FOGGIA – Il rinvio al 2027 dei concorsi pubblici e del piano di assunzioni di oltre duemila infermieri e operatori sociosanitari, disposto dalla Regione Puglia per fronteggiare un deficit di bilancio quantificato in 349 milioni di euro, provoca la dura reazione della Segreteria provinciale FIALS di Foggia.
Secondo il sindacato, il congelamento delle assunzioni non rappresenterebbe soltanto una misura contabile dettata dall’emergenza, ma sarebbe il segnale di una scelta politica destinata a indebolire progressivamente le strutture sanitarie pubbliche e a favorire il ricorso alla sanità privata accreditata.
«Assistiamo a una strategia paradossale e pericolosa – dichiara Achille Capozzi, segretario provinciale della FIALS Foggia –. Da un lato vengono bloccati i concorsi di ASL Foggia, Policlinico Riuniti e Sanitaservice, impedendo l’ingresso di infermieri, OSS, autisti soccorritori e ausiliari addetti alle pulizie, figure indispensabili per garantire il funzionamento dei reparti e dei servizi. Dall’altro si continuano a destinare ingenti risorse pubbliche all’acquisto di prestazioni dalla sanità privata accreditata, con l’obiettivo dichiarato di ridurre le liste d’attesa».
Per Capozzi, questa impostazione non produrrebbe un reale risparmio, ma accelererebbe «il progressivo smantellamento del Servizio sanitario pubblico a vantaggio degli operatori privati».
La preoccupazione della FIALS riguarda soprattutto le conseguenze sulla Capitanata, un territorio caratterizzato da grandi distanze geografiche e da presìdi ospedalieri e territoriali che, denuncia il sindacato, operano da tempo con organici insufficienti.
Tre le principali criticità evidenziate.
La prima riguarda il crescente ricorso alla sanità privata. Congelare il personale pubblico e, contemporaneamente, incentivare esternalizzazioni e convenzioni rischia, secondo la FIALS, di creare una dipendenza strutturale dal privato accreditato, sottraendo risorse che potrebbero invece essere utilizzate per potenziare l’ASL di Foggia e le altre aziende pubbliche del territorio.
Il secondo punto è rappresentato dalle condizioni di lavoro del personale sanitario. Negli ospedali e nei distretti della provincia, medici, infermieri, operatori sociosanitari e ausiliari sarebbero costretti a sostenere carichi di lavoro sempre più pesanti e turni estenuanti, senza concrete prospettive di ricambio generazionale, nuove assunzioni o stabilizzazione dei lavoratori precari.
Il terzo elemento riguarda le ripercussioni sui cittadini e sulle liste d’attesa. Per il sindacato, affidare un numero crescente di prestazioni alle strutture private non risolve le carenze del sistema pubblico. La strada da seguire sarebbe invece quella di rafforzare gli organici, i reparti ospedalieri e i servizi territoriali.
«Le liste d’attesa non si abbattono esternalizzando le prestazioni, ma mettendo le strutture pubbliche nelle condizioni di funzionare pienamente – sottolinea Capozzi –. Il rischio concreto è che il diritto alla salute si trasformi in un privilegio riservato a chi può permettersi di pagare o di rivolgersi direttamente alla rete privata».
La FIALS Foggia chiede pertanto l’immediato sblocco dei concorsi e la convocazione urgente di un tavolo istituzionale con la Regione Puglia e le aziende sanitarie interessate.
«Non permetteremo che la sanità pubblica foggiana venga cannibalizzata per coprire scelte amministrative sbagliate – conclude il segretario provinciale –. Il deficit non può essere scaricato sui lavoratori e sui cittadini. La salute della popolazione della Capitanata non è una merce di scambio, né un capitolo di spesa da sacrificare per favorire i profitti della sanità privata».
Il sindacato annuncia infine l’avvio di una vasta campagna di consultazione e mobilitazione tra i lavoratori, riservandosi di promuovere ogni forma di protesta ritenuta necessaria per difendere il carattere pubblico e universalistico del Servizio sanitario nazionale.




Evidentemente i sindacati trascurano l’importanza di un debito così elevato che ha la regione Puglia. Una situazione del genere, stiamo parlando forse qualcuno lo avrà dimenticato di 350 milioni di euro, potrebbe portare a riduzioni di servizio e a chiusura dei reparti ospedalieri con annesso aumento delle tasse a carico di noi cittadini.
Meno male che il governatore Decaro non si lascia influenzare da certe sirene incantatrici altrimenti poveri noi cittadini.