L’estate, per le cicale di terra, è la stagione degli amori di questi insetti dell’Ordine dei Rincoti, appartenenti alla famiglia dei Cicadidi. Quello che comunemente emettono, che si chiama “frinito”, non è altro che un richiamo sessuale.
Nel contempo, il “canto” amoroso delle cicale, ci avverte dell’arrivo delle calde giornate estive. Il verso è udibile a notevole distanza.
Quando gli esemplari maschi friniscono tutti insieme, danno vita ad una sorta “sinfonia” rumorosa monotona incredibile, simile al rumore di una motosega. Un suono penetrante, che viene provocato, perché hanno sull’addome un organo stridulatore composto da timballi, che strofinati tra loro emettono il caratteristico rumore. Solo i maschi delle cicale friniscono (cantano) per attirare le femmine durante la stagione degli amori. Le femmine invece, grazie alle ali, producono un suono simile a un leggero schiocco delle dita, che è difficile da avvertire.
Insomma, quanto più fa caldo, tanto più la stagione è favorevole per la riproduzione. L’accoppiamento, dopo il richiamo del maschio e il corteggiamento della femmina, avviene toccandosi con le zampe. L’idillio amoroso, dura alcuni minuti, durante i quali rimangono attaccati. A distanza di solo 24 ore, la femmina depone le uova, in ogni dove. Dalle uova, vengono fuori le larve che vanno a vivere sottoterra. Le cicale di terra possono vivere anche diversi anni, sotto forma di larve, ben nascoste nel terreno. E’ incredibile, come i maschi, sincronizzano il frinire per determinare un unico luogo dove attirare le femmine. Solitamente prediligono gli alberi di pino o di olivo.
Difficilmente si posizionano in un sito alla vista. Si mimetizzano in luoghi dove è difficile vederli e smettono di cantare appena ti avvicini dove si sono posizionati. Sono riuscito a fotografare un esemplare di sesso maschile, posato sul paletto di un lampioncino sul Lungomare di Siponto, raramente così in vista. Il popolino, definisce il frinire delle cicale, in vernacolo: “u sfriche”.
Gli viene dato tale attributo, perché a causa del suo forte verso, infastidisce in particolare “u fiore mezziurne” (la controra), allorquando le persone, in campagna, in luoghi di villeggiatura, ma anche in Città, effettuano la pennichella pomeridiana. A tal proposito, vige in loco, un modo di dire, che così recita: “sti cechéle so nu sfriche, pecchè ne nge fermene me de candè e ne nde fanne dorme, specialmente a fiore mezziurne, quanne te vone a papàgne!. Sinde, sinde che senfunuje!. Non a tutti, però, non piace il frinire di questi insetti, al contraio, ci sono molte persone, che lo ritengono armonioso e rilassante.




Si, confermo, armonioso e rilassante! Sinfonia Mediterranea, sapore di Estate, di ciambotta, di anguria, di Locomotore diesel caldo, rombante, sbuffante e fumante che cambia binario per agganciarsi in testa alle sue carrozze, pronto a rituffarsi fra le fiamme del tavoliere, lasciandosi alle spalle la dolce brezza di Stazione Campagna.