La crisi politica all’interno dell’amministrazione comunale di Foggia viene commentata da Francesco Borgese di Noi Moderati Capitanata, che interviene sullo scontro emerso nell’assise comunale tra la sindaca Maria Aida Episcopo e la vicesindaca Lucia Aprile.
Borgese apre il suo intervento con la citazione «Tu quoque, Brute, fili mi!», utilizzandola come chiave di lettura della vicenda e descrivendo quanto accaduto come uno strappo nei rapporti tra la sindaca e la vicesindaca.
Secondo l’esponente di Noi Moderati, la situazione rappresenterebbe un cambiamento rispetto al passato, quando la sindaca avrebbe difeso Aprile dalle critiche relative agli appalti affidati a soggetti nei quali, secondo Borgese, comparivano anche persone riconducibili alla famiglia dell’assessora.
Nel suo intervento, Borgese parla quindi di un “tradimento” politico, sostenendo che la vicesindaca avrebbe seguito una linea politica finalizzata a far saltare gli equilibri dell’amministrazione e a mantenere la sindaca vincolata agli accordi politici già oggetto di tensioni in passato.
Richiamando le precedenti dimissioni della sindaca e il successivo ritorno sui suoi passi, Borgese ironizza sulla vicenda citando «È tutto uno scherzo, c’è posta per voi, torno».
L’esponente di Noi Moderati sposta poi l’attenzione sulle condizioni della città, affermando che Foggia sarebbe alle prese con problemi legati ai rifiuti e all’illuminazione, mentre il confronto politico interno alla maggioranza prosegue.
Borgese cita inoltre l’avvocato Michele Vaira, definendolo, nel suo intervento, un esponente dell’opposizione capace di emergere nel dibattito politico cittadino, e rivolgendosi direttamente ai consiglieri di centrodestra.
«Ma torniamo ai fatti», scrive quindi Borgese, che accusa la politica cittadina di essere concentrata sulle proprie divisioni mentre la città, a suo giudizio, resta ferma.
L’esponente di Noi Moderati ribadisce che la politica dovrebbe essere intesa come un’attività al servizio della collettività, invitando quindi gli amministratori a compiere un passo indietro.
«Allora ve lo ripetiamo: fate il bene della collettività tornando a casa. Restituite dignità alla politica, ma soprattutto lasciate spazio a uomini e donne che abbiano voglia di risollevare le sorti di questa città. Voi ci avete provato e siete stati trovati impreparati», conclude Francesco Borgese.



