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Otto per mille Irpef: le cifre del 2009, il sistema, la non-scelta a favore della Chiesa

AUTORE:
Giuseppe de Filippo
PUBBLICATO IL:
24 Ottobre 2009
Politica //

dioceiRoma – PARI ad oltre un miliardo di euro (1.061.262.617) la quota dell‘otto per mille Irpef, da ripartire, nel 2009, fra i sette enti beneficiari.

Alla Chiesa cattolica è destinato l’86% dei fondi totali (913.216.482 euro), mentre allo Stato l’11,8% (130.594.137 euro). Le commissioni della Camera stanno valutando lo schema di decreto di suddivisione delle risorse. Il parere dovrebbe pervenire entro il prossimo 30 novembre 2009. I fondi saranno girati direttamente ai beneficiari, dalla Presidenza del Consiglio, dopo questa data.

Ma cos’è l’otto per mille, come funziona, come sono suddivise effettivamente le diverse quote, quali i soggetti beneficiari, quali al contrario le scelte dei contribuenti:

Si ricorda che l’otto per mille è un sistema con il quale lo Stato suddivide, in base alle scelte dei contribuenti, la quota dell’otto per cento dell’intero gettito fiscale Irpef, fra lo stesso Governo centrale e le diverse confessioni religiose (gli scopi sono definiti dalla legge). La stessa legge stabilisce la “destinazione finale” dei fondi, sia per la parte relativa al Governo che per quella relativa alle confessioni religiose.

tremonti-economia In base a quanto stabilito preliminariamente, le quote dell’otto per mille devono essere utilizzate dallo Stato per interventi straordinari. Tra questi: la fame nel mondo; le calamità naturali; l’assistenza ai rifugiati; la conservazione di beni culturali.

Per tutti gli enti (di tipo pubblico o privato) che volessero accedere a questi fondi c’è la possibilità di presentare una proposta in merito entro il 15 marzo di ogni anno (nel 2008 sono state seguite le modalità stabilite dal Dpcm 23 novembre 2007).

La legge finanziaria del 2004 ( inerenti le disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato, inserita nel Governo Berlusconi ter) ha stabilito che dalla quota devoluta allo Stato andavano sottratti 80 milioni di euro di contributi, per trasferirli nelle spese ordinarie (da affrontare ovvero quotiodianamente).  La decisione suscitò al tempo diverse polemiche, perché nel 2004 parte dei fondi fu utilizzata per finanziare la missione militare italiana nel territorio iraqueno.

Le quote delle chiese sono state utilizzate negli anni per: interventi assistenziali, umanitari o caritativi (tutte); interventi sociali e culturali (tutte); finalità religiose ed esigenze di culto (solo la Chiesa cattolica); sostentamento del clero (Chiesa cattolica e Chiesa luterana); tutela degli interessi religiosi degli Ebrei in Italia, tutela delle minoranze contro il razzismo e l’antisemitismo (Ucei).

pattilateranensi Si ricorda che con i famosi “Patti lateranensi” (1929), i rapporti tra Stato e Chiesa cattolica vennero in un certo senso “codificati”, con lo Stato che si impegnava a pagare direttamente lo stipendio al clero cattolico tramite il meccanismo della Congrua (riconoscimento del pregiudizio economico subito dai cattolici italiani a causa delle molteplici confische di beni ecclesiastici nel corso del secolo XIX: in primis l’annessione dello Stato pontificio al Regno d’Italia nel 1870 a seguiro della breccia di Porta Pia, ovvero l’annessione di Roma al Regno d’Italia, e fine Stato Pontificio e del potere temporale dei Papi).

Nel 1948, con la Costituzione repubblicana viene introdotto, all’articolo 3, il principio dell’uguaglianza degli individui (un principio di recente protagonista giuridico nella sentenza della Consulta sul lodo Alfano) , a prescindere anche dalla religione, con la conseguente abolizione de facto della religione di Stato in Italia, cui però si giunge in via ufficiale con la revisione dei Patti Lateranensi del 1984 (Protocollo addizionale, punto 1) e con la sentenza 203/1989 della Corte Cost., che sancisce che la laicità è il principio supremo dello stato.

Con il nuovo concordato del febbraio 1984 (18), tra l’allora presidente Consiglio Bettino Craxi e il segretario di Stato del Vaticano Casaroli fu stabilito che il sostegno dello Stato alla Chiesa (da lex Pomicino) avvenisse nel quadro della devoluzione di una frazione del gettito totale Irpef (l’otto per mille appunto) da parte dello Stato alla Chiesa cattolica e alle altre confessioni (per scopi religiosi o caritativi) o allo Stato stesso (per scopi sociali o assistenziali), in base alle opzioni espresse dai contribuenti sulla dichiarazione dei redditi (la materia fu poi regolamentata dalla legge n. 222 del 20 maggio 1985 e da successivi decreti leggi e circolari).

Negli anni lo Stato italiano firmò intese analoghe con altre confessioni (Assemblee di Dio, con gli Avvenisti nel 1993, con la Unione delle Chiese metodiste e valdesi, con i Luterani nel 1995. Ad oggi sono sei le confessioni religiose che possono ricevere l’otto per mille. Nel 1993 i Battisti hanno firmato un’intesa con lo stat, pur rifiutando la quota dell’otto per mille.

In seguito nell’aprile del 2007, la presidenza del Consiglio ha firmato il concordato anche con altre confessioni come Unione Induista Italiana, la Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova, i “mormoni”, ed altre, oltre a modifica delle intese con la Tavola Valdese e con l’Unione delle Chiese Cristiane Avventiste del Settimo Giorno. Intese tuttavia non ancora ratificate dal Parlamento italiano.

danaroGettito: Per le sue caratteristiche intrinseche il meccanismo dell’otto per mille presenta delle peculiarità notevoli. Infatti, essendo agganciato alla tassazione, il gettito varia se: il PIL aumenta e/o variano le aliquote IRPEF.

Anche se in un’economia matura come quella italiana, la crescita del PIL è determinata in buona parte dall’inflazione (e perciò il meccanismo potrebbe preservare nel tempo il valore di quanto si intende erogare), il PIL (e quindi il gettito) è determinato anche dalla variazione in termini reali della produttività pro-capite.

Il fatto che il gettito possa aumentare in caso di incremento delle aliquote IRPEF (cioè un impoverimento della popolazione) risulta particolarmente sgradevole; si tratta però di eventualità remota. Nel periodo di applicazione della legge le aliquote sono state effettivamente riviste più volte, ma certo non con l’obiettivo di incrementare il gettito dell’otto per mille. Inoltre la legge (art. 49) prevede che la percentuale dell’IRPEF non sia fissa all’otto per mille, ma possa essere modificata ogni tre anni da una commissione paritetica nominata dal governo e dalla Cei, in base al gettito IRPEF ottenuto negli anni precedenti dalla Chiesa cattolica.

Per i 15 anni 1990-2008 si può fare un bilancio dell’evoluzione del gettito garantito dall’otto per mille: 1990, 398 mln di euro; 1991, 446 mln di euro; 1992, 529 mln di euro; 1993, 573 mln di euro;  1994, 569 mln di euro; 1995, 590 mln di euro; 1996, 653 mln di euro; 1997, 680 mln di euro;  1998, 756 mln di euro; 1999, 839 mln di euro; 2000, 904 mln di euro; 2001, 897 mln di euro;  2002, 961 mln di euro;  2003,1016 mln di euro; 2004, 937 mln di euro; 2005, 984 mln di euro; 2006, 930 mln di euro; 2007, 991 mln di euro; 2008,1002 mln di euro (+ 152%)

La rilevante crescita percentuale degli importi è il risultato di diversi fattori:l’inflazione nel periodo ha determinato una crescita del PIL (a parità di potere d’acquisto, misurato secondo l’indice ISTAT 1990-2004, il valore del gettito avrebbe dovuto rivalutarsi del 50-60% circa); il PIL deflazionato è cresciuto nel periodo sino al 2004 del 25% circa; altri fattori come il recupero dell’evasione e la variazione del carico fiscale.

confessionireligiose Ripartizione del gettito; è qui scatta il non-sense legislativo: ogni cittadino che presenta la dichiarazione dei redditi ha 7 diverse scelte per la destinazione dell’8% del gettito Irpef: Stato, Chiesa Cattolica, Chiesa cristiana avventista del settimo giorno, Assemblee di Dio in Italia, Unione delle Chiese Metodiste e Valdesi, Chiesa Evangelica Luterana in Italia, Unione delle Comunità Ebraiche Italiane. La scelta si compie mettendo la propria firma sul modello in corrispondenza dell’istituzione prescelta.

Innanzitutto va notato che la scelta espressa con la firma non determina direttamente la destinazione della propria quota di gettito fiscale, ma quella di una quota media uguale per tutti i cittadini.

Lo Stato calcola l’importo totale delle entrate dovute all’IRPEF e da questo importo totale scorpora l’otto per mille; poi calcola il numero totale di firme e le percentuali di queste firme attribuite ai vari enti; infine ripartisce l’otto per mille tra gli enti in base alle percentuali delle firme espresse. In questo modo le firme di tutti i contribuenti hanno lo stesso peso, indipendentemente dal loro reddito.

Ma qual’è la nota da segnalare in questo provvedimento tutto italiano (non ci sono precedenti in altri stati) dell’otto per mille del gettito Irpef: anche l’otto per mille dell’IRPEF di chi non firma viene comunque redistribuito tra cinque dei sette enti contendenti,secondo le percentuali calcolate in base a chi ha espresso una scelta. Le Assemblee di Dio in Italia non partecipano a questa spartizione e la loro quota viene assegnata allo Stato. Per alcuni anni anche la Chiesa valdese rifiutò di partecipare, ma nel 2001Sinodo approvò l’accettazione anche delle quote non espresse. Tale decisione è stata recepita dallo Stato nel 2005, con la modifica dell’intesa con la Chiesa valdese, che però deve ancora essere approvata dal Parlamento. Il funzionamento, quindi, è simile a quello di un referendum sulla destinazione del gettito complessivo sia per quanto riguarda i voti espressi (parità di efficacia di tutti i voti qualunque sia il censo del contribuente) che per i voti inespressi (inefficacia dell’astensione).

In verità i fondi finiscono per transitare nelle casse della Chiesa, dato che in quota proporzionale le somme vanno divise in primis fra l’ente beneficiario primo del gettito (dunque la Chiesa). Si potrebbe pertanto destinare i fondi allo Stato, ma spesso questi contributi sono comunque utilizzati per il rifacimento di chiese ed edifici di culto. Così’ tornando, indirettamente, a beneficiare la stessa Chiesa cattolica.

Come hanno orientato negli anni le loro scelte i contribuenti italiani: Va premesso che il Ministero ha tre anni di tempo sia per fornire i dati che per trasferire gli importi. Di conseguenza le chiese non possono fornire dati recenti né sulle firme espresse a proprio favore né sugli introiti. I dati recenti sulle modalità di spesa sono quindi relativi ad annualità anteriori di un triennio. Solo la Chiesa Cattolica riceve annualmente un anticipo pari all’introito determinato dalle firme espresse tre anni prima e può quindi fornire sul suo sito dati più aggiornati. Gli ultimi dati ufficiali completi sono quelli relativi ai fondi incassati dallo Stato e dalle confessioni religiose nel 2004, relativi ai redditi del 2000, denunciati nel 2001. Per ogni possibile destinatario sono indicate la percentuale rispetto alle scelte espresse e la percentuale rispetto al totale dei contribuenti. Nel seguito sostituiremo dati più recenti dove disponibili.

In ogni modo per la Chiesa cattolcia: una quota pari all’87,25% delle scelte su un totale di 34,56% di preferenze. Lo Stato il 10,28% su 4,07% di totale contribuenti, i Valdesi 1,27 su 0,50% e poi via via gli altri. Si osservi che la percentuale di chi ha espresso una scelta è inferiore al 40% anche a causa del fatto che molti contribuenti sono esentati dal presentare la dichiarazione dei redditi.

Nel 2004 il gettito complessivo è stato di circa 897 milioni di euro. Il 39,6% dei contribuenti ha espresso la propria scelta con una firma, e la somma corrispondente (355 milioni di euro) è stata distribuita tra i sette enti riportati nell’elenco soprastante. Il 60,4% non si è pronunciato, ma la quota corrispondente dell’otto per mille, pari a 541 milioni di euro, è stata comunque redistribuita (ad eccezione di quella spettante a valdesi e ADI, pari all’1,47%, che è stata attribuita direttamente allo Stato) tra lo Stato, la Chiesa cattolica, le Comunità ebraiche, i luterani, e gli avventisti del settimo giorno, secondo le percentuali relative alle scelte espresse.

Nel corso del primo quindicennio si è assistito ad un graduale incremento della percentuale di firme espresse a favore della Chiesa Cattolica e a una corrispondente riduzione delle firme espresse a favore dello Stato.

Le erogazioni effettive a favore della Chiesa cattolica sono attualmente circa tre volte l’importo speso per il sostentamento del clero (questo è l’importo, che corrisponde approssimativamente all’assegno di congrua in vigore fino al 1989, tenendo conto dell’inflazione, come è logico considerando che il numero delle parrocchie non è cambiato significativamente e che i singoli stipendi non sono particolarmente elevati). Questo fatto ha indotto parte del mondo laico a chiedersi se vi siano stati errori od omissioni nella formulazione delle leggi di implementazione del nuovo concordato o nella loro applicazione. Queste critiche sono discusse in una sezione successiva di questa voce.

Per gli stessi motivi alcuni laici, con un appello pubblicato sulla rivista Micromega, hanno promosso la scelta della confessione Valdese, che si impegna a dedicare gli importi erogati esclusivamente a fini assistenziali e caritativi in Italia e all’estero.

Erogazione dei contributi: Lo Stato si riserva tre anni per provvedere all’esatto conteggio e al versamento dei contributi alle rappresentanze delle confessioni religiose. Ogni anno, quindi, tutte le confessioni ricevono i finanziamenti relativi alla dichiarazione dei redditi di tre anni prima, ad eccezione della Chiesa cattolica che, secondo l’art. 47 della legge n. 222-20 maggio 1985, riceve invece un anticipo relativo all’anno in corso pari all’importo definitivo, che ad essa compete in relazione alla dichiarazione dei redditi di tre anni prima, oltre al conguaglio relativo al suddetto esercizio. Dato che le somme erogate dallo Stato ogni anno e messe in bilancio dalle varie confessioni non coincidono con quelle che competono all’anno stesso e che in particolare i versamenti alla Chiesa cattolica comprendono conguagli o ratei relativi ad anni precedenti, gli importi discussi nel successivo paragrafo sull’utilizzo dei fondi, non devono essere confusi con gli importi di competenza dello stesso anno.

Utilizzo fondi: Lo Stato non ha spese di tipo pubblicitario in quanto è l’unico dei sette partecipanti a non farsi pubblicità. A tale causa è da alcuni attribuito il crollo delle preferenze espresse per lo Stato Italiano, la cui percentuale è scesa drasticamente dal 23 per cento del 1990 all’8,3 del 2006.

Chiesa cattolica: La somma ricevuta dalla Chiesa cattolica deve essere impiegata “per esigenze di culto della popolazione, sostentamento del clero, interventi caritativi a favore della collettività nazionale o di paesi del terzo mondo”, così come previsto dall’art. 48 della L. 222/1985. Ogni anno viene pubblicato un resoconto riassuntivo delle spese, che riporta la distribuzione dei fondi tra le voci principali, ma non elenca in dettaglio i progetti finanziati e la spesa corrispondente. Un rendiconto riassuntivo con la ripartizione per ciascuno degli anni 1990-2007 è pubblicato sul sito CEI, segnalato in calce.

Nel bienno 2006/2007 la somma, pari in media a 960 milioni di euro (comprensivo di arretrati degli anni precedenti), è stata ripartita nel modo seguente. 35% – sostentamento dei sacerdoti (La Chiesa cattolica stabilisce che in base al principio di perequazione, al netto delle trattenute Iperf un giovane sacerdote riceva uno stipendio di 852,93 €/mese per 12 mensilità[ ripartito come segue:  contributo dalla parrocchia di cui è pastore (0,036 centesimi i vice-parroci; 0,07 centesimi i parroci per ogni abitante, ad esempio per una parrocchia di 8000 abitanti il vice-parroco riceve 289,00 € al mese, il parroco 578,00 €); eventuali altri stipendi (ad esempio se insegna) qualora, la somma del contributo della parrocchia e ed eventuali altri stipendi, non raggiungano gli 852,93 €/mese, si attinge dall’8 per mille. A ciò si aggiungono eventuali scatti di anzianità e di carriera, un vescovo vicino alla pensione riceve al massimo 1308,57 €/mese.

20% – interventi caritativi in Italia e nel terzo mondo. I criteri di selezione dei progetti finanziati all’estero e il comitato scientifico responsabile della gestione sono pubblici

Nuova edilizia di culto (12%). Per quanto riguarda l’edilizia di culto si osservi che la CEI fornisce un contributo (che di regola non deve superare il 75%). Restano perciò in carico alle parrocchie e alle diocesi non solo le quote restanti ma anche il costo integrale delle opere non finanziabili dalla CEI (lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria, impianti sportivi e cine-teatrali, sistemazioni esterne, impianti di sicurezza e di ristoro, ecc.).

8% – beni culturali ecclesiastici

16% – alle diocesi (metà distribuito in parti uguali alle 226 diocesi e l’altra metà ripartita in proporzione al numero degli abitanti). Le iniziative diocesane si articolano a loro volta in moltissime voci, anche di tipo sociale e caritativo.

10% – altre iniziative nazionali (fondo per la catechesi, tribunali ecclesiastici, ecc.)

La Chiesa cattolica devolve circa l’1% dei fondi ottenuti alle spese pubblicitarie, anche allo scopo di ottemperare all’obbligo di legge di diffondere informazioni sull’uso dei fondi stessi.

Nel 2009, a seguito del terremoto che ha colpito l’Abruzzo, la Cei ha indetto, in favore delle popolazioni colpite dal terremoto, lo stanziamento di 5.000.000 € (3 mln in un primo momento, 2 in seguito) dai fondi derivanti dall’otto per mille, somma erogata tramite Caritas Italiana cui è stato affidato il coordinamento degli interventi locali per alleviare i disagi causati dal sisma.

(l’immagine copertina del testo (vignetta Cei) è stata tratta da: www.attracco.it)

>>> Guarda il video: “Il sistema Otto per mille

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