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FOGGIA EPISCOPO Foggia, il teatro dell’assurdo: tutti contro, nessuno contro davvero. Episcopo prende lo scettro e tira dritta

La politica foggiana riesce sempre nell'impresa più difficile: trasformare una decisione amministrativa in una commedia dell'assurdo

AUTORE:
Redazione
PUBBLICATO IL:
25 Giugno 2026
Foggia // Politica //

La politica foggiana riesce sempre nell’impresa più difficile: trasformare una decisione amministrativa in una commedia dell’assurdo dove tutti recitano la parte degli indignati, ma nessuno è disposto a pagare il prezzo delle proprie convinzioni.

La vicenda della nomina di Michele Salatto all’Urbanistica è l’ennesima rappresentazione di questo teatro permanente. Una maggioranza che avrebbe dovuto incarnare il cambiamento si ritrova impantanata nelle stesse logiche che per anni ha denunciato. Una coalizione nata per rompere con il passato finisce per litigare sul passato, richiamando figure del passato e utilizzando gli stessi strumenti del passato.

Ma il punto più imbarazzante non è nemmeno questo. Il punto è che quasi tutti sembrano contrari, ma nessuno abbastanza da trarne le conseguenze.

Il Movimento 5 Stelle dichiara di non condividere la scelta. Convoca riunioni. Coinvolge i livelli nazionali. Fa sapere che la nomina non è sua. Precisa che non intende assumersene la responsabilità politica. E poi? Poi resta dov’è. Una posizione che sfida la logica prima ancora della politica. Se una nomina è così problematica da richiedere l’intervento dei vertici nazionali, se è così distante dall’idea di cambiamento sbandierata in campagna elettorale, se è così incompatibile con la propria visione amministrativa, allora la domanda è semplice: perché continuare a sostenere chi quella scelta la compie?

La risposta è altrettanto semplice e molto meno nobile. Perché rompere costa.

Costa in termini di potere, di influenza, di gestione degli equilibri. Costa più di una dichiarazione indignata e molto più di una presa di distanza affidata ai comunicati. Così nasce la formula magica della politica contemporanea: dissociarsi senza dissociarsi, governare senza governare, sostenere senza sostenere.

Una straordinaria invenzione che permette di stare contemporaneamente al governo e all’opposizione, nella maggioranza e fuori dalla maggioranza, responsabili e irresponsabili a seconda delle necessità.

Naturalmente anche il resto della coalizione non brilla per coerenza.

Da settimane assistiamo a un balletto di posizionamenti, smentite, retroscena, veti, mezzi veti e veti che diventano non-veti. Una gigantesca recita collettiva nella quale la città è diventata una comparsa mentre i partiti si contendono il ruolo di protagonista.

E nel frattempo Foggia aspetta.

Aspetta di capire quale sia la visione urbanistica dell’amministrazione. Aspetta di sapere come si intenda affrontare il tema del consumo di suolo, delle periferie, della rigenerazione urbana, della pianificazione futura. Aspetta una discussione sul merito.

Ma il merito è diventato un dettaglio.

Ciò che conta è il messaggio politico, il segnale, il posizionamento, il comunicato, il distinguo. La città reale scompare dietro la città raccontata dai professionisti dell’equilibrismo politico.

In questo scenario, paradossalmente, l’unica che sembra aver compreso la situazione è proprio Maria Aida Episcopo.

Ha capito che i partiti sono troppo divisi per fermarla. Ha capito che nessuno è disposto ad aprire una crisi vera. Ha capito che chi minaccia raramente colpisce. E ha deciso di andare avanti.

Si può condividere o contestare la scelta di Salatto. Si possono avere dubbi sul profilo, sul metodo, sulle implicazioni politiche. Ma almeno la sindaca mette la faccia su una decisione che rivendica come propria. Gli altri, invece, sembrano impegnati soprattutto a costruirsi una via di fuga.

Se andrà bene, saranno tutti pronti a salire sul carro del successo.

Se andrà male, saranno tutti pronti a ricordare che loro avevano espresso perplessità. È la politica del paracadute permanente. Nessuno vuole assumersi il rischio di una scelta, ma tutti vogliono conservare il diritto di giudicarla.

E così la maggioranza che avrebbe dovuto rappresentare “tutta un’altra storia” finisce per somigliare sempre di più a un vecchio manuale di sopravvivenza politica: molta tattica, poca visione; molti equilibri, pochi principi; molta occupazione degli spazi, poca occupazione dei problemi.

La verità è che questa vicenda non sta demolendo soltanto i rapporti interni alla coalizione. Sta demolendo una narrazione.

Quella secondo cui esisterebbe una nuova politica immune dalle vecchie tentazioni. Quando arrivano le poltrone, gli assessorati, gli equilibri di governo e la gestione del potere, le differenze ideologiche spesso evaporano. Restano gli interessi, le convenienze e le paure. E la più grande paura di tutte è sempre la stessa: perdere il posto da cui si esercita il potere. Per questo nessuno rompe davvero. Per questo tutti protestano ma nessuno se ne va. Per questo Foggia assiste all’ennesima battaglia combattuta con le sciabole di legno.

Molto rumore. Molte dichiarazioni. Molte prese di distanza.

E una sola certezza: quando una maggioranza passa più tempo a discutere delle proprie poltrone che del destino della città, il problema non è più il singolo assessore.

Il problema è la politica stessa.

A cura di Maurizio Varriano.

1 commento su "Foggia, il teatro dell’assurdo: tutti contro, nessuno contro davvero. Episcopo prende lo scettro e tira dritta"

  1. Eccellente visione, purtroppo reale e concreta della situazione della pseudo politica del comune di Foggia. Un vero schifo a cui tutti attingono a piene mani, con la scusa della ” coltura” ai forzieri comunali e regionali. Non si può bloccare una intera città con tutta questa “coltura” Foggia sta morendo nella sporcizia, degrado e risse di ubriachi tutte le notti. Vergognatevi, sempre la stessa storia.

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