FOGGIA – Il controllo del traffico di droga in città passerebbe ancora attraverso le imposizioni della “Società foggiana”, con clan e gruppi criminali capaci di determinare forniture, prezzi della cocaina e rapporti di forza tra grossisti e pusher. È uno degli elementi che emergono dalle più recenti indagini della Direzione distrettuale antimafia di Bari e che riportano alla luce un sistema criminale già delineato nell’inchiesta “Game Over”, il maxi blitz che il 24 luglio 2023 portò all’arresto di 82 persone accusate, a vario titolo, di associazione mafiosa e traffico di droga.
Secondo gli investigatori, il monopolio della cocaina imposto dalla mafia foggiana non si sarebbe mai realmente interrotto. Le dinamiche emerse nelle nuove indagini confermerebbero infatti la capacità dei clan di controllare il mercato dello stupefacente attraverso intimidazioni, minacce armate e imposizioni economiche ai danni degli stessi spacciatori.
Gli ultimi sviluppi investigativi risalgono all’11 maggio scorso, quando un nuovo blitz ha portato all’arresto di 18 foggiani accusati, a vario titolo, di estorsione, tentata estorsione, detenzione ai fini di spaccio di cocaina e possesso illegale di armi. Al centro dell’inchiesta, coordinata dalla Dda di Bari, figurano ancora una volta i nomi di Alessandro Moretti – ucciso il 15 gennaio 2026 – e Francesco Abbruzzese, ritenuti dagli inquirenti figure centrali nella gestione delle attività criminali.
Nella richiesta di misura cautelare accolta dal gip, i pubblici ministeri Bruna Manganelli e Luciana Silvestris descrivono un contesto caratterizzato da estrema violenza e da una forte capacità intimidatoria. Secondo l’accusa, Moretti e Abbruzzese avrebbero imposto a due noti spacciatori foggiani prezzi e forniture di cocaina, arrivando a progettare vere e proprie spedizioni punitive nei confronti di chi si sarebbe opposto al sistema imposto dal clan.
Le intercettazioni raccolte dagli investigatori restituiscono un quadro ritenuto particolarmente inquietante. In una conversazione del luglio 2025, Moretti avrebbe parlato della necessità di presentarsi armato a un incontro con alcuni pusher in occasione di un rifornimento di droga.
«Il 19 abbiamo l’appuntamento: questo è il pacco, e questa è la pistola? Che vuoi fare?», avrebbe detto l’uomo intercettato dagli investigatori, lasciando intendere la volontà di utilizzare le armi per piegare ogni forma di resistenza.
Per la Dda, le indagini dimostrerebbero “la facilità con cui riescono a procurarsi le armi” e la determinazione con cui il gruppo criminale sarebbe stato pronto a usare la violenza per mantenere il controllo del territorio e del traffico di stupefacenti.
Tra gli episodi contestati compare anche il progetto di sequestrare e picchiare un pregiudicato di Vieste, ritenuto debitore di circa 70mila euro. Secondo gli atti dell’inchiesta, inizialmente il piano prevedeva un pestaggio con mazze da baseball, ma nel corso delle conversazioni intercettate sarebbe emersa anche l’ipotesi di un omicidio.
«Se no spariamolo direttamente», avrebbe detto Francesco Abbruzzese parlando con il suo interlocutore.
L’inchiesta mette inoltre in evidenza il clima di tensione vissuto dagli stessi investigatori impegnati nelle attività antimafia. Abbruzzese, secondo quanto riportato negli atti, avrebbe manifestato un forte rancore nei confronti di due poliziotti della squadra mobile dopo un sequestro di droga e armi avvenuto nella sua campagna nel luglio 2025.
Le intercettazioni riportate dagli inquirenti raccontano di minacce esplicite rivolte agli agenti e persino ai loro familiari.
«Vengo alle case vostre, vi citofono, dove stanno le mogli e i figli», avrebbe detto il presunto esponente del clan, mostrando – secondo la Dda – una pericolosità criminale ancora elevata e una totale assenza di timore nei confronti delle forze dell’ordine.
Per gli investigatori, si tratterebbe di modalità operative che richiamano dinamiche mafiose già emerse negli anni più violenti della guerra tra clan foggiani. Gli stessi Abbruzzese e Moretti erano infatti già finiti al centro dell’operazione “Ripristino” del gennaio 2016, legata allo scontro armato tra il gruppo Moretti-Pellegrino-Lanza e il clan Sinesi-Francavilla.
Anche allora, secondo le indagini, i progetti criminali non riguardavano soltanto i clan rivali ma coinvolgevano direttamente uomini delle istituzioni impegnati nelle attività investigative.
Il nuovo blitz conferma dunque come, nonostante arresti e condanne degli ultimi anni, la “Società foggiana” continui a mantenere una forte influenza sul traffico di droga cittadino, attraverso un sistema fondato su intimidazioni, controllo del territorio e uso sistematico della violenza.
Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno



