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PIANO MAFIA Non c’è un piano contro la mafia pugliese: magistrati e forze dell’ordine lasciati soli

In Puglia si moltiplicano i segnali di un nuovo salto di qualità della criminalità organizzata. Una mafia sempre più capace di ridefinire i propri equilibri e di infiltrarsi nel tessuto economico e sociale del territorio

AUTORE:
Redazione
PUBBLICATO IL:
25 Maggio 2026
Cronaca // Gargano //

di Mario Della Cioppa*
Fonte: IlFattoQuotidiano.it

In Puglia si moltiplicano i segnali di un nuovo salto di qualità della criminalità organizzata. Una mafia sempre più capace di ridefinire i propri equilibri e di infiltrarsi nel tessuto economico e sociale del territorio. Eppure, secondo l’ex Questore di Roma e Prefetto Mario Della Cioppa, oggi manca una vera strategia nazionale per contrastarla efficacemente.

L’analisi parte dalla cosiddetta “strage di San Marco in Lamis”, avvenuta nel 2017, quando lo Stato reagì con decisione. In quell’occasione, racconta Della Cioppa, il governo comprese che non bastavano dichiarazioni pubbliche o riunioni simboliche: servivano rinforzi concreti, investigatori qualificati e un forte supporto logistico a magistratura e forze di polizia. Una linea sostenuta allora dal Ministro dell’Interno e dall’ex Capo della Polizia Franco Gabrielli, che portò rapidamente risultati tangibili sul territorio.

Secondo l’ex Prefetto, oggi il quadro è molto diverso. Negli ultimi anni si sono susseguite visite istituzionali e comitati per l’ordine e la sicurezza pubblica, ma senza un vero piano operativo strutturale. “Il problema non sono i comitati di due ore strapieni di gente”, osserva Della Cioppa, “ma il fatto che tutto si esaurisca prevalentemente nella dimensione simbolica e comunicativa”.

La criminalità pugliese, e in particolare quella foggiana, viene descritta come una realtà ben più grave della semplice microcriminalità urbana. Non a caso, ricorda l’autore, i vertici della magistratura antimafia hanno parlato di organizzazioni criminali “più gravi di quelle siciliane e calabresi” per capacità di controllo del territorio e infiltrazione economica.

Ciò che continua a mancare, denuncia Della Cioppa, è una visione strategica chiara: non si sa quali procure verranno rafforzate stabilmente, quali reparti specializzati saranno creati, quali investimenti strutturali verranno destinati alle aree più esposte né come lo Stato intenda contrastare seriamente la penetrazione mafiosa nell’economia legale.

L’ex Questore critica anche il continuo riferimento ai “rinforzi estivi”, definiti “risibili oltre che fuorvianti”, perché si tratta di assegnazioni temporanee comuni a tutte le località turistiche italiane e non di un reale potenziamento delle strutture investigative e operative nei territori più colpiti dalla mafia.

Per affrontare il problema, sostiene Della Cioppa, servirebbero anni di investimenti, continuità d’azione, pianificazione e una strategia che unisca sicurezza, giustizia, prevenzione sociale e controllo economico del territorio. Una risposta complessa che oggi, secondo l’autore, la politica continua a evitare preferendo “narrazioni di comodo”.

Nel frattempo, i risultati continuano ad arrivare quasi esclusivamente grazie al lavoro quotidiano di magistrati e forze dell’ordine, spesso costretti a operare in condizioni difficili e senza adeguato supporto. “A loro non servono passerelle prive di conseguenze concrete”, scrive Della Cioppa, “ma risorse, mezzi, capacità investigativa evoluta e una presenza stabile dello Stato nelle aree più esposte”.

Infine, l’autore richiama anche le parole della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che si era detta insoddisfatta dell’andamento della sicurezza nel Paese. Una dichiarazione che, secondo Della Cioppa, certifica l’incapacità del Ministero dell’Interno di affrontare il problema con efficacia e lungimiranza. Il rischio, conclude, è lasciare ancora una volta soli magistrati e poliziotti, proprio coloro ai quali lo Stato affida il compito di garantire la sicurezza dei cittadini.

*Già Questore di Roma e Prefetto

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