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ANNIBALE D'ELIA Dai “Bollenti Spiriti” alle ceneri della programmazione: la sfida di Annibale d’Elia

D'Elia porta con sé un curriculum di assoluto rilievo. È stato tra gli ideatori di Bollenti Spiriti, una delle esperienze più innovative che la Puglia abbia saputo esprimere nel campo delle politiche giovanili

AUTORE:
Redazione
PUBBLICATO IL:
25 Giugno 2026
Manfredonia // Politica //

La nomina di Annibale D’Elia alla guida del Dipartimento Cultura, Istruzione, Turismo e Diritti Civili della Regione Puglia rappresenta molto più di un semplice avvicendamento amministrativo. È una scelta che segna la fine di una lunga stagione e l’inizio di una fase che si annuncia tra le più complicate degli ultimi vent’anni.

D’Elia porta con sé un curriculum di assoluto rilievo. È stato tra gli ideatori di Bollenti Spiriti, una delle esperienze più innovative che la Puglia abbia saputo esprimere nel campo delle politiche giovanili. Ha lavorato sull’innovazione pubblica, sulle startup, sulla rigenerazione urbana e sull’economia culturale. Nessuno può negarne competenze e visione.

Ma oggi la questione non è chi sia D’Elia. La questione è quale Puglia troverà.

Perché il nuovo direttore eredita un sistema che negli ultimi anni ha mostrato tutte le sue fragilità. Una macchina culturale e turistica che per troppo tempo ha vissuto di rendita, alimentata dalla forza del brand Puglia più che da una vera capacità di programmazione strategica.
La stagione di Aldo Patruno ha prodotto risultati importanti sul piano della promozione e dell’attrattività internazionale. Tuttavia lascia anche interrogativi pesanti. Oggi il settore culturale pugliese appare frammentato, spesso privo di una visione organica e incapace di trasformare gli eventi in sviluppo strutturale dei territori.

A questo si aggiungono vicende che hanno inevitabilmente incrinato la credibilità del sistema.

Gli scandali che hanno coinvolto la Film Commission, le polemiche che da anni accompagnano il Teatro Pubblico Pugliese – oggi Puglia Culture – , e le problematiche correlate a ARET- Pugliapromozione, hanno aperto una questione che non può più essere elusa: quella della trasparenza, della governance e del rapporto tra politica, enti partecipati e gestione delle risorse pubbliche.

Per anni la cultura è stata raccontata come il fiore all’occhiello della Regione.

Oggi, invece, emerge la necessità di una profonda manutenzione istituzionale. Servono regole più chiare, controlli più efficaci e soprattutto una netta separazione tra consenso politico e gestione delle politiche culturali. Il turismo non sta meglio.

Nonostante i numeri continuino a essere positivi, la Puglia soffre di problemi strutturali evidenti: destagionalizzazione insufficiente, infrastrutture carenti, trasporti inadeguati, overtourism in alcune aree costiere e progressivo spopolamento dell’entroterra. Manca una strategia che tenga insieme cultura, paesaggio, mobilità e sviluppo economico.

È qui che si misurerà davvero la capacità di D’Elia.

L’epoca dei grandi slogan è finita. Non basta più evocare l’innovazione. Occorre praticarla. Non bastano i festival, le inaugurazioni e le campagne di marketing territoriale. Serve costruire una politica culturale che generi occupazione stabile, sostenga i talenti locali e rafforzi il tessuto produttivo creativo della regione.

La sfida è enorme: riportare credibilità dove si è insinuato il sospetto, programmazione dove domina l’emergenza, visione dove spesso prevale la gestione ordinaria.

Da Bollenti Spiriti a capo del dipartimento più delicato della Regione Puglia, Annibale D’Elia arriva con il vantaggio di conoscere la differenza tra innovazione raccontata e innovazione realizzata. Adesso dovrà dimostrare che quella stagione non è stata soltanto un felice ricordo, ma può ancora diventare un metodo di governo.

Perché la Puglia non ha bisogno di un nuovo narratore. Ha bisogno di un costruttore.

A cura di Maurizio Varriano

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