Il nuovo sistema di accesso a Medicina supera il primo importante banco di prova giudiziario. Il Tribunale amministrativo regionale del Lazio ha respinto in blocco i ricorsi presentati dagli studenti, confermando la validità del cosiddetto semestre filtro e delle graduatorie già pubblicate.
Dopo mesi segnati da polemiche, segnalazioni di malfunzionamenti e dubbi sulla trasparenza delle prove, i giudici hanno stabilito che non esistono irregolarità tali da giustificare la sospensione delle procedure, dando così pieno sostegno alla linea del ministero.
Uno dei punti più discussi riguardava le modifiche introdotte durante il percorso, in particolare la possibilità di entrare in graduatoria anche senza aver inizialmente superato tutte le prove. Il Tar ha chiarito che il semestre filtro non è un semplice test d’ingresso, ma un insieme di esami universitari veri e propri, destinati a incidere sul percorso accademico degli studenti. Per questo motivo, il sistema è stato ritenuto coerente e non irragionevole.
Secondo i giudici, il meccanismo che consente di recuperare voti insufficienti non altera l’equilibrio della selezione, ma anzi garantisce una maggiore equità. Chi ha superato tutte le prove mantiene comunque la priorità, mentre agli altri viene concessa una seconda possibilità senza compromettere la struttura della graduatoria.
Respinte anche le contestazioni legate alla gestione dei voti rifiutati. Il Tar ha sottolineato che gli esami del semestre filtro hanno valore universitario a tutti gli effetti, e dunque seguono regole precise: se uno studente accetta un voto positivo al secondo appello, il precedente voto rifiutato perde ogni validità. Una scelta che, secondo i giudici, tutela il merito senza creare squilibri.
Via libera anche alle norme sulla decadenza dell’immatricolazione. La perdita del posto per chi non si iscrive nella sede assegnata è stata considerata legittima, in quanto necessaria per garantire stabilità al sistema universitario e superare il problema storico degli scorrimenti infiniti, che spesso si prolungavano per mesi dopo l’inizio delle lezioni.
Sul fronte della trasparenza, i giudici hanno respinto le accuse relative a una presunta violazione dell’anonimato. Le ipotesi di riconoscimento dei candidati attraverso le etichette numeriche sono state ritenute prive di riscontri concreti, anche alla luce delle procedure di sicurezza adottate e dei controlli affidati al Cineca e agli studenti sorteggiati.
Nessuna violazione, infine, neppure per quanto riguarda il diritto allo studio. Secondo il Tar, le tutele previste dalla normativa, tra borse di studio e strumenti di sostegno, restano pienamente operative.
Con questa decisione, la riforma del semestre filtro ottiene una prima, significativa legittimazione, permettendo alle facoltà di Medicina di proseguire senza ulteriori ostacoli giudiziari.
Lo riporta open.online.



