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Puglia, primarie Pd. Alla ricerca di una legittimazione esteriore fra elettori “fluttuanti” e consapevoli

AUTORE:
Giuseppe de Filippo
PUBBLICATO IL:
25 Ottobre 2009
Politica //

partitodemocratico-confrontoFoggia – IN CORSO le primarie del Partito Democratico: sono 354 i seggi stanziati in Puglia, di cui 50 nel barese e nove nel solo capoluogo. Come risaputo, con le elezioni di stamane si vota per i segretari di partito (regionali e nazionali), oltre  che per i due “parlamentini”, che saranno chiamati in causa qualora nessuno dei candidati riuscisse a raggiungere la quota necessaria del “50 per cento più uno” dei delegati.

Le votazioni per le primarie Pd  si svolgeranno dalle 7 alle 20. Due le schede per gli elettori: una azzurra, per l’elezione del segretario e per l’assemblea nazionale; l’altra rosa, per l’elezione del segretario e dell’assemblea regionale. Fissato anche un contributo di 2 euro a favore del partito.

Le cabine elettorali saranno aperte a tutti i cittadini: tanto agli iscritti quanto ai “simpatizzati” di partito. Un punto, quello della “legittimazione esteriore” dei delegati, che non ha mancato di suscitare  “obiezioni” tra opinionisti esteri e nazionali.

Sul Sole24ore di stamane, Miguel Gotor ha parlato infatti di un “sintomo di difficoltà palese” nel Partito Democratico, per la ricerca spasmodica di “una indistinta legittimazione esteriore”, che rischia però di svalutare il “giudizio degli oltre 450mila iscritti al partito”, che hanno votato negli anni “nelle 7mila assemblee di circolo”. In questo modo, ha scritto Gotor, un segno importante di “vitalità democratica” rischia di essere sacrificato “sull’altare del primarismo”, nella convinzione che “un partito di elettori fluttuanti” sia più forte, e rilevante, rispetto ad una fazione costituita da “militanti consapevoli”.

La scelta di avallersi della “competizione elettorale” delle primarie è stata ripresa in Italia su esempio degli stati nordamericani. Le prime elezioni primarie furono tenute dal Partito Democratico in Pennsylvania lo scorso 9 settembre del 1842. Dopo la guerra civile americana (1861-1865) le primarie si diffusero anche negli stati meridionali, anche per “ovviare” al problema di una rappresentanza politica di fatto “mono-partitica”. Solo alla fine del XIX secolo, grazie soprattutto alla spinta del movimento progressista statunitense, le primarie americane divennero un sistema di elezione pressoché “generalizzata” a livello nazionale.

Inizialmente del tipo “chiuso”, solo verso la fine del 1970, le primarie si affermarono tramite un sistema di votazione “aperto”, ovvero per il voto di tutti i cittadini. “In un sistema bipartitico (o bipolare) la primaria aperta tende a selezionare candidati più centristi rispetto all’elettorato (non rispetto ai militanti) e a favorire maggiormente la partecipazione alle elezioni, ma è aperta al rischio di “inquinamento” da parte dei sostenitori del partito avversario(fonte: Wikipedia).

Anche per questo motivo, nel tempo si è andato ad affermare un livello di primarie “intermedio”, per consentire il voto anche ai cittadini non iscritti al partito, ma “potenzialmente sostenitori dei suoi candidati”. In questo terzo tipo, i cittadini per poter votare alle elezioni devono “iscriversi” in un apposito registro presso uno dei partiti in lista. L’iscrizione può aver luogo in qualità di aderente o indipendente. L’iscrizione, qualsiasi sia la qualifica scelta (aderente o indipendente), non obbliga certamente il cittadino a votare solo per il partito presso il quale si è iscritto. Permette, invece, la possibilità di partecipare alle primarie del partito prescelto.

In Italia le elezioni primarie non sono previste o regolamentate per legge, come negli Stati Uniti d’America. Il primo caso di elezioni primarie in Italia, di rilievo nazionale, si ebbe lo scorso 16 ottobre 2005, per scegliere il candidato Presidente del Consiglio dei Ministri della coalizione di centrosinistra, L’Unione, per le elezioni politiche poi tenutesi il 10 aprile 2006.

L’esordio italiano nelle primarie vide la partecipazione diretta di 4.311.000 persone, poco meno di un decimo dell’elettorato nazionale, che si sono recate a 9.816 seggi elettorali.

Fra i sette candidati in lizza prevalse Romano Prodi con 3.182.000 voti (il 74,1% dei consensi), seguito da Bertinotti (14,7%); più staccati Mastella (4,6%), Di Pietro (3,3%) e Pecoraro Scanio (2,2%).

In precedenza si erano già tenute delle elezioni primarie per decidere il candidato del centrosinistra alle elezioni regionali del 2005 (aprile) in Puglia, tra Francesco Boccia e Nichi Vendola, con la vittoria di quest’ultimo, che vinse poi anche le elezioni, diventando presidente della Regione Puglia.

Più tardi l’esperimento delle Primarie fu ripetuto dal centrosinistra in vista delle elezioni amministrative italiane 2006 (maggio-giugno): per la scelta del candidato alla Presidenza della Regione Siciliana, Rita Borsellino, sorella del magistrato Paolo Borsellino ucciso dalla mafia il 19 luglio 1992, sconfisse Ferdinando Latteri, rettore dell’Università di Catania.

La prima elezione diretta di primarie in Italia (vale a dire “aperta a tutti”, non solo agli iscritti o ai loro delegati) per la segreteria nazionale di partito si svolse la scorsa domenica 14 ottobre 2007. In ballo il nascituro “Partito Democratico”. Al voto potevano recarsi tutti i residenti in Italia, o con permesso di soggiorno,  che avessero compiuto 16 anni, pagando una quota minima forfettaria di 1 euro.

Questa elezione è stata nota come Primarie del Partito Democratico, seppure non potendosi affatto considerare nel novero delle elezioni primarie, giacché queste scelgono un candidato a una carica pubblica. In 11.204 seggi votarono 3.517.000 persone, un numero superiore ai voti ottenuti da Prodi alle primarie per la scelta del candidato premier del 16 ottobre 2005. Vittoria di Veltroni con 2.667.000 voti (il 75,8% dei consensi), seguito da Bindi (12,9%) e Letta (11,1%).

Per tornare a questa domenica di lieve grigiore, 25 ottobre 2009, nella quale si è avuto il ritorno all’ora solare: confermate l’età e le condizioni di voto delle precedenti primarie. Tre come annunciato i concorrenti per la segreteria pugliese del partito democratico: Sergio Blasi (mozione Pierluigi Bersani), Guglielmo Minervini (mozione Dario Franceschini) e Michele Emiliano (non raggiungendo il quorum necessario il candidato Enrisco Fusco ha raggiunto un accordo con Blasi)

Se nessuno dei tre candidati riuscisse a conquistare la maggioranza assoluta dei voti, i primi due in ordine di arrivo andrebbero al ballottaggio all’interno dell’assemblea, la cui riunione è stata fissata per il prossimo 4 novembre 2009; una riunione che in Puglia può contare su 126 membri. Nel 2007 furono 250mila i pugliesi che parteciparono alle primarie regionali: vittoria schiacciante del candidato Michele Emiliano, con il 90,8% delle preferenze  (protagonista in questi giorni di una polemica a distanza con il parlamentare Michele Bordo,  in primis per la vicenda del concorso truccato per logopedisti nell’Asl/Fg; un Emiliano contestatore del fenomeno delle “tessere gonfiate” (450) nel circolo di Manfredonia) su Antonio Gaglione (8,2).

Alle 11 e 30 di stamane, sono stati 876.570 gli elettori italiani del Pd che si sono recati alle urne per scegliere il nuovo segretario del Partito. Un dato che già supera, sia pure di poco, gli 825mila iscritti dello stesso Partito Democratico. In poco meno di quattro ore di voto i partecipanti sono stati più dei tesserati.

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