Foggia sempre più in difficoltà sul fronte demografico. Il capoluogo dauno conquista infatti un nuovo, preoccupante primato negativo: è la città italiana con il peggior saldo migratorio interno in rapporto alla popolazione nel triennio 2023-2025.
A evidenziarlo è l’analisi pubblicata dal Sole 24 Ore, realizzata sulla base dei dati Istat relativi ai trasferimenti di residenza nei 106 capoluoghi italiani. In tre anni Foggia ha perso complessivamente 2.844 residenti a causa dei trasferimenti verso altri Comuni, con un saldo negativo pari a 19,5 persone ogni mille abitanti.
Un dato che colloca la città nettamente in fondo alla graduatoria nazionale. Alle spalle di Foggia figurano Nuoro e Crotone, entrambe a -16,6 per mille, Reggio Calabria (-16,5), Milano (-16,3) e Napoli (-15,5).
Un fenomeno che coinvolge le città italiane
Il dato di Foggia si inserisce in una tendenza più ampia che interessa numerosi capoluoghi italiani. Nel complesso, tra il 2023 e il 2025, le 106 città analizzate hanno registrato un saldo negativo di circa 56mila residenti nei trasferimenti interni.
Sempre più persone scelgono dunque di lasciare i capoluoghi per trasferirsi in altri Comuni, spesso verso centri di dimensioni più ridotte o aree periferiche, alla ricerca di condizioni abitative e di vita considerate più favorevoli.
Per Foggia, tuttavia, l’intensità del fenomeno assume dimensioni particolarmente significative e rappresenta un ulteriore segnale delle difficoltà strutturali che da anni caratterizzano il territorio.
L’arrivo dall’estero non basta
A compensare almeno in parte la perdita di popolazione determinata dagli spostamenti interni contribuiscono i flussi migratori internazionali. Nel periodo preso in esame, infatti, i capoluoghi italiani hanno registrato complessivamente un saldo positivo con l’estero superiore a 328mila residenti.
Un dato che, soprattutto nelle realtà del Mezzogiorno, non appare però sufficiente a invertire la tendenza. Le partenze verso altre città italiane continuano a rappresentare una componente rilevante del fenomeno demografico e rischiano di aggravare ulteriormente lo squilibrio tra territori.
Il nodo dei giovani e dei laureati
Particolarmente delicato è il capitolo relativo ai giovani tra i 25 e i 34 anni, soprattutto quelli in possesso di un titolo di studio universitario.
La loro mobilità non rappresenta soltanto una questione numerica. Quando un giovane formato lascia definitivamente il proprio territorio per cercare altrove lavoro, opportunità professionali e prospettive di crescita, la città perde anche competenze, capitale umano e potenziale innovativo.
È proprio questo uno degli aspetti più preoccupanti per Foggia: il rischio che la perdita di residenti si accompagni a una progressiva fuoriuscita delle fasce più giovani e qualificate della popolazione.
Il saldo migratorio diventa così molto più di una semplice statistica. È lo specchio delle difficoltà di un territorio nel trattenere i propri cittadini e offrire loro occasioni concrete di lavoro, crescita e futuro.
Per Foggia, i 2.844 residenti persi in tre anni rappresentano quindi un nuovo campanello d’allarme. Un dato che riporta al centro dell’agenda il tema dello spopolamento e della necessità di creare condizioni capaci di rendere il capoluogo dauno nuovamente attrattivo per chi ci vive, per chi è costretto ad andare via e, soprattutto, per le nuove generazioni.
Lo riporta FoggiaReporter.it



