Economia

Comuni e Finanze tra federalismo e disavanzi


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Magistrati Corte dei Conti (larepubblica.it)

Magistrati Corte dei Conti (larepubblica.it)

Manfredonia – IL federalismo fiscale rappresenta “la grande occasione per voltare radicalmente pagina” e i ministri Tremonti e Calderoli avrebbero mostrato di “essere pienamente consapevoli della portata eticamente rivoluzionaria del nuovo assetto”. Ma per passare dal dire al fare sarà necessario “scrivere nei decreti attuattivi tre coraggiose e drastiche misure“, al fine di “sanzionare definitivamente chi sperpera il denaro pubblico”: da un lato il commissariamento automatico delle regioni, delle provincie e dei comuni per eccessivo deficit di bilancio; da un altro un’azione di responsabilità civile automatica contro amministratori politici, dirigenti e funzionari spendaccioni;infine l’ineggibilità automatica degli amministratori locali responsabili di “dissesto finanziario o incapaci di assicurare il rispetto dei costi standard”. Misure decisive per evitare “ulteriori danni da parte di amministratori incapaci” ma anche per far sì che il “Mezzogiorno e i meridionali non siano condannati a bruciare nell’inferno delle irresponsabilità” (Francesco Delzio – Sole24Ore). Rappresentano allora queste le misure necessarie per evitare i dissesti finanziari degli enti amministrativi del Meridione d’Italia (nonchè di quelli del Settentrione). Quale pertanto la situazione attuale dei grandi e piccoli comuni a sud del Rubicone, quagli interventi governativi, quali, infine, le situazioni di deficit principali riscontrati nei comuni della Capitanata.

PSI FRENA GLI INVESTIMENTI – NO OPERE PUBBLICI CON MUTUI – Diminuizione per 12 grandi comuni dello Stivale nei pagamenti di cassa per spese in conto capitale (o di investimento, sono quelle spese con le quali lo Stato mira a svolgere una politica attiva nell’ambito economico nazionale. Comprendono: spese per investimenti, sia diretti che indiretti e spese per l’acquisizione di partecipazioni, azioni, per conferimenti e per concessioni di crediti per finalità produttive. Rappresentano, in definitiva, il contributo che lo Stato dà alla formazione del capitale produttivo del paese), passate in due anni da 2.329 milioni (nel 2008) a 1.610 milioni (previsione nel 2010). Un taglio quindi del 31%. Un taglio che rileva come i vincoli del Patto di Stabilità interno Patto di stabiltà internorappresentino dei limiti di spesa inderogabili per gli stessi comuni. Di recente (delibera 9/2010 delle sezioni delle Autonomie), la Corte de Conti ha diramato dei questionari per gli enti locali relativi ai check per i bilanci preventivi del 2010. In particolare, i magistrati contabili hanno deciso di indagare “fino in fondo” anche nei passi della liberalizzazione dei servizi pubblici locali. Fra le richieste agli enti: “il monitoraggio sulle attuali partecipate”, al fine di di arrivare alla “cessione di quelle che non erogano servizi di interesse generale”, o quanto meno “connesse alle finalità istituzionali” dello stesso ente.

SOTTO indagine nei questionari della Corte dei Conti anche i programmi futuri di province e comuni, al fine di vagliare le possibili istituzioni di nuove società (e dunque se è stato stabilito il parere favorevole dell’Antitrust) o se si è preferito affidarsi, rinnovare o ampliare i vecchi affidamenti (con la costituzione della società, spesso gli enti hanno cercato di aggirare i limiti alla spesa di personale o agli stessi vincoli imposti dal Psi). Quindi nei questionari redatti dalla Sezione Autonomie della Corte dei Conti si è cercato anche di vagliare se gli enti hanno intenzione di affidare alle partecipate alcuni servizi, nel 2010, o ad imprese private, così procedendo verso una riconfigurazione della propria dotazione organica (ovvero amministrativa). Le richieste della Corte dei conti si riferiscono alle partecipazioni dirette (in cui l’ente abbia almeno una quota del 10%), o su quegli organismi sui quali l’ente (comune o provincia) possa esercitare “un potere di direzione e coordinamento anche a prescindere dal legame partecipativo”. L’analisi sulle partecipate è stata redatta anche per individuare eventuali strumenti di elusione dei vincoli dello stesso patto di stabilità interno. Per queste motivazioni, i magistrati chiedono agli enti se ci siano in corso delle costituzioni di società, da parte degli enti, alle quali affidare i pagamenti “prima iscritti nel bilancio dell’ente”, con conseguente cessione di crediti alla stessa società partecipata(Sole24Ore).

PER APPROFONDIMENTI PATTO DI STABILITA’ INTERNO: Bi-regalo ai comuni: doni da Stato per rispetto Psi, tagli giunte verso lo slittamento, Patto di stabilità, comuni Capitanata

IL PESO DEI DERIVATI: capitolo importante nei questionari dei magistrati una “mappatura” sui flussi positivi e negativi del 2009 relativamente ai derivati, oltre al mark to market a fine 2009: vedi Triplicano i tempi per pagare i fornitori, rischio default per i comuni

L’ENTE LOCALE PAGA (ED E’ RESPONSABILE) PER LE PARTECIPATE – L’importanza delle partecipate in relazione all’ente provincia o comune, nei questionari richiesti dalla Corte dei Conti, porta indirettamente ad un parere della Corte dei Conti, sezione Lazio, parere n.67/2009, con il quale è stato stabilito che “la qualità di società partecipata al 100% dall’ente sta a significare che l’attività che la stessa svolge è nell’esclusivo interesse dell’ente locale”. In questo va anche inquadrata la ragione del “perdurante collegamento che giustifica l’esercizio, da parte dello stesso ente, di poteri di ingerenza e di controllo sugli stessi soggetti”. Poteri in linea, peraltro, con gli orientamenti espressi “sia dalla giurisprudenza nazionale” sia da quella europea, “atteso che l’ente esercita sul soggetto erogatore del servizio pubblico un controllo analogo a quello esercitato sui propri servizi”. L’ente locale è dunque responsabile anche delle irregolarità contabili delle proprie partecipate, sulle quali è tenuto a svolgere “un attento controllo” al fine di impedirne “l’utilizzo di risorse in modo non conforme ai criteri di sana gestione”, che possono in questo modo causare “squilibri” sul bilancio dell’ente. Nel dettaglio, il comune, dopo aver iscritto nel preventivo al Titolo II della spesa (contro capitale) il finanziamento dell’incremento del capitale sociale, “ha effettivamente trasferito, a ridosso della chiusura di esercizio, le risorse alla stessa società” (dalla stessa contabilizzate come ‘trasferimento in conto futuro aumento di capitale sociale’). La corretta imputazione in bilanciuo degli oneri finanziari a copertura della perdite, è presente “all’interno della spesa corrente e non tra le spese di investimento” , dato che non c’è un effettivo incremento del capitale sociale. Questo in ossequio al “principio di attendibilità e veridicità del bilancio e di pareggio finanziario” (dlgs 267/2000- art.162, c.6). I giudici contabili censurano anche il comportamento degli amministratori della società partecipata volto a far passare il mero ripiano perdite come una operazione di “incremento del capitale sociale ai fini dell’investimento”. Dunque, gli amministratori delle società in house, oltre ad osservare il diritto societario devono anche “garantire la coerenza con le regole di contabilità del socio pubblico“.

PER APPROFONDIMENTI QUESTIONARI CORTE DEI CONTI: Sezione autonomie Corte Conti – delibera 9/2010

Questionari per enti locali – delibera 9/2010 sezione autonomie Corte Conti

I VINCOLI DEL PATTO: FRENO AGLI INVESTIMENTI – Il saldo entrate-uscite per gli enti ai fini del patto di stabilità deve essere calcolato attraverso la ‘competenza mista’, vale a dire considerando per la parte corrente “accertamenti e impegni”, mentre per la parte in conto capitale “incassi e pagamenti”. In base a quanto predisposto dalla manovra correttiva dettata da Tremonti nel luglio del 2008 per il triennio 2009-2011, i comuni sono tenuti a migliorare i saldi del bilancio ai fini del patto di una quota pari al 165% rispetto al 2007; una quota pari in valore assoluto a 1,3 miliardi di euro nel 2009, 1,1 miliardi nel 2010 e altre 2 miliardi nel 2011, per complessivi 4,4 miliardi, su un totale di spese dei comuni che valeva nel 2008 67,3 miliardi (dati Anci – da Sole24Ore). Una correnzione, come stabilito nell’ultimo rapporto sulla finanza locale Ifel-Anci, che è avvenuta in gran parte comprimento la spesa in conto capitale (gli investimenti).

Disposizioni Ifel: come sopravvivere alla redazione dei bilanci preventivi

PER I COMUNI IL PSI FRENA GLI INVESTIMENTI – In ogni modo resta a carico dei comuni l’impossibilità di aumentare gli investimenti, anche in presenza delle risorse necessarie. Difficile, conseguentemente, finanziarie le nuove opere attraverso la contrazione di un mutuo (come spesso preferito dagli amministratori locali): questo perchè le risorse da prestito non figurano tra le entrate ai fini del patto, così restando nel bilancio solo i pagamenti. Per i comuni non c’è possibilità di utilizzare neanche l’avanzo, sempre in base ai limiti imposti dal Patto. Le difficoltà restano anche per alienazioni ed entrate straordinarie. Normalmente sono incluse come entrate ai fini del patto, ma per “effetto di norme di legge inserite ed abrogata tra 2008 e 2009 (Sole24Ore) se i comuni hanno deciso di escludere dal patto del 2009, dovevano escluderle anche nel 2010 1 nel 2011, così ponendo un freno alla possibilità di finanziarie nuove opere.

Comuni e Finanze tra federalismo e disavanzi ultima modifica: 2010-04-26T17:26:51+00:00 da Giuseppe de Filippo



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