Edizione n° 5310
/ Edizione n° 5310

Foggia

Manfredonia

Cronaca

Politica

Sport

Eventi

San Severo

Cerignola

CAPITANATA Capitanata? E se tornassimo a chiamarla Daunia?

Il percorso trae inizio da quando la Capitanata "si chiamava ellenicamente Daunia"

AUTORE:
Geppe Inserra
PUBBLICATO IL:
26 Gennaio 2024
Capitanata // Manfredonia //

Sorpresi dal titolo? Vi spiego, ma abbiate la pazienza di leggere fino in fondo.

Girovagando in quell’inesauribile serbatoio di conoscenza che è la Biblioteca Gino Bianco, mi sono imbattuto, in un articolo di notevole interesse e importanza sulla Capitanata e sul suo secolare destino di «terra di servizio». (Potete leggerlo o scaricarlo alla fine del post)
«La vecchia Capitanata è veramente morta?» comparve, a firma di Claudio Contini, sul numero di giugno della rivista anarco-libertaria Volontà, di cui Contini fu un assiduo collaboratore.

Partendo dalla tesi che per «trovare una spiegazione, od almeno una grande parte di essa, all’attuale situazione economica e sociale» del Foggiano «è necessario rimontare, secolo dopo secolo, nel passato», l’autore prende in esame l’evoluzione storica del territorio, con rigore analitico ma anche apprezzabile capacità di sintesi.

Il percorso trae inizio da quando la Capitanata «si chiamava ellenicamente Daunia, ed era una regione dove la fertilità delle campagne gareggiava con la prosperità delle città, dedite al commercio marittimo dei prodotti agricoli.» «Questa ricchezza – aggiunge – fu indirettamente la causa della sua miseria.»

Interessante, vero? L’articolo prosegue passando in rassegna le diverse spoliazioni di cui questa terra è stata vittima nel corso dei secoli. Secondo Contini particolarmente feroce, e decisiva per le sue future sorti, fu quella messa in atto dalle truppe cartaginesi di Annibale che «compiono su questa ferace pianura di oltre mezzo milione di ettari una sistematica opera di saccheggio e di devastazione, davanti alla quale le popolazioni reagiscono rifugiandosi sulle colline e sulle montagne.»

Da allora, «per circa venti secoli nel Foggiano non si parlerà che di pecore e la sua storia (anche in seguito) non è che una accusa senza attenuanti contro la rapacità delle varie dinastie e classi dominanti susseguitesi l’una all’altra che non hanno saputo far altro se non collaborare al crollo economico e sociale della regione daunia (e delle altre regioni meridionali) iniziato con le invasioni belliche.»

Per Contini, la provincia di Foggia rappresenta un caso emblematico della questione meridionale. È significativo che il titolo rechi, quale occhiello, «aspetti della questione meridionale».

L’autore non ha dubbi: la transumanza e l’utilizzazione della terra per il pascolo delle greggi sono stati i vincoli per hanno impedito o ritardato il suo decollo agricolo e di conseguenza il suo sviluppo, innescandone, anzi, il sottosviluppo: «Durante tutto il Medio Evo la tassa di transito rappresenta la forma più sostanziale ed allo stesso tempo più facile con la quale i varii sovrani dell’Italia meridionale riempiono i loro forzieri.»

Contini ne ha per tutti: da Federico II che elevò al rango di ufficiali i responsabili degli allevamenti reali, ad Alfonso I d’Aragona, per finire ai Borbone che vanificano gli effetti della legge Murat che aveva abolito l’imposta di transito sulle pecore e concesso la libertà di coltivazione dei terreni.
Con la fine di questo sistema feudale sancita dall’avvento dello Stato unitario le cose non si modificano granché: alla pastorizia subentrano il latifondo, le colture estensive.

Il progetto di bonifica e di colonizzazione del Tavoliere promosso dal regime fascista non giunge ai risultati sperati e non arride sorte migliore alla Riforma Agraria, «soffocata da un burocratismo ben retribuito e dalle preoccupazioni politiche che hanno determinato, da una parte, un tiepido attentato alla grande proprietà e, dall’altra, la distribuzione del ricavato con criteri elettorali.»
«La situazione della Capitanata – chiosa Guido Contini – è purtroppo una nuova dolorosa accusa contro una società che antepone gli interessi particolari a quelli generali.»

La cosa che mi ha più colpito dell’analisi di Contini – e vengo così al punto – è la suggestiva contrapposizione storica tra la Daunia Felix, terra prospera, fertile e ferace e la Capitanata, vessata dal giogo dei governanti di turno. Non è un caso che lo stesso toponimo «Capitanata» tragga il suo etimo dal linguaggio della burocrazia. Deriverebbe infatti dai «catapani», i governatori bizantini che amministravano l’Italia, quando essa era un provincia dell’Impero romano d’Oriente.
E poi, se è vero che omen nomen, la parola già suggerisce un’idea di sottomissione: capitanata nel senso di guidata, capeggiata, costretta al seguito di qualcuno. E se quindi la Capitanata tornasse a chiamarsi Daunia? Dite la vostra commentando il post.

Geppe Inserra

11 commenti su "Capitanata? E se tornassimo a chiamarla Daunia?"

  1. Moldaunia? Ma p piacióre. Ch cazz tnùme da vdì p quiddi zaqquère bruzzùse? Noi siamo levantini e fieri di esserlo !

  2. Il nome ha la sua importanza. Certo. Ma la Capitanata o Daunia, deve ritrovare sé stessa in uno scatto di orgoglio e di riscatto culturale, economico e sociale. A cominciare dalla scuola. Nella nostra provincia si respira aria di rassegnazione, che è la tomba di tutte le ambizioni.

  3. La cosa assurda che é l’Ente regionale, sotto la guida di Vendola ha diviso la Daunia dal Gargano, così creando un falso storico ed una confusione nei turistici e anche negli abitanti stessi, ovviamente quelli meno informati. Il territorio di Manfredonia, dove vi sono la maggior parte dei ritrovati Dauni, secondo il suddetto emendamento, non fa parte della Daunia. Ben venga riscoprire quelle che sono le nostre origini, poiché, più abbiamo conoscenza di quello che eravamo, più avremo voglia di tutelarlo e promuoverlo.

  4. Oh Madonna ancora con sta chimera della moldaunia…ma che nome di m…
    Foggia e la sua provincia è Puglia e basta. Daunia ha il suo perché in effetti leggendo bene l’articolo

  5. Nel programma di visita abbiamo scritto : “Viaggio di terra e mare – Daunia e Gargano – PUGLIA”.
    WWW DAUNIA!!!!!

  6. Anch’ io sono per la MOLDAUNIA: meglio svegliarsi per non rimanere sempre indietro con una mentalità arretratissima.
    Lo vediamo dalla classifica nazionale sullo stile di vita e per ultimo nello sport o meglio nel calcio dove tante persone competenti ed economicamente stabili non capiscono che il calcio è un veicolo di cultura e sviluppo. Auguri!!!

  7. Ricordo che nel lontano 1965 frequentavo la scuola media Murialdo. Usavamo un libro di geografia che aveva un’appendice intitolata “La Daunia e le Puglie”. Sono cresciuto con questa idea e oggi l’approvo con convinzione. La Daunia con il suo Gargano è un territorio geograficamente ed economicamente diverso dalla Terra di Bari e dal Salento. La Moldaunia sarebbe interessante perché molto simile ai nostri Monti Dauni, ne avremmo sicuramente vantaggi, ma… è utopia!

Lascia un commento

“I coraggiosi agiscono, i pavidi desistono.” Luigi Giuseppe Bruno D'Isa

Anonimo

StatoQuotidiano sei tu!

StatoQuotidiano, fondato nell'ottobre 2009, si basa sul principio cardine della libertà d'informazione, sancita dall'art. 21 della Costituzione.

Il giornale si impegna ad ascoltare la comunità e a fornire informazione gratuita, senza sostegno di classi politiche o sociali.

Ai lettori che ci seguono e si sentono parte di questo progetto, chiediamo un contributo simbolico, per garantire quella qualità che ci ha sempre contraddistinto!

Compila il modulo con i tuoi dati per inviare segnalazioni, denunce, articoli, video, foto, richieste, annunci ed altro.

Compila il modulo con i tuoi dati per inviare segnalazioni, denunce o disservizi.

Compila il modulo con i tuoi dati per promuovere la tua attività locale, pubblicizzare un evento o per proposte di collaborazione.

Nessun campo trovato.