FOGGIA – È un primato che fotografa una crisi profonda e impone una riflessione sul futuro della città. Nel triennio 2023-2025 Foggia ha registrato il peggiore saldo migratorio interno tra i 106 capoluoghi italiani: 2.844 residenti hanno lasciato la città per trasferirsi in altri Comuni, con un saldo negativo pari a 19,5 persone ogni mille abitanti.
Il dato emerge da un’analisi del Sole 24 Ore, elaborata sulla base dei trasferimenti di residenza rilevati dall’Istat. Alle spalle di Foggia figurano Nuoro e Crotone, entrambe con un saldo del -16,6 per mille, Reggio Calabria con il -16,5, Milano con il -16,3 e Napoli con il -15,5.
A intervenire è il Coordinamento cittadino di Fratelli d’Italia, che definisce il fenomeno una vera e propria «emorragia demografica» e invita le istituzioni ad affrontarlo non come un semplice dato statistico, ma come il sintomo di una crisi economica, sociale e urbana ormai strutturale.
Una città che perde abitanti e invecchia
Secondo l’analisi politica di Fratelli d’Italia, il saldo migratorio negativo si inserisce in una tendenza di più lungo periodo. Negli ultimi vent’anni il capoluogo dauno avrebbe perso circa 10 mila residenti, mentre le proiezioni demografiche delineerebbero, entro il 2045, una città con meno di 130 mila abitanti.
A preoccupare non è soltanto la diminuzione complessiva della popolazione, ma anche il progressivo cambiamento della sua composizione. La contrazione dovrebbe interessare principalmente i residenti fino a 64 anni, mentre aumenterebbe il peso della popolazione con più di 65 anni.
Uno squilibrio che potrebbe produrre conseguenze rilevanti sulla tenuta del sistema economico e sociale: meno giovani, una riduzione della popolazione attiva, una minore disponibilità di competenze e una crescente domanda di servizi sanitari e assistenziali.
«Non ci preoccupa solamente la quantità, ma soprattutto la qualità dello spopolamento», sottolinea il Coordinamento FdI di Foggia. «Il progressivo invecchiamento della popolazione rischia di compromettere il futuro sociale ed economico della città».
Lavoro e opportunità al centro della fuga
Tra le principali cause dell’esodo vengono indicate la difficoltà di accesso al lavoro, la precarietà occupazionale e i livelli salariali insufficienti. Elementi che, soprattutto per i giovani qualificati, rendono sempre più difficile immaginare il proprio futuro nel territorio di origine.
Fratelli d’Italia richiama le analisi della SVIMEZ sulla mobilità dei giovani meridionali, secondo le quali la ricerca di migliori opportunità professionali e di condizioni lavorative più stabili continua a rappresentare una delle principali ragioni dell’abbandono del Mezzogiorno.
A pesare, secondo il partito, sarebbe anche una crescente sfiducia nella possibilità di costruire un percorso professionale fondato realmente sulla formazione, sul merito e sulle competenze.
La partenza dei giovani non rappresenta, quindi, soltanto una perdita numerica. Quando una persona formata sceglie di trasferirsi definitivamente, il territorio perde capitale umano, capacità produttiva, innovazione e possibilità di sviluppo.
Nell’analisi di Fratelli d’Italia, il fenomeno non può essere separato dalle condizioni quotidiane della città. Degrado urbano, problemi di sicurezza, carenza di aree verdi, strade e marciapiedi dissestati contribuirebbero ad abbassare la qualità della vita e ad alimentare la decisione di trasferirsi altrove.
Un disagio che dalle periferie arriva fino al centro cittadino, dove le numerose serrande abbassate testimoniano la progressiva desertificazione commerciale e la fragilità del tessuto economico locale.
«Basterebbe percorrere la città dalle periferie al centro per comprendere molte delle ragioni di questo esodo», osserva il Coordinamento. «La città che esiste oggi non riesce a trattenere i propri cittadini e finisce per respingere anche chi vorrebbe continuare a viverci».
FdI attacca le amministrazioni di centrosinistra
Il Coordinamento cittadino di Fratelli d’Italia attribuisce una parte significativa delle responsabilità politiche alle amministrazioni di centrosinistra che governano il Comune, la Provincia e la Regione.
«Questi numeri non possono essere derubricati a semplice statistica: rappresentano la fotografia impietosa del fallimento di un modello di governo della città», afferma il partito.
Si tratta di una valutazione politica netta, accompagnata dalla richiesta di abbandonare interventi frammentari e iniziative isolate per costruire una strategia comune tra istituzioni, imprese, associazioni, università e forze sociali.
Per Fratelli d’Italia è necessario superare una concezione della politica orientata alla tutela di interessi individuali e costruire una «massa critica» capace di riunire risorse, competenze e progettualità intorno a obiettivi condivisi.
La priorità dovrebbe essere il miglioramento concreto della qualità della vita: sicurezza, manutenzione urbana, mobilità, verde pubblico, servizi, sostegno alle attività commerciali e nuove opportunità occupazionali.
L’obiettivo finale, sostiene il Coordinamento, deve essere quello di rendere Foggia nuovamente attrattiva per le imprese e gli investimenti, ma soprattutto per i giovani che oggi scelgono di costruire altrove il proprio futuro.
Il dato dei 2.844 residenti persi in appena tre anni diventa così un campanello d’allarme che la politica non può ignorare. Dietro ogni cancellazione anagrafica c’è una persona, spesso giovane, che non ha trovato nella propria città le condizioni necessarie per restare.
Invertire la rotta richiederà tempo, investimenti e una visione condivisa. Ma il punto di partenza, per Fratelli d’Italia, deve essere il riconoscimento della gravità del problema: «Foggia ha bisogno di una svolta. Una città incapace di offrire sicurezza, lavoro, servizi e qualità della vita rischia inevitabilmente di perdere il suo patrimonio più importante: le persone».



