Svolta nelle indagini sull’omicidio di Luigi “Luca” Esposito, il giornalista salernitano di 53 anni trovato senza vita e carbonizzato nella mattinata di domenica scorsa in un terreno agricolo della località Cioffi, a Eboli. Nella giornata di 25 luglio, i Carabinieri hanno eseguito il fermo del presunto responsabile, individuato al termine di un’intensa attività investigativa coordinata dalla Procura della Repubblica di Salerno.
L’uomo è stato rintracciato mentre si nascondeva in un casolare abbandonato. L’operazione è stata condotta dal Nucleo Investigativo del Comando Provinciale dei Carabinieri con il supporto del Reparto Indagini Tecniche del ROS e dello Squadrone Cacciatori di Puglia, che hanno circondato l’edificio prima di intervenire e bloccare il sospettato.
A rendere ancora più drammatica la vicenda sono i primi risultati dell’autopsia. Secondo gli accertamenti medico-legali, Esposito potrebbe essere stato incendiato quando era ancora in vita. Le tracce di fumo riscontrate nei polmoni indicherebbero infatti che il giornalista ha respirato il fumo provocato dalle fiamme, dopo essere stato vittima di una violenta aggressione durante la quale sarebbe stato picchiato e soffocato. Gli investigatori ritengono che il rogo possa essere stato appiccato per eliminare eventuali tracce biologiche e altri elementi utili alle indagini.
Nonostante il fermo del presunto killer, restano ancora numerosi aspetti da chiarire. Gli inquirenti stanno cercando di ricostruire il movente e l’esatta sequenza degli eventi che hanno portato al delitto.
Tra i punti ancora oscuri figura quello relativo ai telefoni cellulari della vittima. Uno dei dispositivi è stato recuperato nell’abitazione del giornalista, mentre del secondo non è stata trovata traccia. Alcuni messaggi inviati da un conoscente risultavano però consegnati soltanto nel pomeriggio di domenica, diverse ore dopo il ritrovamento del cadavere, circostanza che fa ipotizzare che il telefono possa essere stato riacceso oppure spostato in un’area con una migliore copertura di rete.
Gli investigatori stanno inoltre approfondendo alcuni aspetti della vita privata e professionale di Esposito. Conosciuto nell’ambiente sportivo come apprezzato commentatore delle vicende calcistiche dell’Avellino, era considerato una persona molto riservata. Aveva raccontato ad alcuni conoscenti di lavorare presso l’Arpac, ma l’ente ha escluso che fosse un proprio dipendente. Tra gli elementi al vaglio figura anche la fede nuziale che portava al dito, riconducibile a un presunto matrimonio del quale, al momento, non sono emerse conferme.
Resta infine da accertare per quale motivo il giornalista si fosse recato con la sua Lancia Y bianca nel terreno isolato di località Cioffi e se l’incontro con il suo aggressore sia maturato per motivi personali, ipotesi al momento ritenuta la più probabile, oppure sia legato ad altri contesti ancora oggetto di approfondimento investigativo.
Lo riporta leggo.it.



