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Tatarella riconobbe il mio ruolo in Puglia. Rauti e Almirante, l’intellettuale e il leader

“La destra che vorrei nasce da una riaggregazione culturale e poi politica”

Paolo Agostinacchio compie 80 anni e ripercorre le tappe salienti della sua carriera


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Foggia, 24 luglio 2018. “Sono un ragazzo del ‘53 che si batteva per Trieste italiana, la mia prima scelta politica è stata di non subalternità a livello internazionale, no al collettivismo, al marxismo, alla liberal-democrazia”. Paolo Agostinacchio  compie 80 anni, un fiume di ricordi riempie il suo studio, anche materialmente. Foto raccolte in album,  difficili persino da ritrovare perché ne ha accumulate veramente tante: quelle ufficiali, istituzionali, a parte quelle familiari. Stemma dell’Anci, il tributo al nonno durante la Prima guerra mondiale (“Ah, ricordiamoci che il 4 novembre prossimo sono 100 anni dalla vittoria, la guerra è una cosa brutta ma noi l’abbiamo vinta”). Giornali, tra cui ovviamente spicca quello del giorno pronto sulla sua scrivania, riviste che raccolgono atti di convegni, ritagli vari. “Su questa pagina sono in foto con Paolo Borsellino. Convegno organizzato nel 1986 dal gruppo parlamentare del Msi, Borsellino era stato nel Fuan ma lui partecipava a tutti gli incontri politici. Era una persona semplice, che quando parlava non lo faceva con arroganza ma ci insegnava sempre qualcosa”.

 L’attualità politica e il governo Di Maio-Salvini

Una critica o un elogio all’amministrazione Landella che si avvia all’ultimo anno di mandato? Niente, non si esprime. “Mah, un sindaco si deve occupare soprattutto dei servizi alla città, mi auguro che nelle prossime liste ci siano persone consapevoli dell’esigenza di  guidare verso obiettivi di crescita globale perché la gestione, in politica, è importante ma non è tutto”.

Nel riallineare il passato si definisce “un archivio”, infatti tiene a mente date, nomi, luoghi. “Missino usque ad finem”, primo passaggio, “Con Pinuccio Tatarella discutevamo di questo ‘novum”’, la svolta di Fiuggi.

Nel rievocare il presente si lascia coinvolgere soprattutto dalle critiche al governo in carica: “Ritengo che il messaggio del Msi sia ancora attuale, oggi c’è caos, mancanza di prospettive, solo corsa al recupero del consenso con la strumentalizzazione del disagio economico e sociale. La destra politica, con altra organizzazione sul piano dei programmi e delle idee, potrebbe essere unico riferimento contro il nulla”. Gli chiediamo di esser più preciso: “La destra politica si è affievolita sui programmi quando ha privilegiato le alleanze invece dell’identità. Nel 1994 era stata premiata su questo, sull’identità”. I primi mesi di Salvini e Di Maio li sintetizza così: “Uno dice una cosa che vale 10, il giorno dopo l’altro ne dice una che vale 8, fino alla prossima sparata, una corsa molto individuale. Mi auguro che Salvini sappia riflettere sul futuro dell’Italia prescindendo dal M5s, la cui politica è sovversiva e leninista… ma che significa che abbasso le cime invece di innalzare il livello della gente povera? Mettono la strega sul rogo per distrarre, e pensano di risolvere con il reddito di cittadinanza, che non è una prospettiva”. Quando il ministro dell’Intermo parla di chiudere i porti, e di freno all’accoglienza, è d’accordo, ma “noto qualche dissenso nel governo su queste scelte”.

Queste considerazioni l’onorevole le ha espresse fin da subito, appena le proiezioni del 4 marzo davano in nettissimo vantaggio il movimento pentastellato al sud. E’ cambiato poco da allora, ma un’esigenza, secondo lui, si è fatta più urgente, “una grande aggregazione culturale a destra per poi creare un’entità politica unitaria. Mi auguro che le persone con questo retroterra come Maurizio Gasparri, Giandiego Gatta, sappiano prendere delle posizioni tali da consentire, in prospettiva, l’accordo con altri per il riemergere della destra politica. Fi, se va solo a caccia dei moderati, non so dove possa arrivare, questo doveva capire anche Pinuccio Tatarella”.

Lavoro e Mezzogiorno

Lavoro, industria, caso Asi: “Non conosco bene la questione del Consorzio e del presidente Riccardi, ma credo che se uno viene eletto, non si può costringerlo a lasciare, l’Anac non è un giudice. Queste Asi, spesso, diventano allocazioni di politici. Credo sia necessario fissare degli obiettivi”. Interclassismo, lavoro e capitale come due pilastri “ordinati in modo tale che il lavoro venga prima”, la sintesi dell’economia fuori dagli schemi prima criticati. Chiediamo al parlamentare per tre legislature, che è stato presidente della commissione finanze alla Camera, presidente del consiglio nazionale di Anci, due volte sindaco di Foggia, cosa pensi di Marchionne e del suo operato in Fiat: “Il classico capitano di industria con idee chiare che hanno permesso il superamento della crisi. La domanda è: vi è stata proporzione tra le sofferenze dei lavoratori e il profitto? in che misura i lavoratori ne hanno tratto beneficio?  Certo, come tutti i grandi uomini, ha operato in maniera tale che Fiat dalla crisi totale è diventata protagonista nel mondo”. Una riflessione che guarda al Mezzogiorno nel suo complesso: “Mi sarei aspettato da questo governo che si parlasse di un possibile intervento dello Stato in sostituzione di un’imprenditoria che, per la piccola e media impresa, stenta a decollare, o perlomeno procede a macchia di leopardo,  o di una crescita ancorata al territorio, di artigianato, del rapporto di filiera, piuttosto che trasformare il sud in un parcheggio di lavoratori assistiti”.

Le letture, i leader, la destra in Puglia

Gli autori su cui si è formato, sono Gentile, Evola, Guenon, Celine, ed altri… non potevi non leggerli se eri missino, questo non significa che non apprezzi altre culture ed identità, ma il multiculturalismo non mi convince”. Per ogni anno snocciola un evento, un nome, un congresso, un luogo di aggregazione come via degli Scipioni, sede della storica libreria Europa e crocevia di idee, di intellettuali, di militanti e dirigenti. Dai maestri di letture e formazione personale, ai leader politici. “E vero che lei si dichiarava rautiano a Roma e tatarelliano in Puglia? “No, Pinuccio Tatarella, con cui spesso abbiamo avuto contrasti perché io non condividevo la sua organizzazione del partito, riconosceva l’appeal dei soggetti che operavano nel su partito. Io ho riconosciuto la sua leadership in Puglia e lui il mio ruolo. Rauti mi ha lasciato il messaggio di approfondimento culturale su ogni aspetto della vita politica, il rifiuto della superficialità nelle analisi, Almirante un messaggio di ortodossia politica, di fedeltà alle idee, aveva la statura del capo. Comunque io non ho scelto questo e quello ma il partito, che privilegiava il dibattito interno e le idee al conformismo”. Cerca in altri album: “Qui sono con Ciampi al Quirinale, fui insignito del titolo di grande ufficiale della Repubblica”. Al momento della foto per il giornale: “Onorevole, può farla anche con la camicia”. “No, mi metto la giacca”.

A cura di Paola Lucino,

Foggia 24 luglio 2018

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“La destra che vorrei nasce da una riaggregazione culturale e poi politica” ultima modifica: 2018-07-24T20:23:56+00:00 da Paola Lucino



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