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Il movimento al ritmo di una musica ripetitiva oltre la soglia razionale…prima di Freud

La Taranta, frenesia di un’antica danza liberatrice da sud a nord

Sta riscuotendo grande successo in Italia: non c’è da meravigliarsi, una volta conosciuta non si abbandona più


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In televisione stanno raccontando del successo che la danza tipicamente nostrana della Taranta, della Pizzica sta riscuotendo nel profondo nord, in Lombardia. Non c’è da meravigliarsi. Le persone intervistate parlano di una danza che, una volta conosciuta, non si abbandona più.
Per il brio che trasmette al corpo e alla mente, per la gioia della liberazione delle energie del corpo trattenute dalle formali regole di comportamento sempre misurato.
E le intervistate sono signore anche mature, che riscoprono la gioia di sorridere nell’accompagnare i passetti frenetici e senza pause, fin quasi allo sfinimento della resistenza individuale.

La danza

Per i professionisti di tale danza si parla di coreografie suggestive, costumi sgargianti con gonne molto ampie, colori vivaci, in un turbinio di movimenti che agita la persona e le belle vesti che essa indossa. Accanto ci sono i musicisti, che suonano una musica in un certo senso monocorde ma che proprio nella mono-tonia ripetitiva incoraggia la ripetizione frenetica dei passi semmai resi sempre più affrettati. E la testa gira. E in qualche modo si perde la nozione del “qui e ora”.

Mondo antico
Avveniva qualcosa del genere nel nostro mondo antico, greco e romano. Le donne, notoriamente segregate, avevano poche occasioni per uscire: matrimoni, feste, funerali. E le feste avevano una loro rigida organizzazione per quanto riguarda la condizione delle partecipanti, se fanciulle o sposate. Ma per tutte esisteva una festa particolare in onore del dio Dioniso o Bacco, le cui sacerdotesse erano appunto definite Baccanti, nome che si dava anche alle partecipanti.

Feste occasionali e speciali

Rigidamente controllate dallo Stato. Perché era l’unico periodo in cui le donne potevano raggiungere luoghi solitamente ad esse vietate, come un monte, a stretto contatto con la natura. Ricordiamo che la loro vita era quella della casa, cui badavano con efficienza, ma lontane da occhi indiscreti, negli appartamenti più lontani dalla porta d’accesso. Lo Stato controllava che una festa religiosa per donne non divenisse l’ abitudine di pretendere di godere dell’aria libera anche durante tutto l’anno.
Celebri le restrizioni; un decreto appunto restrittivo del Senato a Roma nel 186 a. C. è citato in tutti i libri di storia. C’è una sostanziale mancanza di fiducia nei confronti dell’essere di genere femminile, ritenuto, per natura, con le capacità mentali di una bambina. Questo nell’ordinario delle famiglie cosiddette normali. Ma anche al prigioniero da sempre si concede un’ora d’aria. Il rientro prevedeva il ritorno nei ranghi. Che una buona madre di famiglia o una ragazza per bene non doveva mai valicare. Aleggiava su di loro sempre il sospetto di rituali poco edificanti, da cui sempre guardarsi per la possibilità di atti illeciti. Ma non era così, stando alla raffigurazione di donne rigenerate a contatto con la natura.

Svago dal lavoro

Donne però che, per la danza ossessiva cui si abbandonavano, abbassavano la soglia della loro (già scarsa, secondo i maschi) razionalità e rivelavano talora una forza fisica stupefacente, con la quale sopprimevano a mani nude animali di notevoli proporzioni per cibarsene.
Lo Stato stabiliva quando era lecito svagarsi. Era libertà questa? Certo che no!
E in fondo non è un po’ quello che accade anche oggi, quando le scadenze festive di svago dall’assillo dei lavori sono stabilite nei periodi leciti, non in quelli di cui forse ognuno avrebbe bisogno? La frenesia nelle antiche Baccanti era iniettata dall’esterno, dal dio, con l’aiuto indispensabile della musica … non conoscevano ancora Freud e lo strapotere dell’inconscio. La frenesia delle nostre danze, anch’esse in qualche modo liberatrici e lenitrici, sta tutta nel movimento del corpo che segue il ritmo di una musica ripetitiva che allenta la tensione razionale a favore di un benessere non controllato dalla ragione. Ogni prigioniero ha bisogno dell’ora d’aria. La saggezza antica, che ancora si tramanda nel nostro presente sotto forma di folklore, aveva trovato una valvola di scarico per le persone tenute in assoluto prigioniere più di altre nella storia del nostro Mediterraneo: le donne.

La Taranta, frenesia di un’antica danza liberatrice da sud a nord ultima modifica: 2019-08-25T20:39:17+00:00 da Maria Teresa Perrino



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