Nelle città e paesi italiani (meridionali soprattutto) le strade erano la vera casa, la casa aperta, la casa dei bambini. Ora non è più così.
Urbanisti e sociologi del Nord Europa dicono che occorre popolare le strade, la vita delle strade determina una buona città. Si invoca quasi un ritorno al Medioevo, quando molte funzioni si svolgevano all’aperto. A Monte S. Angelo, i “sottani” (disabitati) si affacciano spesso su uno spazio comune. A Manfredonia un architetto ha provato a costruire appartamenti con la stessa logica: una “corte” e poi da lì l’accesso alle singole abitazioni. Non pare abbia funzionato. Fare come nel Medio Evo? Come se il Medio Evo fosse ovunque uguale. Manfredonia presenta una forte anomalia. Tutto il contrario degli agglomerati aggrovigliati di paesi e città medievali. Il centro storico (il più importante lascito di Manfredi) suscitava meraviglia nei visitatori già nel XIII secolo: strade larghe, diritte, un sistema viario ben squadrato. Un centro storico che ancora oggi assolve alle funzioni della vita politica, amministrativa, simbolica.
Le strade, le piazze sono divenute la casa delle automobili. A San Giovanni Rotondo in alcune strade del Centro storico i marciapiedi sono larghi 30 cm. A Manfredonia solo in alcune strade ci sono famiglie che si siedono ancora fuori, come nel salotto della casa. E’ avvenuta una travolgente trasformazione: dalla cultura della strada a quella della tana. Un mutamento, falsamente moderno e inarrestabile, che potrebbe spiegare molte cose in questa città e nel Sud. La tana, amata, difesa, protetta. La strada sporca, abbandonata, nemica.
La città va vista da diversi punti di vista. Muta continuamente e per conoscerla occorre girare per le strade. Nelle periferie antiche (Monticchio, Scaloria, Croce), che fasciano il Centro storico, tutto è stretto (o meglio lo è divenuto per le sopraelevazioni). E’ faticoso muoversi in auto e parcheggiare, difficile andare in bicicletta o camminare a piedi… si desideravano quartieri con strade larghe, viali… sono arrivate le nuove periferie, i Comparti e i vari piani di zona… con abitazioni che non si affacciano sulla strada, un prospetto limitato, la casa è un rifugio. Una caratteristica emerge: le separazioni con cancellate e muri. Anche a Siponto, muri alti due metri sostituiscono le siepi e chiudono lo sguardo. Il vicino non si vede. Non si percepiscono i dettagli della quotidianità e non sono possibili i discorsi casuali. Le strade non sono personalizzate. Ora qualcosa muta con i murales. Cancellate chiudono anche i cortili storici e sono poste davanti alle chiese… Un mutamento non solo urbanistico, ma culturale, segnato dall’allentarsi della vita comunitaria, dall’individualismo. Non è solo a Manfredonia. E’ ovunque.
Si può invertire questa tendenza? Limitare il dominio delle auto? A Manfredonia si può. I tentativi delle biciclette e delle piste ciclabili sono falliti. E’ possibile diminuire il traffico del 20%. La città si avvolge intorno al golfo. Da “Sopra-torrioni”, da Monticchio… si scende giù e si arriva in pochi minuti alla Rotonda, sul lungomare, al castello. E’ incomprensibile l’uso dell’auto.
Si è creato un circolo vizioso: mamme con il carrozzino, persone anziane… usano l’auto per sicurezza, evitare smog, traffico… Questa è la sfida principale della città. Piccole esperienze tentate nel passato hanno dato risultati incoraggianti, si può incentivare il camminare a piedi, creare le condizioni per docenti, studenti, dipendenti pubblici, pedibus…
La vita urbana presenta due aspetti rilevanti: vicinato e spazi pubblici. “Abitare” e si pensa alla casa, al tetto, invece l’abitare sono i vicini, le strade, i servizi, l’aria del quartiere. Il contenuto delle relazioni può limitarsi alle buone maniere e a comportamenti rispettosi (saluti, cura degli spazi comuni), ma ci si può scambiare altro: beni, servizi… Qualcosa di normale, di semplice. Piccole cose che potrebbero essere fatte da un figlio, che abita lontano. Per questo è apprezzata la presenza del buon vicino dell’uscio accanto. Altra questione è lo spazio pubblico, quello condiviso. I piccoli angoli, anguste porzioni di verde, una singola panchina.
I comparti sono il quartiere delle auto. Nessuno passeggia, pochi i luoghi comuni: chiesa, supermercato, farmacia…. C’è una pineta che nessuno conosce, ampi gli spazi e rotonde vuote. Il pino mediterraneo cresce ovunque, anche su mucchi di materiale edilizio scaricato abusivamente. C’è un ostracismo diffuso contro pini. Si continuano a tagliare e non sostituiti. Potrebbero cambiare il paesaggio e la vita dei comparti, Ma bisogna fare in fretta. I ragazzi e i giovani crescono e nel frattempo si abituano a concepire il dentro come rifugio e l’esterno come luogo di attraversamento solo con l’auto.



