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ECONOMIA DONNE Pensioni e stipendi, donne penalizzate: assegni previdenziali più bassi del 34% rispetto agli uomini

È quanto emerge dal Rendiconto sociale dell’Inps, che fotografa un persistente divario economico e contributivo tra i due generi

AUTORE:
Redazione
PUBBLICATO IL:
25 Giugno 2026
Economia // Primo piano //

Le donne continuano a percepire pensioni e retribuzioni sensibilmente inferiori rispetto agli uomini. È quanto emerge dal Rendiconto sociale dell’Inps, presentato oggi, che fotografa un persistente divario economico e contributivo tra i due generi.

Nel 2025 l’importo medio delle pensioni previdenziali – comprese quelle di invalidità, vecchiaia e superstiti – si è attestato a 1.876,1 euro lordi mensili. Tuttavia, il dato presenta una marcata differenza di genere: le donne percepiscono in media 1.491,7 euro al mese, mentre gli uomini raggiungono 2.260,6 euro, con un divario pari a circa il 34%.

La distanza aumenta ulteriormente nel caso delle pensioni di vecchiaia dei dipendenti privati, dove la differenza tra gli assegni percepiti da uomini e donne sfiora il 45%.

Il rapporto evidenzia inoltre che nel 2025 le lavoratrici hanno lasciato il lavoro in media a 65,4 anni, circa un anno più tardi rispetto al 2022. Gli uomini, invece, sono andati in pensione mediamente a 64,1 anni, rispetto ai 63,7 anni registrati tre anni prima.

Tra le diverse gestioni previdenziali, gli importi più elevati si registrano nel comparto dei dipendenti pubblici. In questo settore le pensionate ricevono mediamente 1.940,4 euro mensili, mentre gli uomini arrivano a 2.705,9 euro, grazie anche a percorsi contributivi generalmente più lunghi.

Sul fronte della spesa pensionistica, l’Inps segnala un aumento da 320 miliardi di euro nel 2024 a 325 miliardi nel 2025, con una crescita nominale dell’1,4%, attribuita principalmente all’adeguamento degli assegni all’andamento dell’inflazione.

Anche i dati sulle retribuzioni confermano un forte squilibrio. Nel 2024, ultimo anno disponibile, la retribuzione media giornaliera nel settore privato è stata di 111,1 euro per gli uomini e 82,6 euro per le donne, con una differenza del 25,65%.

Il divario retributivo varia sensibilmente da settore a settore. Nelle attività immobiliari raggiunge il livello più elevato, con le donne che percepiscono mediamente 80,4 euro al giorno contro i 134,3 euro degli uomini, pari a una differenza del 40,1%.

Nel settore pubblico la forbice si riduce ma resta significativa: le lavoratrici ricevono mediamente 113,5 euro al giorno, contro i 142,7 euro degli uomini, con uno scarto del 20,5%.

Tra i comparti pubblici, le retribuzioni più alte si registrano nell’università e nella ricerca, dove le donne guadagnano in media 158,5 euro giornalieri, rispetto ai 194,2 euro degli uomini.

Nel settore privato, l’unico comparto in cui le lavoratrici risultano mediamente più retribuite degli uomini è quello dell’estrazione di minerali, cave e miniere, con 177,7 euro al giorno contro 172 euro. All’estremo opposto si colloca il lavoro domestico, dove le donne percepiscono mediamente 54,2 euro al giorno, contro i 66,7 euro degli uomini.

Differenze rilevanti emergono anche nelle attività manifatturiere, dove il divario è del 19,6%, nel commercio, dove sale al 23,6%, e nel settore del credito, in cui le retribuzioni femminili risultano inferiori del 31,6% rispetto a quelle maschili.

Dal rapporto Assogestioni-Censis emerge inoltre una diffusa preoccupazione sul futuro previdenziale. Oltre il 56% dei lavoratori teme di dover attendere i 70 anni per andare in pensione, mentre più del 70% ritiene che il futuro assegno pensionistico sarà inferiore al 60% dell’ultima retribuzione percepita.

Secondo il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon, una delle risposte a queste criticità passa dal rafforzamento della previdenza complementare. «L’intervento che deve fare lo Stato è incentivare di più la previdenza complementare come supporto al carico che avremo in futuro di minore spesa ma oggettivamente di più pensionati poveri. La previdenza complementare diventa la gamba principale di quello che sarà il futuro pensionistico», ha dichiarato.

Lo riporta ansa.it.

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