Esiste un nuovo sport nazionale: l’indignazione a tempo.
Dura il tempo di un post, di un titolo, di qualche intervista. Poi arriva la telefonata giusta, la rassicurazione giusta, il chiarimento giusto e, miracolo, quello che fino a cinque minuti prima era un invalicabile problema di principio diventa un dettaglio superabile.
L’ultima medaglia la conquista Vladimir Luxuria.
Prima annuncia che non parteciperà al Molise Pride. Una scelta netta, motivata da ragioni politiche e valoriali. Poi, ventiquattr’ore dopo, cambia tutto. Qualche confronto con gli organizzatori, qualche presa di distanza ribadita, la garanzia di poter parlare liberamente dal palco. Fine della tempesta. «Ho deciso di seguire il cuore.»
Il cuore, ormai, è l’ufficio stampa più efficiente della politica e dell’attivismo.
Spiega tutto, giustifica tutto, assolve tutto. Quando manca un argomento convincente, arriva lui. Il cuore.
Eppure c’è un piccolo dettaglio che continua a sfuggire. Se una scelta nasce da un principio, dovrebbe essere il principio a cambiare. Non basta cambiare il clima della conversazione. Perché i valori, almeno fino a prova contraria, non dovrebbero funzionare come le offerte del supermercato: validi fino a esaurimento scorte.
Naturalmente cambiare idea è lecito. Anzi, a volte è perfino doveroso.
Ma c’è una differenza sottile tra cambiare idea e trovare una formula narrativa elegante per spiegare una retromarcia.
Ormai funziona così. Si annuncia il gesto clamoroso. Si raccoglie il plauso della propria tifoseria. Si lascia montare la polemica. Poi arriva il compromesso raccontato come una vittoria morale. Tutti felici. Tutti salvi. Tutti con la coscienza immacolata.
Il copione è sempre quello. Cambiano soltanto gli interpreti.
E nel frattempo il dibattito pubblico perde un altro pezzo di credibilità. Perché se ogni posizione è reversibile nel giro di una giornata, allora non esistono più convinzioni: esistono comunicati stampa in attesa della versione aggiornata.
No, non pensiamo certo che il nostro articolo abbia provocato questa inversione di marcia.
Sarebbe un esercizio di vanità. Le polemiche sono state ben più grandi e rumorose. Però una constatazione ci sentiamo di farla: avevamo scritto che, nel dibattito contemporaneo, ciò che si dice oggi rischia di essere vecchio già domani.
Ci sbagliavamo. Era vecchio già poche ore dopo.
E forse è proprio questa la fotografia più impietosa del nostro tempo: non la retromarcia in sé, ma la velocità con cui le convinzioni si consumano. I principi sembrano scritti a matita, pronti a essere riscritti al primo confronto utile.
Perché, in fondo, nell’epoca della politica-spettacolo e dell’attivismo social, la coerenza è diventata l’unica presenza che riesce sempre a dare forfait.
A cura di Maurizio Varriano.




Eccezionale disamina del pensiero corrente 🤣🤣🤣 non cambiano i principi, forse non ci sono neanche stati, cambiano gli interessi economici o di visibilità e pubblicità del proprio personaggio in cerca di autore o di palcoscenici.