A Casa Sollievo della Sofferenza si respira una strana quiete. Non la pace che segue la soluzione dei problemi, ma quel silenzio pesante che spesso precede i grandi cambiamenti. La Commissione voluta dal Santo Padre si è insediata promettendo ordine, rassicurando lavoratori e opinione pubblica, dichiarando che l’ospedale non è in vendita. Eppure, quando una realtà sente il bisogno di ripetere più volte di non essere sul mercato, la domanda che aleggia nei corridoi è sempre la stessa: perché si avverte la necessità di dirlo?
Rassicurazioni di sicurezza nonostante la barca stia affondando in mari agitati
Le rassicurazioni scorrono come olio su un mare agitato. Nessun cambio di contratto per i dipendenti, nessun pericolo imminente. In cambio, però, si chiede di deporre le armi, di ritirare i decreti ingiuntivi, di abbassare i toni. Una sorta di armistizio senza che sia mai stata dichiarata ufficialmente la guerra. Il messaggio sembra essere semplice: fidatevi. Eppure la fiducia, soprattutto in una comunità ferita da anni di tensioni, non si impone; si conquista.
Si richiedono sacrifici ma non per i dirigenti
Nel frattempo la Commissione parla in prima persona, occupa il centro della scena e ridisegna gli equilibri del potere. Altri restano sullo sfondo. Nessun sacrificio richiesto a chi guida la struttura, nessuna rinuncia simbolica che possa trasmettere l’idea di una responsabilità condivisa. E allora la domanda diventa inevitabile: chi sta realmente pagando il prezzo del riassetto?
I sindacati sempre più vicini alla resa, ma c’è chi resiste
Ancora più inquietante è il silenzio di una parte del mondo sindacale. Un silenzio che contrasta con il crescente malcontento dei lavoratori e con le segnalazioni di chi continua a denunciare ritardi nell’applicazione del contratto nazionale e possibili disparità di trattamento. Da una parte si moltiplicano lettere, diffide ed esposti; dall’altra emerge una frammentazione sindacale che restituisce l’immagine di organizzazioni incapaci di fare fronte comune proprio mentre la situazione si fa più complessa.
In questo contesto si inseriscono le parole di soddisfazione espresse da Achille Capozzi, alle quali si associa anche Maurizio De Candia, raggiunto dalla nostra redazione, che condivide il giudizio positivo sull’operato e sulle dichiarazioni di parte della Commissione. Una posizione che arriva però mentre sul tavolo si accumulano nuove contestazioni.
Il NurSind, infatti, ha deciso di chiedere l’intervento degli organi di controllo, presentando un esposto all’Ispettorato del Lavoro e alla Regione Puglia. Al centro dell’iniziativa finiscono l’applicazione del CCNL e la gestione dei rapporti part-time, con la denuncia di presunti ritardi nell’attuazione delle disposizioni contrattuali e di possibili disparità di trattamento tra i lavoratori. Un fronte che rischia ora di spostare il confronto dalle sedi sindacali agli uffici chiamati a verificare il rispetto delle norme.
Casa Sollievo continua a perdere pezzi
E intanto Casa Sollievo continua a perdere pezzi. Medici che vanno via, infermieri che cercano altrove condizioni migliori, operatori che non vedono prospettive, pazienti che sempre più spesso scelgono altri lidi. Non servono slogan per descrivere questa emorragia: basta osservare la realtà.
La fortezza assediata mostra crepe nelle sue mura
La verità è che oggi Casa Sollievo assomiglia a una fortezza assediata che continua a proclamarsi inattaccabile mentre le mura mostrano crepe sempre più evidenti. Le attenzioni di gruppi esterni non sono una fantasia, ma un dato che accompagna da tempo il dibattito pubblico. E dichiarare che la struttura non è cedibile, senza che ciò trovi consacrazione in atti chiari e inequivocabili, rischia di apparire più come una formula tranquillizzante che come una certezza scolpita nella pietra.
Rischio di assuefazione
Forse il vero rischio non è la vendita. Forse il vero rischio è l’assuefazione. L’abitudine a considerare normale ciò che normale non è. L’abitudine a confondere il silenzio con il consenso, la prudenza con la rassegnazione, la pazienza con la resa.
Totò avrebbe parlato di “padroni e sotto”. San Pio, probabilmente, avrebbe parlato di verità e coraggio. Perché le opere nate per alleviare la sofferenza non possono sopravvivere se diventano luoghi in cui la paura di parlare supera il dovere di capire.
Cosa resterà da salvare?
E oggi, a San Giovanni Rotondo, la domanda non è chi vincerà questa partita. La domanda è se, quando il sipario si chiuderà, resterà ancora qualcosa da salvare oltre alle macerie delle rispettive convenienze.
A cura di Maurizio Varriano.



