di Franco Li Bergolis, nato a San Giovanni Rotondo l’11 novembre 1978, considerato dagli investigatori uno degli esponenti di riferimento dell’omonimo clan garganico. Nell’atto si evidenzia come, durante la sua lunga latitanza, avrebbe potuto contare su una rete di sostegno composta anche da soggetti vicini alla batteria Sinesi-Francavilla.
Secondo quanto riferito dai collaboratori, il rapporto tra i due gruppi non si sarebbe limitato a semplici contatti occasionali ma avrebbe assunto i contorni di una vera e propria alleanza strategica. Una convergenza di interessi che, secondo l’accusa, sarebbe stata ulteriormente rafforzata dopo la rottura degli equilibri criminali sul Gargano e il progressivo deterioramento dei rapporti tra il clan Li Bergolis e altre organizzazioni rivali.
Le dichiarazioni raccolte dagli investigatori delineano uno scenario nel quale la batteria foggiana avrebbe garantito appoggi logistici, supporto operativo e canali di comunicazione al clan garganico. In cambio, il gruppo Li Bergolis-Miucci avrebbe assicurato sostegno e copertura nell’ambito delle dinamiche criminali che interessavano il territorio provinciale.
Uno dei passaggi evidenziati nell’ordinanza riguarda il racconto del collaboratore Patrizio Villani, il quale riferisce che tra il 2011 e il 2012 gli sarebbe stato rappresentato da Antonello Francavilla e da altri affiliati che “anche i Li Bergolis erano amici nostri”, frase interpretata dagli inquirenti come un chiaro riferimento all’esistenza di un patto di alleanza tra le due organizzazioni.
Ulteriori elementi emergono dalle dichiarazioni di Sabrina Campaniello, ex moglie di Emiliano Francavilla, che descrive rapporti costanti tra gli ambienti criminali foggiani e quelli garganici, evidenziando presunti contatti e forme di sostegno riconducibili alla gestione della latitanza di esponenti del clan Li Bergolis.
Per la Direzione Distrettuale Antimafia, tali circostanze confermerebbero l’esistenza di un sistema di relazioni criminali capace di superare i confini territoriali tra Foggia e il Gargano, rafforzando il peso della Società Foggiana e contribuendo alla stabilità degli assetti mafiosi provinciali.
L’ordinanza richiama inoltre precedenti sentenze e procedimenti giudiziari che, negli anni, hanno riconosciuto l’esistenza della Società Foggiana quale associazione mafiosa autonoma, evidenziandone la capacità di controllo del territorio attraverso intimidazioni, estorsioni e attività economiche illecite.
Le accuse contenute nel provvedimento rappresentano tuttavia l’impostazione della pubblica accusa nella fase cautelare del procedimento. La posizione degli indagati dovrà essere valutata nel corso del processo e, come previsto dall’ordinamento, tutti sono da considerarsi innocenti fino all’eventuale pronuncia definitiva di condanna.


