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Detenzione droga, assolto in Appello il mattinatese Gianfranco Prencipe

AUTORE:
Redazione
PUBBLICATO IL:
25 Maggio 2023
Manfredonia // Mattinata //

Bari – Con recente sentenza, la Corte di Appello di Bari, Sezione 1° Penale, ha assolto dai reati ascritti (detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio) il sig. Gianfranco Prencipe di Mattinata.

La gravata sentenza di primo grado emessa nel 2020 appariva ingiusta è illegittima oltre che carente di adeguata motivazione“, è stato il commento dei difensori di fiducia dell’imputato – gli avvocati Francesco Santangelo e Matteo Ciociola – all’esito del risultato raggiunto in grado di appello.

I fatti

In esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Tribunale di Foggia su proposta della Procura della Repubblica a carico di G.P. (43 enne), i carabinieri di Mattinata traevano in arresto il mattinatese con l’accusa, a carico dell’uomo, di spaccio continuato di sostanze stupefacenti, false attestazioni a pubblico ufficiale e truffa ai danni della Regione Puglia.

Nel corso delle investigazioni volte al contrasto del fenomeno dello spaccio di sostanze stupefacenti a Mattinata, i carabinieri hanno accertato sequestrando alcune dosi di cocaina e hashish già nella disponibilità di terzi soggetti acquirenti, attribuendo l’attività di spaccio di droga in capo all’imputato G.P..

Al termine di tale attività, i militari hanno proceduto alla perquisizione domiciliare nei confronti del medesimo nel corso di tale controllo emergeva, unicamente, che l’uomo aveva falsamente attestato ad un funzionario della motorizzazione civile di Foggia i propri dati personali, non risultando esistente negli archivi dell’Ufficio Tributi e, pertanto, non aveva mai ricevuto alcuna richiesta di pagamento per il bollo della sua auto, truffando così la Regione Puglia di una ingente somma di danaro.

Palazzo di Giustizia di Bari (ph: ambiente e ambienti)
Palazzo di Giustizia di Bari (ph: ambiente e ambienti)

I gravi indizi di colpevolezza raccolti dai carabinieri durante l’attività d’indagine, ha permesso all’Autorità Giudiziaria di emettere il provvedimento restrittivo degli arresti domiciliari (che veniva revocato successivamente dopo qualche giorno).

All’esito del primo grado di giudizio, in cui il Tribunale di Foggia basava la sentenza di condanna del garganico anche sul materiale raccolto costituito da intercettazioni o captazioni telefoniche e ambientali disposte in altro procedimento penale per un omicidio avvenuto in territorio di Mattinata, l’imputato quindi veniva condannato alla pena di anni 1 di reclusione oltre ad una multa ed al pagamento delle spese processuali per reati riqualificati all’art.73 comma 5DPR 309/90, in continuazione tra loro.

L'avvocato Matteo Ciociola del Foro di Foggia
L’avvocato Matteo Ciociola del Foro di Foggia

I difensori avv.ti Santangelo Francesco e avv. Matteo Ciociola hanno, sin dalle prime battute del processo, rimarcato sia la indimostrata disponibilità della sostanza stupefacente da parte del proprio assistito incensurato che l’inutilizzabilità delle intercettazioni telefoniche per difetto motivazionale sui gravi indizi oltre all’inutilizzabilità della relazione contenente i criteri di identificazione dei parlanti.

Perché si possa configurare la fattispecie di cui all’art.73 comma 5 DPR 309/90 è necessario, concludono i difensori, provare la detenzione o la cessione della sostanza stupefacente, in più la finalità di spaccio che deve caratterizzare la condotta. Elementi questi, del tutto mancanti nel caso di specie.

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