Si dice spesso che Foggia è una città senza memoria. Ed è purtroppo vero. Ma perché esista memoria è necessario che qualcosa duri nel tempo. Il vero problema di Foggia, invece, è che le cose raramente durano.
È una sorta di maledizione che, nel corso della sua storia millenaria, si è abbattuta più volte sulla città: dalla distruzione di uno dei suoi simboli identitari più significativi, il palazzo imperiale di Federico II, alle mutilazioni provocate dai bombardamenti, dalle guerre e dai terremoti.
La stessa sorte di cancellazione è toccata a tante altre esperienze, questa volta non materiali: il Festival Jazz di De Mita, Spazio Giovani di Bruno Cavaliere, le rassegne di cinema indipendente e d’autore di Mauro Palma, per citarne alcune.
Perdonate la lunga premessa, ma era necessaria per capire fino in fondo la portata del piccolo miracolo operato da Foggia Social Club, che qualche giorno fa ha festeggiato il suo decimo compleanno.
Nel corso dei suoi primi dieci anni di vita, l’associazione si è resa promotrice di numerose iniziative di solidarietà, rivolte soprattutto ai minori e alle persone più fragili: dai progetti Foggia for Children e Bimbi in Campo, che promuovono l’inclusione sociale attraverso lo sport, alle raccolte di beni e fondi, dal sostegno agli orfanotrofi e alle scuole con la donazione di biblioteche, agli aiuti destinati alle famiglie in difficoltà e ai profughi, fino ai progetti di Servizio Civile Universale e alle iniziative culturali realizzate in collaborazione con il mondo del volontariato e del Terzo settore.
Il segreto sta nella rara capacità di Gino Di Pietro e dei suoi collaboratori di tessere reti e costruire relazioni. Tra questi l’eroico Potito Chiummarulo che, armato di macchina fotografica e cinepresa, da anni documenta e racconta quotidianamente quella Foggia Bella che quasi sempre sfugge agli «onori della cronaca».
L’evento che ha celebrato il decennale della costituzione dell’associazione ha offerto una plastica e tangibile rappresentazione di questa rete, del resto programmaticamente annunciata nel tema stesso della serata: «Insieme si vince: da 10 anni costruiamo relazioni per grandi progetti».
Moderati con intelligenza e simpatia da Guido Villani, si sono avvicendati sul palco Lino Marchese, sindaco di Castelluccio Valmaggiore e presidente del CSV Foggia, Simona Mendolicchio, assessora ai Servizi sociali del Comune di Foggia, Lia Robustella, direttore dell’Istituto di Scienze Sociali dell’ateneo foggiano, Filippo Santigliano, presidente della Fondazione Monti Uniti di Foggia, Luigi Fantetti, private banker e Charity Ambassador della Fondazione Mediolanum, Floridiana Ventrella, CEO & Founder di lavoroalsud.it, e Cesare Gaudiano, presidente del Comitato Nazionale Italiano Fair Play – Puglia, che ha tra l’altro annunciato che Gino Di Pietro sarà insignito dell’ambito riconoscimento del Fair Play.
Nella saletta adiacente all’auditorium campeggiava la miniatura-bozza del monumento bronzeo a Federico II, opera del maestro Salvatore Lovaglio, che rappresenta il sogno nel cassetto di Gino Di Pietro. «Un monumento a Federico II, che tanto amò la nostra città fino a erigerla a gloriosa sede imperiale. Un sogno da realizzare – spiega – per dare luce alle radici storiche e regali di Foggia e lasciare un segno concreto nella valorizzazione di un brand capace di portare importanti benefici al territorio. Potrebbe rappresentare il simbolo della riscoperta delle radici storiche della città e dell’intera Capitanata. Certo, da solo il monumento non restituirà ai foggiani la perduta grandezza del passato, ma offrirà un’occasione concreta per acquisire la consapevolezza, e forse anche l’orgoglio, di essere abitanti di una città che è stata capitale del mondo».
Forse la memoria non è altro che questo: la capacità di trasformare un’idea in un’opera che resiste al tempo. Se è così, i primi dieci anni di Foggia Social Club sono già un pezzo della memoria migliore della città.
Forza, Foggia bella.
A cura di Geppe Inserra su letteremeridiane.org.



