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SIMONA LOSITO Flotilla, Simona Losito: “Trattati come criminali, senza cibo e acqua, anche violenze sessuali”

Il duro racconto di Simona Losito, giornalista freelance barese di 29 anni, rientrata in Italia dopo essere stata a bordo della Global Sumud Flotilla

AUTORE:
Redazione
PUBBLICATO IL:
25 Maggio 2026
Cronaca // Primo piano //

Sono saliti sulle barche, ci hanno perquisiti, ci hanno legati e portati sulla nave prigione. Con violenza ci hanno spogliati di qualsiasi avere, vestiti compresi, e non avevamo indumenti sufficienti per proteggerci dal freddo durante la notte”. È il duro racconto di Simona Losito, giornalista freelance barese di 29 anni, rientrata in Italia dopo essere stata a bordo della Global Sumud Flotilla, fermata dalla marina israeliana.

La giovane attivista ha denunciato presunti maltrattamenti e abusi durante i giorni di detenzione, parlando di condizioni estremamente difficili vissute insieme agli altri membri dell’equipaggio.

In carcere non ci hanno dato né acqua né cibo, continuavano a tenerci la testa bassa, non volevano che riuscissimo a guardare le persone intorno a noi, ci hanno legati mani e piedi, trattati come fossimo criminali”, ha raccontato Losito, aggiungendo dettagli particolarmente pesanti su quanto sarebbe accaduto durante la custodia.

Nel suo racconto emergono accuse di violenza fisica e intimidazioni, tra cui l’uso di granate sonore, taser su corpi bagnati e presunti episodi di violenza sessuale. “Hanno sparato, lanciato granate sonore, ci buttavano acqua a terra per non farci stare caldi, alcuni di noi sono stati picchiati, usavano il taser sui corpi bagnati, ci sono state violenze sessuali”, ha dichiarato.

La giornalista ha ricordato anche un momento vissuto durante la permanenza nel centro di detenzione, riferendosi all’arrivo del ministro della Sicurezza israeliano. “Quando è arrivato il ministro della Sicurezza israeliano Ben-Gvir io ero nel tendone, ero a terra con la faccia sul pavimento e non mi sono resa conto di quello che stava accadendo intorno”, ha spiegato.

Sentivo l’inno israeliano in loop, i militari che ci schernivano e cantavano – racconta – e noi cercavamo in qualche modo di mantenere la calma ed evitare qualsiasi escalation”, ha concluso Losito, sottolineando come tra i fermati ci fosse soprattutto il tentativo di sostenersi a vicenda e mantenere lucidità in una situazione descritta come estremamente tesa.

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"Perché nasca una prateria bastano un trifoglio, un'ape e un sogno." – Emily Dickinson

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