La testimonianza di Corrado Cifarelli

“Bari, 8 agosto 1991. La vera Italia non é quella di oggi purtroppo”

"Ricordero' per sempre gli eroi venuti da oltre la boa Rossa, e se qualcuno di loro oggi ha fatto strada non é perché ha rubato il lavoro ad un italiano, ma é solo perché forse se lo é meritato"


Di:

BARI 8 agosto 1991
..sembra ieri

L’anno prima si erano giocati i mondiali di calcio a Bari e la mitica nazionale di schillaci aveva sfiorato l’impresa,
i videogiochi (per chi ce li aveva) avevano 16/32 bit , la sera si poteva rimanere fino all imbrunire con gli amici a giocare a pallone in strada sognando di vincere un mondiale o seduti su quel mitico muretto dove c era scritto:”Dio invento la musica e poi disse :Vasco pensaci tu”e il sabato sera non si usciva perché su RAI 1 davano :”Giochi senza Frontiere”

Avevamo ben poco rispetto ad oggi ma quel poco che avevamo bastava per renderci felici, non lo sapevamo che un decennio dopo avremmo rimpianto quei tempi , molta gente non aveva neanche quello. .

Come ogni anno mio cugino Donato (che ora non c é più) veniva da Milano a Bari per passare qualche giorno al mare e portava tutti noi cugini più piccoli al lido Adria. Ci sembravava impossibile potesse esistere una città dove non ci fosse il mare, figuriamoci viverci, ma a Milano, una città così grande e così lontana per quei tempi il mare non c era e ad oggi non é mai arrivato.

Quel giorno Donato affittó un pedalò che a noi per la contentezza ci sembró uno yacht di lusso, avevamo appena preso la direzione della mitica boa rossa vista da noi più piccoli come una meta inarrivabile, oltre la boa prendevano forma tutte le nostre paure di ragazzini creduloni dell epoca, oltre la boa c erano le piovere, le meduse, i vortici e gli squali, ma proprio in prossimità di quel piccolo pallone galleggiante rosso quel giorno, sarebbe successo qualcosa che é rimasto ancor oggi nella storie e degli uomini come degli eroi sarebbero giunti proprio attraversando quella boa, sconfiggendo i mostri che avevamo sempre creduto esistessero lì.

Avevamo da poco iniziato il nostro giro in pedalò e in lontananza ancora poco visibile scorgemmo la sagoma di quella che sembrava una nave, una come tante che facevano via vai nel trafficato porto di Bari,ma col passare dei minuti quella sagoma cominciò a prendere forma,….
Era si una nave ma sembrava incrinata su un lato, non aveva spigoli, sembrava arrotondata in ogni suo punto,per alcuni minuti tutti quanti avemmo l impressione che fosse ricoperta di cozze attaccate ovunque,… Solo col passar dei minuti tutto fu più chiaro…. quelle che sembravano cozze erano esseri umani stretti e ammassati uno sull altro, avvinghiati come cozze su uno scoglio anche dove sembrava impossibile aggrapparsi ..Erano 20.000 persone circa, la nave si chiamava Vlora, ribattezzata poi :’LA NAVE DOLCE’, prendeva nome dalla città albanese di Valona,
era rientrata il giorno prima in Albania da un viaggio a Cuba dove aveva caricato tonnellate di zucchero di canna. Venne assalita in Albania da 20000 disperati che costrinsero il comandante a salpare alla volta dell Italia.

20.000 disperati in fuga dall’inferno verso l’ignoto con la speranza di un avvenire migliore in rotta verso una terra che forse in quegli anni era ancora una terra di Santi, poeti e navigatori, ovvero l’Italia…

La nave venne affiancata da diverse motovedette e imperterrita avanzava verso il porto, molti passeggeri si tuffavano pericolosamente dall alto della nave, nel disperato e non facile tentativo(vista la distanza) di raggiungere la riva
Noi eravamo sempre sul nostro pedalò come spettatori in prima file di un evento storico, il più grande sbarco di profughi mai avvenuto in Italia, ma per noi che nel giro di poco ci trovammo gente che nuotava intorno a noi nel tentativo di guadagnare la riva, quei profughi erano eroi, eroi che provenivano da oltre quella boa rossa, eroi che per noi bambini avevano affrontato, squali meduse vortici e ogni sorta di mostro marino per essere giunti fino lì.

Ricordo che 2 di loro si aggrapparono per riposarsi sul nostro pedalò e uno di loro ci chiese in italiano se poteva farlo,

Quegli uomini sembravano tutti uguali li in acqua, fradici, stanchi ma con espressioni di gente per bene e sorridente, visi scarniti con capelli lunghi, sembravano aver fatto tutti un provino del Gesù di Franco Zeffirelli.

Ad uno di loro gli dissi :”da dove venite?”
Il ragazzo*che avrà avuto una ventina d anni mi disse veniamo dall Albania, e siamo scappati perché non si può più vivere,
Io gli chiesi se avessero visto oltre la boa rossa squali o meduse, e lui mi rispose ridendo che non aveva visto niente, dopodiché sorridendo mi disse:Grazie amico ora andiamo perché se ci prendono ci portano via’, dopodiche ripresero a nuotare verso riva.

Bari era totalmente impreparata ad eventi di questa portata e nonostante ciò riuscì anche col buoncuore dei Baresi ad affrontare l emergenza nel migliore dei modi….
La maggior parte venne sistemata nello stadio delle vittorie per poi essere smistati in altre destinazioni, a Bari e provincia si mobilitó una vera e propria catena solidale, chi donava vestiti, chi cibo..e anche in alcuni casi ospitalità.

Nella campagna antistante il palazzo dove abitava mia madre, 2 albanesi di nome Mino e Lilit erano riusciti a costruirsi un riparo con un divano e dei vecchi teli, incuriositi io ed altri amici facemmo la loro conoscenza e portammo loro cibo, vestiti e una volte riuscimmo pure a far fare loro una doccia a casa di un nostro amico.

Erano brave persone, dignitose educate e sempre pronte a ringraziarci per qualsiasi cosa, qualche giorno dopo partirono per il nord dove avevano parenti e ricordo che mino aveva, le lacrime agli occhi.

È davvero strano vedere ora cosa siamo diventati,
Come ci siamo incattiviti,
Come ora i profughi si lasciano morire in mare e si sta pure a discutere se sia giusto o sbagliato

È incredibile come la macchina dell odio abbia preso piede nella nostra nazione che io personalmente non riconosco più, io molti di quegli albanesi giunti 28 anni fa li conosco, oggi parlano il dialetto meglio di me, hanno figli italianissimj, alcuni sono diventati responsabili sul loro lavoro, c e chi faceva il garzone poi ha comprato il camioncino dei Panini dove lavorava diventandone il titolare, Jimmy lavora da allora ancora all officina di mio zio, e di esempi potrei farne ancora.

Quegli albanesi sono riusciti ora a ricostruire e risollevare la loro nazione grazie ai sacrifici fatti nel nostro paese, solo noi a casa nostra non siamo riusciti in tutto ciò e addirittura ora siamo noi che (ironia della sorte) andiamo ad aprire ristoranti in Albania.

È anche vero che le pecore nere ci sono ovunque ma non sono necessariamente stranieri e comunque cosa siamo diventati oggi mi lascia sbigottito.

La vera Italia non é quella di oggi purtroppo, la vera Italia é morta anni fa.

RICORDERÒ per sempre gli eroi venuti da oltre la boa Rossa, e se qualcuno di loro oggi ha fatto strada non é perché ha rubato il lavoro ad un italiano, ma é solo perché forse se lo é meritato e l’italiano non ha voluto rimboccarsi le maniche….

A cura di Corrado Cifarelli

“Bari, 8 agosto 1991. La vera Italia non é quella di oggi purtroppo” ultima modifica: 2019-08-24T16:00:49+00:00 da Redazione



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Commenti


  • ass

    belle parole ma servono i fatti ,le dimostrazioni concrete: chi vuole i migranti deve portarseli a casa e dare il buon esempio, altrimenti è solo aria fritta


  • Valerio

    ok, io me ne prendo una decina.
    Tu però smetti di utilizzare benzina, tecnologie, telefoni, smetti di mangiare verdure raccolte da migranti, assisti i tuoi anziani da solo e pulisciti da solo le case. O sei convinto che “noi europei” non abbiamo alcuna colpa delle migrazioni in atto?
    Ipocrita. E se non sai cosa significa vattelo a leggere nel dizionario.

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