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FICO D'INDIA IL FICO D’INDIA. Una straordinaria risorsa da valorizzare

Il fico d'India è una delle piante più diffuse nell'area del Mediterraneo e, soprattutto, nelle regioni del Sud Italia

AUTORE:
Redazione
PUBBLICATO IL:
24 Luglio 2026
Manfredonia // Notizie in piazza //

Il fico d’India è una delle piante più diffuse nell’area del Mediterraneo e, soprattutto, nelle regioni del Sud Italia, dove questa cactacea ha trovato le condizioni ideali per la sua moltiplicazione e la sua diffusione. Oggi caratterizza in modo inconfondibile il paesaggio del Mezzogiorno.

Originario dell’America del Sud, e non dell’India come comunemente si pensa, appartiene botanicamente alla famiglia delle Cactacee, o piante grasse. Le sue “foglie”, dette cladodi, sono ricoperte da spine molto acuminate, gli aculei, sulle cui areole crescono prima i fiori e poi i frutti.

I cladodi sono rivestiti da una cuticola resistente che impedisce l’essiccamento durante l’estate e protegge la pianta dalle gelate invernali.

Anche i frutti sono ricoperti di spine, distribuite sulla superficie della buccia. Al loro interno si trovano la polpa e numerosissimi semi. A completa maturazione, la polpa presenta un elevato contenuto zuccherino ed è ricca di sostanze nutritive, tra cui vitamine e altri composti benefici.

Nel corso della mia vita mi sono sempre interessato alle piante spontanee del nostro territorio, in particolare a quelle con caratteristiche aromatiche e zuccherine. Ho avuto la fortuna di crescere in un ambiente in cui le piante officinali erano parte della quotidianità: mio nonno, in Calabria, coltivava gelsomino, bergamotto e altri agrumi, dai quali estraeva essenze. Questo mi ha trasmesso una profonda passione per le piante dalle proprietà peculiari.

Essendo stato anche un chimico — e continuando a considerarmi tale “in pectore” — possiedo le conoscenze necessarie per le principali operazioni di estrazione, purificazione e lavorazione delle matrici vegetali.

Tornando al fico d’India, ho svolto alcune ricerche per caratterizzarne le proprietà e valutarne le possibili applicazioni. Ho così scoperto aspetti davvero straordinari, che potrebbero aprire interessanti prospettive produttive.

1. Produzione di mosto cotto di fico d’India.
I frutti vengono immersi in acqua a 60-70 °C per due o tre ore; successivamente il succo zuccherino viene filtrato e, dopo alcune operazioni di purificazione, concentrato fino a raggiungere una densità di circa 1,3. Si ottiene così un prodotto che può essere impiegato in diversi modi.

2. Recupero dei semi.
Dopo la filtrazione, sul filtro rimangono i semi, che vengono raccolti, lavati e conservati. La polpa esausta può invece essere utilizzata come ammendante per il terreno.

3. Produzione di marmellata.
La polpa, separata dai semi e opportunamente concentrata, può essere impiegata per ottenere un’ottima marmellata di fico d’India.

4. Produzione di un distillato alcolico.
Dalla fermentazione dell’estratto zuccherino della polpa è possibile ottenere un distillato di circa 35 gradi, aromatizzato con la buccia del fico d’India.

Il mosto cotto concentrato, dalla consistenza piuttosto densa, può essere utilizzato anche come sostituto del miele per dolcificare cartellate e altri dolci della tradizione.

Miscelato nelle giuste proporzioni con un buon aceto di vino e aromatizzato con erbe officinali del territorio, il mosto cotto dà inoltre origine a uno straordinario aceto aromatico, dalle caratteristiche uniche, ideale per insaporire arrosti, insalate e numerose altre preparazioni.

I semi, poi, rappresentano una risorsa di grande valore, finora poco valorizzata.

Da essi, mediante opportuni solventi, si estrae un olio molto pregiato e costoso, particolarmente apprezzato nel settore cosmetico e utilizzato soprattutto per la cura e la bellezza della pelle. Si tratta di un prodotto che dispone ancora di un mercato pressoché vergine.

Il metodo di estrazione è relativamente semplice e ho avuto modo di sperimentarlo con successo in laboratorio.

Tutti questi prodotti sono stati presentati anche nelle mie mostre dedicate alle erbe aromatiche e medicinali del territorio, organizzate a Siponto.

Questo contributo, come altri di diversa natura che intendo proporre, nasce dalla convinzione che le conoscenze acquisite nel corso della vita non debbano essere portate con sé nella tomba, ma condivise con chi ha voglia di costruire il proprio futuro. Mi riferisco soprattutto ai giovani che amano la propria terra e che non dovrebbero essere costretti a lasciarla, perché davanti a loro si aprono immense praterie di saperi e di sapori che il territorio offre gratuitamente e che attendono soltanto di essere valorizzati.

Aldo Caroleo
Siponto, marzo 2023

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