di Davide Grittani (fonte: Corriere del Mezzogiorno)
Prendete una bacinella, che per comodità chiameremo «vita». Riempitela d’acqua, che per necessità chiameremo «sopravvivenza». Aggiungeteci del sale, in misura proporzionale alla presenza degli uomini sulla Terra. Nel giro di qualche ora, l’acqua evaporerà, lasciando sul fondo e sui bordi della bacinella dei cristalli, che per assuefazione chiameremo «martiri».
Anche uno dei più elementari esperimenti di fisica, in Capitanata, assurge allo status di retorica sociale. E allora mettiamo che la bacinella a disposizione si chiami ghetto di Borgo Mezzanone e che uno dei tantissimi cristalli di sale che ci hanno lasciato la vita si chiami Sadam Houssain: il 32enne pachistano, scomparso a inizio agosto e ritrovato morto nel bagagliaio della sua auto. Lavorava come bracciante agricolo a Ippocampo; potrebbe essere stato ucciso — la Procura di Foggia indaga per omicidio — per non essere riuscito a saldare il debito contratto per arrivare fino qui, nella sua bacinella.
La notizia del ritrovamento è stata diffusa sui social media dal sindaco di Manfredonia, Domenico La Marca, con queste parole: «È arrivato in Italia inseguendo un sogno (…) Ottenuto un permesso di soggiorno per protezione speciale, ha accettato di tutto pur di risanare il proprio debito, anche di vivere in quella baraccopoli (Borgo Mezzanone, ndr) che è diventata la sua tomba. Adesso è senza vita, ucciso da una mano criminale che non lascia scampo, ma domande e responsabilità».
Come fossero evaporati alla stregua del nostro esperimento, nemmeno una parola sui 53 milioni di euro che lo Stato (fondi Pnrr) aveva destinato al «superamento del ghetto di Borgo Mezzanone»: una cifra più che sufficiente a cancellare per sempre il girone infernale in cui si rifugiano, in condizioni disumane, oltre 5 mila extracomunitari, ma che, per mancanza di idee, progetti e proposte (che avrebbero dovuto essere formulati dal Comune di Manfredonia), sono stati restituiti al mittente, accompagnati dall’onta dell’inefficienza.
In una delle sue inchieste, era toccato alla trasmissione Report informare l’ex sindaco, Gianni Rotice, dell’esistenza di quei finanziamenti, ricevendo in risposta: «Buono a sapersi, a Borgo Mezzanone non ci sono mai stato». Dopo Rotice è arrivato La Marca, che nel suo programma elettorale prometteva «il superamento del degrado e del ghetto, puntando sulla riqualificazione urbana e sulla transizione ecologica».
Siamo ancora fermi lì, all’indignazione via social. Mentre, nella terra di Giuseppe Di Vittorio, prosegue la strage dei braccianti affogati come cristalli di sale.




Comune di Manfredonia, con il ghetto più grande d’Europa e forse del mondo, e pensano alle ciambotta dei miei stivali e altre manifestazioni ludiche.