L’ipotesi di possibili attacchi russi in Europa attraverso droni lanciati da imbarcazioni della cosiddetta flotta ombra nel Mediterraneo ha riacceso l’attenzione sul sistema di difesa aerea italiano.
L’allarme, diffuso dal quotidiano spagnolo El Mundo e successivamente ripreso da diverse testate internazionali, sarebbe legato a un presunto rapporto della Cia circolato tra i ministeri degli Esteri europei. Secondo una fonte citata dal giornale presso il ministero della Difesa lituano, la Russia potrebbe utilizzare droni Gerbera, velivoli senza pilota lunghi circa due metri e potenzialmente in grado di trasportare carichi esplosivi.
L’ipotesi è stata tuttavia smentita dal ministro della Difesa Guido Crosetto, che ha ridimensionato l’allarme.
“Non serve a nessuno e non trova alcuna conferma, l’allarme lanciato questa mattina da un quotidiano spagnolo che ipotizza possibili attacchi ad Italia, Spagna e Francia da parte di navi e droni russi”.
Al di là dell’indiscrezione, la vicenda permette di fare il punto sul funzionamento del dispositivo che sorveglia e protegge lo spazio aereo italiano, inserito nel più ampio sistema di difesa della Nato.
Come funziona la difesa aerea italiana
La difesa aerea italiana è integrata nel sistema della Nato. In caso di una potenziale minaccia, come l’individuazione di un drone non identificato nello spazio aereo, l’allarme viene gestito dal Combined Air Operation Centre (CAOC) di Torrejón de Ardoz, nei pressi di Madrid.
Il centro pianifica, dirige e coordina le operazioni dei mezzi di pattugliamento aereo assegnati e ha responsabilità sullo spazio aereo della Nato europea a sud delle Alpi, compreso quindi quello italiano.
Il CAOC utilizza anche i dati provenienti dalle reti radar nazionali. In Italia la sorveglianza è affidata alla Brigata Controllo Aerospazio, all’interno della quale operano la Difesa Aerea e Missilistica Integrata (DAMI) e il Traffico Aereo Operativo (OAT).
La DAMI coordina le attività dei gruppi radar dipendenti, tra cui l’11° Gruppo di Poggio Renatico, in provincia di Ferrara, e il 22° Gruppo di Licola, nel Napoletano. I reparti garantiscono la sorveglianza dello spazio aereo e la difesa del territorio 24 ore su 24, 365 giorni all’anno.
I caccia pronti al decollo
Quando viene valutata la necessità di un intervento, entra in azione il dispositivo di Quick Reaction Alert (QRA), con piloti e velivoli mantenuti in costante stato di allerta.
L’intervento prevede il decollo di due caccia, che operano in coppia: uno assume il ruolo di leader della formazione, mentre l’altro svolge funzione di scorta. Una volta individuata la potenziale minaccia, vengono impiegati gli Eurofighter della base ritenuta più idonea in relazione alla posizione dell’evento.
Sono diversi i reparti dell’Aeronautica Militare coinvolti nella difesa dello spazio aereo nazionale. Tra quelli equipaggiati con Eurofighter figurano il 4° Stormo di Grosseto, il 36° Stormo di Gioia del Colle, in provincia di Bari, e il 37° Stormo di Trapani-Birgi.
Dal 2017 contribuisce inoltre al dispositivo una cellula di velivoli F-2000 del 51° Stormo di Istrana, in provincia di Treviso.
Gli F-35 di Amendola nel dispositivo di difesa
Un ruolo nella difesa aerea italiana è ricoperto anche dagli F-35 del 32° Stormo di Amendola, in provincia di Foggia. L’Aeronautica Militare ha inserito questi velivoli nel dispositivo nazionale a partire dal 2018, affiancandoli agli altri assetti impiegati per la sorveglianza e la protezione dello spazio aereo.
Gli F-35 di Amendola rappresentano quindi uno degli assetti disponibili nell’ambito del sistema di difesa aerea, insieme agli altri reparti che operano sul territorio nazionale.
Cosa accade quando viene individuata una minaccia
Una volta raggiunto il potenziale bersaglio, i piloti mantengono un costante collegamento con i centri di controllo a terra, coordinando le proprie azioni sulla base delle regole di ingaggio.
Le modalità di intervento dipendono dalla natura della minaccia e dal tipo di velivolo individuato. L’abbattimento rappresenta generalmente l’ultima opzione.
Nel caso di un aereo con equipaggio, l’obiettivo può essere quello di stabilire un contatto attraverso la radio o segnali convenzionali oppure di scortare il velivolo fuori dallo spazio aereo nazionale.
Lo riporta foggiatoday.it.




Chi sta controllando il più grande deposito di gas del mondo che sta vicino Amendola. Se esplode ha l’effetto di 20 bombe atomiche. Quali reparti sono stati schierati, quanti droni sorvegliano la zona? Quante batterie missilistiche antiaeree sono state in installate? La statale 89 è ancora aperta?