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Le cause del rogo non sono state ancora accertate

Migranti: rogo a Borgo Mezzanone, morto un 26enne gambiano

Il cadavere è stato ritrovato completamente carbonizzato, seguono accertamenti


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Un giovane gambiano di 26 anni è morto in un incendio divampato la notte scorsa in una baracca del ghetto di Borgo Mezzanone, l’agglomerato abusivo sorto a pochi chilometri da Foggia. Le cause del rogo non sono ancora accertate. La baracca si trova nella zona interessata dagli abbattimenti delle scorse settimane. A quanto si è appreso, il corpo completamente carbonizzato della vittima,  è stato scoperto solo dopo la conclusione delle operazioni di spegnimento dell’incendio.
Il 26enne era fino a poco tempo fa ospite del Cara – Centro Richiedenti Asilo che si trova esattamente accanto alla baraccopoli abusiva. Il giovane era da qualche mese irregolare in quanto non era stata accolta la sua richiesta di asilo. Ora gli inquirenti dovranno accertare se il giovane sia morto nel sonno per i fumi sprigionati nell’incendio o per altre cause. Il gambiano è stato ritrovato steso a terra quasi completamente carbonizzato. La baracca era costituita prevalentemente da lamiere e legno. E’ probabile che nei prossimi giorni venga disposta un’autopsia per accertare le cause del decesso.

Migranti: rogo a Borgo Mezzanone, morto un 26enne gambiano ultima modifica: 2019-04-26T09:00:35+00:00 da Redazione



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Commenti


  • Redazione

    ANCORA UNA VITTIMA A BORGO MEZZANONE, UNA CAFARNAO SENZA SPERANZE!

    Morire a 26 anni, asfissiato o carbonizzato, perché irregolare, perché senza status di richiedente asilo, perché straniero e quindi senza diritti, neanche quello alla vita!
    Ed è l’ennesimo orrore, perché non si tratta più di cronaca o incidente, la precarietà e l’insicurezza sono ormai il segno distintivo della baraccopoli abusiva di Borgo Mezzanone, diventato luogo di disperazione o illegalità, senza alcuna prospettiva di soluzione, nonostante promesse e dichiarazioni di impegno provenienti da più parti.
    Borgo Mezzanone ancora e sempre di più una CAFARNAO senza speranze!
    Davanti al grande schermo piangiamo, entriamo subito in empatia con il piccolo Zain che chiama in causa i genitori per aver commesso il grave reato di averlo messo al mondo!
    Del Gambiano morto ieri non conosciamo neanche il nome e non abbiamo pietas!
    Le Acli provinciali di Foggia vivono lo sconforto e lo sdegno per un’altra vita spezzata, in giovane età, in modo insensato, e dopo travagli e sofferenze patiti per raggiungere il nostro Paese e poi Foggia, ancora considerati porti sicuri, incomprensibilmente considerati tali.
    Si stringono al dolore della famiglia del Giovane Gambese, dei suoi genitori, o di sua moglie e dei suoi figli, di coloro che lo amarono e lo videro partire col cuore gonfio di preoccupazione e speranza. Immaginiamo la pena e la rabbia.
    La stessa rabbia e compassione vorremmo muovesse istituzioni e politica per trovare una soluzione, non quella perfetta, ma la migliore possibile, che è ancora e sempre nelle possibilità umane, se ancora possiamo dirci tali.

    Valentina Scala
    Presidente A.C.L.I. sede provinciale di Foggia


  • Redazione

    Questa notte in un incendio verificatosi nell’insediamento adiacente il
    CARA di Borgo Mezzanone una persona ha perso la vita. Accanto alle
    dichiarazioni di cordoglio non sono mancate le uscite di chi inneggia agli
    sgomberi e alle espulsioni.

    “Non è la prima volta che una cosa del genere accade in uno dei tanti
    ghetti di questa provincia. Le condizioni di vita nei ghetti sono da sempre
    insostenibili: migliaia di uomini e donne, braccianti spesso sfruttati
    nelle nostre campagne, sono costretti a convivere con il rischio di
    malattie e di incidenti di ogni tipo, senza menzionare la fortissima
    presenza mafiosa che non si è certo risparmiata di intimidire e uccidere
    per mantenere intatto il proprio sistema di potere.” dichiara Michele Cera,
    coordinatore di link Foggia.

    “Troviamo di cattivo gusto e inappropriato che a fronte di una tragedia
    umana di questo livello, a fronte dell’ennesima morte ingiusta, le
    dichiarazioni della solita politica si limitino a puntare il dito e a
    inneggiare agli sgomberi, alle espulsioni e alla “sicurezza”. Occorre,
    invece, elaborare soluzioni serie per favorire l’inclusione sociale e per
    strappare gli abitanti dei ghetti dallo sfruttamento e dalla precarietà.
    Chi sfrutta e chi minaccia, poi, sono persone italianissime e
    foggianissime.” conclude lo studente.

    “Vogliamo decostruire i troppi luoghi comuni che aleggiano nell’aria e che
    alimentano le idee razziste, partendo da un’analisi dei bisogni delle
    persone che scappano da situazioni orribili, sperando in una vita migliore.

    Vogliamo costruire una società aperta, multiculturale e solidale,
    ripartendo dai luoghi della formazione e dai liberi saperi” dichiara
    Roberta Curci,coordinatrice dell’unione degli studenti Foggia.

    “I luoghi della formazione sono gli spazi in cui si costruisce cultura, una
    cultura non chiusa e settoriale ma aperta, in modo tale da combattere la
    diffidenza nei confronti delle altre culture, come quelle migranti. Come
    Rete della Conoscenza esprimiamo la nostra solidarietà non solo per questo
    evento tragico, ma alla condizione di tutta la comunità migrante.” Conclude
    la coordinatrice.

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