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PUGLIA CAMPANIA Mozzarella, polemica tra Puglia e Campania. Losito: “Il vero tema è la differenza tra un prodotto artigianale e uno destinato alla grande distribuzione”

Una frase sulla mozzarella contenuta in un reportage del The Guardian dedicato alla provincia di Barletta-Andria-Trani ha riacceso la mai sopita contrapposizione gastronomica

AUTORE:
Redazione
PUBBLICATO IL:
24 Settembre 2026
BAT // Cronaca //

Una frase sulla mozzarella contenuta in un reportage del The Guardian dedicato alla provincia di Barletta-Andria-Trani ha riacceso la mai sopita contrapposizione gastronomica tra Puglia e Campania. Al centro della vicenda c’è Savio Losito, co-founder della travel tech Unexpected Italy, che ha accompagnato il viaggio della giornalista Liz Boulter alla scoperta della BAT.

Il reportage racconta il territorio attraverso luoghi, tradizioni, gastronomia, produttori e persone. Ad aprirlo è proprio una dichiarazione di Losito, originario di Barletta: “I don’t eat mozzarella outside Puglia. It’s not the same”. Una frase che, tradotta, significa: “Non mangio mozzarella fuori dalla Puglia. Non è la stessa cosa”.

Losito è cresciuto mangiando mozzarella fresca, prodotta nella stessa giornata. Il padre lo portava a consumarla appena realizzata e proprio questa esperienza ha contribuito a formare la sua idea di prodotto. Da qui la scelta, quando si trova fuori dalla Puglia, di rifiutare una mozzarella definita “fresca” se questa ha dovuto affrontare un lungo viaggio prima di arrivare a destinazione.

Il ragionamento, infatti, riguarda la differenza tra una mozzarella appena prodotta e consumata nel territorio d’origine e un prodotto che deve essere trasportato per raggiungere il consumatore. La stessa considerazione, secondo Losito, può essere applicata alla mozzarella di bufala campana e ad altri prodotti freschi, che esprimono al meglio le proprie caratteristiche quando vengono consumati in giornata.

Il reportage del The Guardian, tuttavia, dedica ampio spazio proprio alla gastronomia della provincia di Barletta-Andria-Trani. Il fiordilatte di Andria e la burrata sono parte integrante del racconto, che comprende anche la visita a un caseificio, l’assaggio della mozzarella appena prodotta e l’esperienza diretta di un alimento consumato nel luogo e nel momento in cui viene realizzato.

Il tema, quindi, secondo Unexpected Italy, non è una contrapposizione tra Puglia e Campania, ma riguarda piuttosto artigianalità e industria, freschezza e conservazione, territorio e distribuzione. Il punto centrale è il rapporto tra il prodotto, chi lo realizza e il luogo nel quale viene prodotto.

Losito ha successivamente chiarito la propria posizione attraverso un video pubblicato su Instagram, diventato rapidamente virale con decine di migliaia di visualizzazioni, centinaia di commenti, condivisioni e like.

“Non sto dicendo che fuori dalla Puglia o dalla Campania non si possa fare una buona mozzarella”, spiega Losito. “Qualche mese fa ho mangiato una mozzarella in Valtellina, prodotta in un caseificio con il latte delle mucche allevate nella stalla accanto. Era buonissima. Ed è proprio questo il punto. La qualità non appartiene a una regione. Non è una gara tra territori. La qualità nasce quando ci sono persone che conoscono la materia prima, la lavorano con cura, rispettano i tempi e hanno un rapporto diretto con il territorio”.

Per Unexpected Italy, la polemica rappresenta anche l’occasione per affrontare un tema più ampio legato alla valorizzazione delle eccellenze italiane. “È curioso che una frase nata per parlare di freschezza, artigianalità e territorio sia stata trasformata in una guerra tra regioni”, commenta Elisabetta Faggiana, CEO e co-founder di Unexpected Italy. “Invece di pensare a come fare sistema e celebrare insieme ciò che abbiamo di straordinario, finiamo troppo spesso per sprecare energie in lotte interne e campanilismi che non servono a nessuno”.

È proprio da questa filosofia che nasce Unexpected Italy. L’app non si limita a raccontare la storia e la cultura dei territori, ma punta a mettere i viaggiatori in contatto con artigiani, produttori, agricoltori, chef, gelatieri, artisti e realtà dell’ospitalità indipendente che contribuiscono all’Italia contemporanea.

Anche il cibo viene raccontato attraverso le persone e i luoghi. All’interno dell’app sono disponibili guide enogastronomiche organizzate per stagione, provincia e tipologia, accompagnate da racconti dedicati. L’obiettivo è permettere al viaggiatore di comprendere non soltanto che cosa sta assaggiando, ma anche chi lo produce, dove viene realizzato, come viene lavorato e perché quel prodotto possiede determinate caratteristiche proprio in quel territorio.

Unexpected Italy, la startup travel tech nata a Londra con il cuore in Italia

Unexpected Italy è una startup travel tech fondata a Londra da Elisabetta Faggiana e Savio Losito, rispettivamente originaria di Arzignano, in provincia di Vicenza, e di Barletta. Il progetto è stato premiato anche alle Nazioni Unite per il suo approccio etico e innovativo al turismo.

L’app, descritta dal The Guardian come “una bussola per viaggiatori consapevoli”, è oggi attiva in 18 territori italiani, tra cui Venezia, Roma, Genova, Torino, Padova, Vicenza e la Valle d’Itria. La sua proposta punta a offrire un’alternativa ai percorsi più convenzionali del turismo di massa.

L’idea alla base del progetto consiste nel mappare luoghi autentici e incontrare direttamente artigiani, osti, produttori e piccoli albergatori, mettendo i viaggiatori in contatto con realtà locali che continuano a mantenere una propria identità.

La piattaforma viene descritta come una sorta di “Lonely Planet 3.0”, geolocalizzata e targetizzata, capace di suggerire itinerari personalizzati con l’obiettivo di favorire un rapporto più diretto tra viaggiatore e comunità locale.

Per contrastare l’overtourism, Unexpected Italy ha scelto di non basarsi sulle recensioni di massa e sugli algoritmi tradizionali, sviluppando invece un “sistema della fiducia” costruito attraverso una rete di oltre 500 esperti locali verificati, tra artigiani, chef e agricoltori.

Sono gli stessi professionisti dei territori a selezionare e raccomandare piccole realtà considerate etiche e autentiche, contribuendo così alla valorizzazione di un’Italia meno conosciuta e maggiormente legata alle comunità locali.

La startup è stata inoltre premiata con il Roma Startup Award per l’originalità della proposta e per la capacità di creare valore sul territorio. Il progetto ha attirato l’attenzione di diversi media internazionali, tra cui il The Guardian, che ha dedicato approfondimenti anche ai territori vicentino e torinese.

Il lavoro di mappatura condotto direttamente dai due founder ha portato alla creazione di una rete selettiva e dinamica composta da migliaia di luoghi autentici, molti dei quali difficilmente individuabili attraverso i tradizionali canali turistici.

In città come Roma e Venezia, dove secondo recenti studi oltre il 70% dei turisti finisce in trappole commerciali, Unexpected Italy propone alternative come ristoranti indipendenti, botteghe, quartieri ancora abitati e realtà locali.

La filosofia della startup parte dall’idea che un turismo sostenibile debba tornare a essere soprattutto relazione e trasformazione. Il cosiddetto “algoritmo relazionale” non si basa sulle sole tendenze, ma su passioni e affinità, arrivando a suggerire alcune destinazioni soltanto a chi dimostra attenzione e rispetto verso i luoghi.

“Non tutti i luoghi sono per tutti”, spiegano i fondatori. “La nostra missione non è portare tutti negli stessi posti, ma far incontrare le persone giuste con i luoghi giusti.”

Un modello di viaggio che punta quindi a mettere al centro territorio, persone, autenticità e conoscenza, trasformando la scoperta dell’Italia in un’esperienza costruita sul rapporto diretto con le comunità locali.

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“Felicità non è fare sempre ciò che si vuole, ma volere sempre ciò che si fa.” – Valerio Albisetti

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