
Ma dopo i proclami estivi del ministero italiano, bisogna tuttavia ricordare Che la linea dell’elettrodotto tra Foggia e Benevento ( elettrodotto: sistema per la trasmissione di energia elettrica, il cui insieme costituisce la rete elettrica primaria che consente la distribuzione dell’energia elettrica su un dato territorio. Gli elettrodotti per alta tensione sono costituiti da tralicci o piloni metallici che mantengono sospesi i cavi conduttori ad una altezza sicura da terra. Gli elettrodotti per media tensione sono più semplici e molto più bassi. Altri elettrodotti speciali sono in cavi sottomarini per energia elettrica. Un elettrodotto generico è costituito dalle strutture di sostegno, cavi conduttori ed elementi isolati) è tenuta a“bagnomaria” dallo stesso Governo da oltre tre anni.
Lo stesso dicasi per l’elettrodotto Lodi-Pavia, che il ministero deve ancora autorizzare dal 2007 (dopo che tutte le procedure sono state già completate) e per la cosiddetta “trasversale” calabra tra Feroleto e Madia (in provincia di Catanzaro).
Per sbrogliare il “groviglio autorizzativo” in atto nella pianificazione delle reti elettriche italiane, lo Stato ha istituito pertanto , grazie alle misure del pacchetto anticrisi, i “commissari ad hoc” per le grandi dorsali elettriche; da queste figure dipenderà conseguentemente il risanamento energetico tracciato, al tempo, dal Governo italiano.
Proprio la linea dell’elettrodotto tra Foggia e Benevento (con la Lodi-Pavia e la cosiddetta trasversale calabra tra Feroleto e Madia, in provincia di Catanzaro) saranno le prime tre opere che costringeranno le amministrazioni responsabili della situazione di “farraginosità autorizzativa” a regolarizzarsi in tempo, prima di essere soggette a sanzioni da parte dei nuovi organi governativi.
Sarà infatti il commissario ad hoc, stabilito dal Governo, ad esercitare tutti i poteri sostitutivi delle procedure che gli enti locali, ma anche l’amministrazione centrale, non hanno potuto (o peggio voluto) portare innanzi in tempi “ragionevoli”.
I Commissari sono: Francesco Vetrò (professore di Diritto dell’Energia all’Università del Salento, già membro del Gruppo esperti nucleare presso il Ministero dello Sviluppo Economico) per le infrastrutture gas; Anna Maria Cancellieri (Prefetto di Genova) per le stazioni elettriche in Veneto e Calabria;Carlo De Stefano (Prefetto e Direttore centrale della Polizia di Prevenzione) per le stazioni elettriche correlate alle fonti rinnovabili in Lazio, Campania, Basilicata, Puglia, Calabria e Sicilia; Paolo Calvo (Prefetto e Vice Capo della Polizia) per i nuovi elettrodotti in Campania e Puglia ed Ermanno De Francisco (Consigliere di Stato e componente della struttura tecnico giuridica del Sottosegretario Letta) per il potenziamento di elettrodotti in Campania, Puglia e Calabria.
I Commissari potranno emanare gli atti e i provvedimenti, nonché curare tutte le attività, di competenza delle amministrazioni pubbliche, occorrenti all’autorizzazione e all’effettiva realizzazione degli interventi, nel rispetto delle disposizioni comunitarie, avvalendosi ove necessario dei poteri di sostituzione e di deroga. Il tutto, senza ulteriori oneri a carico dello Stato.
Fissata nei prossimi giorni una riunione conclusiva, diretta dal ministero dello sviluppo economico italiano e da quello dell’Ambiente (rientrato con il ministro Stefania Prestigiacomo, dopo una iniziale esclusione che causò le vivaci proteste da parte dello stesso responsabile dell’ambiente) per definire le strutture con le quali partiranno le opere dei nuovi commissari. Strutture che,come detto, dovrebbero essere quelle indicate, compreso quindi la linea tra Foggia-Benevento.
Dallo sblocco di queste opere programmate da Terna (“gestore-padrone” indipendente italiano delle dorsali elettriche ancora a controllo pubblico) dipende tanto un prossimo sviluppo delle fonti rinnovabili, che con la loro “intermittenza e scarsa programmabilità necessitano di una rete completa e potente”, quanto le ambizioni del governo italiano di ritorno all’energia nucleare. Un ritorno che prevede infatti (causa la vastità in dimensione degli impianti ) di “modernizzare” la rete italiana elettrica utilizzate le “smart grid” (reti intelligenti: consenteno a più dispositivi di funzionare su una rete comune, condivisa, inter-operabile, in poche parole in modo simile al concetto dietro il World Wide Web. La smart grid è in grado di inviare il surplus di energia di determinate aree, ad altre zone in quel momento in deficit. Il tutto in tempo reale e in modo dinamico. Ciò significa trasformare l’attuale rete elettrica (ad esempio degli USA), che possiede 14.000 sottostazioni di trasmissione, in 4.500 grandi sottostazioni per la distribuzione e 3.000 proprietari pubblici e privati in grado di distribuire energia elettrica, in una rete che comunica con intelligenza e lavora in modo efficiente. La nuova Smart Grid uilizza reti di sensori wireless, software e utility computing che permettono di osservare e controllare quanta energia viene consumata e in che cosa e se si creano black-out o guasti nella rete. Gli utenti privati saranno in grado di visualizzare la quantità di energia che hanno consumato e di regolare di conseguenza le loro abitudini di consumo. Due contatori intelligenti tra loro collegati saranno installati in ogni casa. La smart grid sarà in grado di fornire energia pulita dalle zone del paese in cui c’è abbondanza di energia solare ed eolica), governatee da procedure informatiche e telematiche.
Le regole istituite con la legge 387 del 2003 (fonti rinnovavili) provvedono ad esempio, su suggerimento di Terna, che per le rinnovabili debba essere prevista dalle regioni “senza eccezione alcuna” una autorizzazione unica per gli impianti e per le opere di connessione alla rete.
(immagine tratta dal sito: www.genitronsviluppo.com)


