ManfredoniaRicordi di storia
A cura di Mimì Troiano

Momenti di aggregazione (di Mimì Troiano)


Di:

Ciao, Alfredo, ciao Giuseppe, ciao ragazzi, ci rivediamo tutti domani. Stessa ora, stesso spazio libero, stessi argomenti.”

I “ragazzi” sono i superstiti  degli anni 50′ e 60′ delle Chiese:

– “Stella Maris”e “S.Maria delle Grazie”, quest’ultima con la sua  splendida Comunità dei Giovani Francescani, ancora oggi molto vivace, sotto la guida spirituale genuina di padre Costanzo e i padri Guardiani Tempesta e Tarcisio Castriotta;

–  la Cattedrale con la sua ” S.Giovanni Bosco”, un folto gruppo di giovani attivi, dinamici ed esuberanti, educati alla scuola di due  figure  carismatiche come quelle del Maestro Trotta e  di  Don Matteo Troiano, già Delegato Diocesano dei Giovani di Azione Cattolica;

– la Chiesa del  “ Carmine “ che, grazie all’ assistenza spirituale di Don Antonio Di Lauro e Don Andrea Papagno, ha instradato gran  parte della comunità giovanile  verso l’attività  di  formazione professionale;

– le altre due comunità emergenti dell’epoca, la  Chiesa “ Croce “ e la Chiesa “San Michele”, gemmate rispettivamente dalla comunità della S.Giovanni Bosco e da quella della  Stella Maris, con la benedizione dell’Arcivescovo Cesarano.

Lo spazio libero è la “Villa del Castello”, luogo di ritrovo quotidiano del gruppo, privo di riferimenti forti, per l’assenza di un  maestro e del supporto di una sede sociale, estremamente utili per tenere lontano quel senso patetico di abbandono e di solitudine.

Gli argomenti: la politica, il governo della città e lo sport, con tanto calcio del lunedì.

” A proposito, Giuseppe, come promesso, domani ti porto le vecchie foto di gruppo  raffiguranti  momenti favolosi di vita  vissuta tra la Parrocchia, il Faro del Porto,  la Terra Gialla e l’ Acqua di Cristo. Sembra ieri, eppure sono trascorsi più di sessant’anni, ragazzi!”.

Purtroppo, i tempi della vita sono drammaticamente brevi. Troppo ristretti per apprezzare i semi e le tracce che ha lasciato l’amico Salvatore Ierimonti, profeta di una nuova coscienza di cultura associativa e attività parrocchiale. E noi siamo stati spettatori prima ed eredi dopo del suo messaggio innovatore .

Con l’amico  Franco Rinaldi abbiamo voluto esprimergli, a distanza di tanti anni,  la  nostra gratitudine, attraverso questa rievocazione nostalgica del passato; una sorta di amarcord dei vecchi oratoria Manfredonia, che hanno rappresentato momenti di vera  aggregazione e  di solidarietà  sociale e umana, prima che religiosa, a partire dal trasferimento dei salesiani.

Uno sguardo curioso sulla  raccolta fotografica del gruppo storico di cui si parlerà meglio in seguito,  ci ha offerto l’opportunità di rivivere attimi di incontenibile gioia  e di grande umanità, di un tempo in cui i poveri erano inquieti per gli altri fratelli più poveri ed era comune lo sforzo  di oltrepassare l’angusto perimetro del campo dell’egoismo, per dilatarsi verso lo spazio della vera amicizia, della condivisione delle gioie e delle sofferenze umane, autentica ricchezza morale di quelle meravigliose generazioni.

Nel ripercorrere quella storia comune, abbiamo provato forti emozioni insieme a sensazioni che sanno di antico e che hanno accresciuto in noi la soddisfazione per essere stati educati a un modo di essere intessuto di valori profondi. Van Gogh scriveva: “Non dimentichiamo che le piccole emozioni sono i grandi capitani della nostra vita e che noi obbediamo senza saperlo.”

In questo contesto si erge la personalità di Salvatore Ierimonti. Profilo di alto spessore morale e intellettuale; figura carismatica che sarebbe un esempio da emulare ancora oggi.

Salvatore ha esercitato la funzione di 1° Presidente di Azione Cattolica nella piccola Parrocchia ” Stella Maris “, nell’ambito di una successione fisiologica dall’ ” Oratorio Salesiano ” all’Azione Cattolica.

Egli riesce a emancipare un nuovo gruppo fino a quel momento amorfo e del tutto insensibile alle esigenze e agli obblighi sociali .

Siamo a cavallo degli anni 50′ e 60′.

Dei cinque anni trascorsi insieme, spicca nei nostri ricordi il suo forte senso di appartenenza alle istituzioni religiose e laiche.  Salvatore aveva una cocciuta capacità di guardare avanti, di  non rassegnarsi mai dopo il fallimento di un progetto. Possiamo dire che si trattò di un sodalizio speciale: la  collaborazione fianco a fianco con lui ci ha permesso di apprezzare pienamente la sua straordinaria intelligenza e cultura, ma anche sensibilità e moralità.

Ma chi è Salvatore Ierimonti:  giovane liceale arrivato a Manfredonia a seguito  del trasferimento del padre, guardiano del faro,  figura affascinante e suggestiva, un mestiere romantico e ancora oggi tanto ambito. Frequenta il liceo-ginnasio “Sacro Cuore” con i gemelli Pellegrino,  Lorenzo e Peppino  (cardiologo il primo e magistrato il secondo), laureandosi successivamente in Lettere classiche e Filosofia presso l’Università degli Studi di Bari con il massimo dei voti.

Alto di statura,  viene chiamato da tutti “ Il Gigante buono “ anche per la sua straordinaria  somiglianza con John Charles, calciatore centravanti che, insieme a Omar Sivori,  talentuoso numero 10, fece la storia della Juventus nella seconda parte degli anni 50’. E proprio della Juventus è un tifoso entusiasta, a tal punto da contagiare con la sua passione un’intera generazione di giovani sportivi.

La  domenica pomeriggio,  assolto l’obbligo della messa mattutina, ci troviamo tutti doverosamente al Faro per l’ascolto della radiocronaca della sua Juventus:cronista Nicolò Carosio, storico commentatore di argomenti ed eventi calcistici, capace di farci vedere le partite attraverso la sua meravigliosa  voce baritonale e nel contempo di coniare frasi come  “….. traversa, linea ….. è quasi gol”.

STACCO DA SISTEMARE

Scelto tra i tanti giovani sensibili, per queste sue peculiarità, dall’allora parroco Don Nicola Angiuli e dal suo vice Don Antonio Ricucci ( “E’ il profilo adatto ai tempi complessi che viviamo”),  Salvatore si mette subito all’opera per conseguire i due obiettivi principali del progetto:

  • recuperare i superstiti e i valori della precedente esperienza salesiana;
  • aprire le porte strette della parrocchia alle nuove generazioni del dopoguerra, appartenenti alle  famiglie bisognose e disadattate,  con gravi problemi

I superstiti della felice esperienza salesiana, vissuta  alla scuola di Don Sante Garelli, Don Luigi Missana  e Don Fulvio Colitti, possono dare testimonianza della fondamentale importanza del passaggio dalla vecchia alla nuova struttura di comunità parrocchiale e del filo conduttore che unisce i due momenti.

I tre confratelli furono allontanati a causa del forte senso di carità cristiana e umana che sapevano trasmettere ai fratelli in difficoltà (nell’ambiente confessionale correva voce: “  sono preti comunisti, devono andare via”).  Nonostante una sommossa popolare, Don Luigi fu trasferito in  un piccolo centro del Gargano mentre gli altri due rientrarono  ai loro paesi di origine, Torino e Udine.

Ierimonti ha la capacità di imprimere un nuovo corso  alle cose senza rinnegare il passato .

Del gruppo salesiano ci piace ricordare tre icone di quella meravigliosa comunità :  Mimi Prencipe detto il Maestro, Pinuccio La Torre detto Pinò e Giovanni Castrignano soprannominato “ Giuanne u sagrestene”.  Ma non possiamo non  richiamare alla nostra memoria la presenza di tanti  altri amici che, a seconda dei ruoli svolti nella comunità, hanno fatto la storia della “ Stella Maris”. Mi riferisco ai Fratelli Balzano  (Giacinto,  pediatra e Cenzino, funzionario ASL),  il cugino Franco  Ciuffreda – ginecologo, Tonino  D’Ambrosio detto Coppola Rossa, i Fratelli Ardò ( Michele insegnante di educazione fisica e Tonino Assicuratore), Pinuccio Triggiani – autista – , Gabriele Selvaggio, insegnante di educazione fisica, i fratelli Troiso Lorenzo e Nicola,  i fratelli Nino e Mimí Troiano, i fratelli  Paolo e Nicola Amoruso.

Della seconda generazione daranno poi  testimonianza Giuseppe  La Torre , Mimi La Forgia Senior e Junior, Michele e Giacomo Salvemini,  i fratelli Angelo e Aldo Urania, Lorenzo De Nittis, Giuseppe Azzarone, Tonino Falcone detto Facchetti, Michele Troiano, i fratelli Michele Antonio e Dino Simone,  i fratelli Franco e Antonio Giordano, gemelli, e gli altri due, Matteo e Angelo; i fratelli Matteo e Dino Carpano,  Tonino Tasso, Tonino Papagno, Gaetano Prencipe, Antonio Spano, Michele Guerra  e tanti altri  giovani che per ragioni di spazio non sono elencati.

Ci riesce davvero difficile inventariare,  perciò,  i  numerosi semi e le tracce lasciate con sovrana generosità da Ierimonti. Le sue idee,  i suggerimenti, le  ispirazioni, le  iniziative  crescono e germogliano forse senza che egli  nemmeno sappia di esserne il promotore.

Innumerevoli persone contraggono, in termini e tempi differenti, un debito di riconoscenza nei suoi confronti per la sua intensa attività associativa, specie nel campo dell’assistenza sociale, della cultura, dello sport e del tempo libero.

Qui vogliamo richiamare alla mente soltanto quelle più significative,  come la creazione della CompagniaTeatrale , la fondazione della “ S.V.I.C. Stella” acronimo di Squadra Volante Italiana Cattolica, vero laboratorio dove si sono forgiati tanti giovani e  giovanissimi debuttanti nella squadra titolare del Manfredonia. Le olimpiadi interparrocchiali, la proficua esperienza dei campeggi estivi.

Dobbiamo dire, però, che l’esperienza che più ci ha arricchiti sotto l’aspetto umano è stata quella relativa alla mensa dell’alba, istituita per  distribuire una colazione calda ai  bambini e i ragazzi poveri della parrocchia. La mattina , ancora buio, tutti a messa sotto la guida di Mimi Prencipe il  “Maestro”, mentre  nella saletta adiacente alla chiesa,  la signorina Duse, impiegata comunale,  con altri volontari preparano la colazione a base di latte e cacao in polvere, una fetta di pane caldo accompagnata a giorni alterni da formaggio giallo americano o marmellata, conservati  in grossi contenitori di latta,  tutto rigorosamente offerto dalla P.O.A., la Pontificia Opera Assistenziale.  Non mancano mai le quattro gallette da portare a scuola. In alcuni giorni la partecipazione  dei bambini e  dei ragazzi supera abbondantemente le cento unità e i volontari sono costretti a fare due o tre turni per soddisfare le loro speranze.

Ancora oggi ci manca  quella profonda partecipazione emotiva ed affettiva prodotta dal calore del loro respiro di gratitudine  nella piccola grande sala multifunzionale (sala giochi, sala riunioni, sala catechesi, sala proiezioni, mensa per accoglienza dei ragazzi), oggi trasformato in un contenitore freddo e senz’anima. Ci manca il loro entusiasmo per una schiacciata di ping-pong, o per una vittoria al calcio-balilla, alle pulci, alla dama, agli scacchi,  al tressette e ai giochi giapponesi. Ci manca l’odore intenso, gradevole e delicato del pane di “Ze Gesèppe u fùrnere”.

Ci manca un maestro che  possa  donare alle  nuove generazioni quella speranza che è l’anima della vita.

Grazie, Franco, per l’opportunità che ci hai dato.

MIMI’ TROIANO

Momenti di aggregazione (di Mimì Troiano) ultima modifica: 2019-03-25T19:04:46+00:00 da Redazione



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Commenti


  • Michele

    Grazie Mimì Truien, è stato un immenso piacere ricordare i tornei di calcio quando militavamo nella squadra Stella Maris, la Sipontina e quella del Sing Sing che primeggiavano su tutte, quando organizzavamo tornei di calcio balilla e ping pong, ecc. Insomma un Amarcord speciale e commovente. Grazie di nuovo Domenico Troiano persona speciale.

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