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Macondo – la città dei libri


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Logo macondo“Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche. Il mondo era così recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito”. (Gabriel Garcia Marquez)
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La violenza del bene
di Piero Ferrante
i buoniBogan, il lato oscuro della forza. Il potere che si realizza nell’affermazione delle emozioni primordiali, adombrandone la parte chiara. Bogan. Ovvero: controllo, severità, disciplina. La prevalenza della morte sulla creazione e sulla vita. Il lato oscuro della forza è a disposizione del male tanto quanto del bene. Dei cattivi tanto quanto dei buoni. E proprio come i cattivi, anche i buoni hanno una struttura, i loro fini, i loro metodi, frutto di una missione che ritengono superiore a tutto, finanche, se necessario, al bene stesso. Come i cattivi, anche i buoni sanno usare – e bene – il lato oscuro della forza. I buoni hanno le loro guide e i loro pantheon. I regni dei buoni sono teocrazie truccate da democrazia, affermate nel nome di deità onnipotenti e furbe professate da apostoli fedelissimi.

Con loro, si incontra e si scontra Aza. Aza dei cunicoli lotta ogni giorno con la buona e la mala sorte scommettendo la vita. Guarda leader cadenti sniffare colla, vede donne gonfie di botte, cammina accanto a bambini frettolosamente invecchiati. Anime in pena, mendicanti quotidiani, cuori in fuga da corpi raggrinziti, nascosti alla vista dell’uomo e di Dio ma che non sfuggono all’occhio caritatevole dei buoni. I loro “progetti” non hanno barriere. Il loro confine non è il visibile, quanto piuttosto il possibile. Arrivano dove gli altri, i “non buoni”, quelli che sono contro, che non si slanciano con la “frusta dell’oltre”, si fermano. Per decenza. O per paura. Aza incontra proprio in un progetto Mauro e Andrea e grazie a loro lascia le fogne per i muretti di una città operaia, miraggio di un sogno probabile, molo d’approdo di una nuova vita. Qui conosce don Silvano, la guida spirituale dei buoni, il loro capo. Don Silvano è uno di quei capi di cui parlano tutte le televisioni. È carismatico, saggio, profondo. Ha cadenze che lo rendono inconfondibile, mimiche che non hanno eguali. Non usa citazioni, le crea. Se ha bisogno di opinioni non le prende in prestito: semplicemente, le fabbrica. Tutto il bene è il suo bene, lui è la misura delle cose. Don Silvano stabilisce i confini, gli altri ci stanno dentro. Don Silvano è amico dei magistrati e degli imprenditori su cui indagano i magistrati. È amico degli scrittori e delle rockstar. Dialoga con i sindacati e con con chi lavoro non ne ha. È popolare tra i giovani tanto quanto tra i sacerdoti. Don Silvano è trasversale. Protetti dalla sua aurea, vivono schiere di mediocri e di opportunisti, gente resistente al dolore dell’umiliazione, sorda al diritto degli altri. Sono gli esecutori di ordini, gli accoliti fino a prova contraria. Lavorano nel “sociale” brucando l’erba dei fondi, almeno fintanto che la baracca resta in piedi. In cambio si votano per intero alla causa, abbracciano croci, dilatano il tempo, annullano vite. A seconda del caso sanno essere chiesastici e irriverenti, impeccabili e volgari, liberisti ed egualitaristi. Lupi e agnelli insieme senza mai poter capire quale che sia la maschera e quale il vero volto.

“I buoni”. Così li chiama Luca Rastello nel suo omonimo libro edito a marzo da Chiarelettere e numero uno della collana “Narrazioni”. Un libro lucidamente furente, a cui sfuggire è dura. Al di là delle identificazioni (c’è chi dice che le figure narrate al suo interno siano riconoscibilissime), Rastello ha il grande merito di raccontare un mondo fin qui bonariamente fatto salvo dall’analisi, quello del sociale. Senza timori reverenziali ne denuncia le contraddizioni, descrive il miasmo di opportunismo che lo caratterizza, a partire dall’insidia di un linguaggio che è capace di intrappolare, desecreta quella celata lotta di classe tutta interna ai poveri del Terzo Millennio, pronti ad accapigliarsi per un grammo di considerazione in più da parte del Capo (uno qualunque) o per un posto (uno qualunque) nel prossimo progetto finanziato (uno qualunque). “I buoni” è un invito a non fidarsi del bene assoluto e di chi se ne fa paladino; è un appello a rifuggire l’assenza di imperfezioni. Luca Rastello usa la penna come un piccone, smantellando a colpi di parole, di racconto e di denuncia, la retorica radicale del bene, quella di chi conia con la zecca delle parole nuovi idoli e nuove leggi; quella di chi inscatola i morti come He-Man negli anni Ottanta, li espone, ne vende aforismi su poster e magliette per farne nuovi eroi (e se poi quadrano i conti tanto meglio…); quella di chi usa l’umiltà come una stola per coprire la fame di onori e carriera. “I buoni” è un libro massacrante. È il coltello del killer antipatico piantato nel petto del personaggio letterario che tutti amano. È un’aspide entrata nei pantaloni che lenta striscia sul polpaccio. È il rombo del tuono che dall’orizzonte si avvicina e poi si fa goccia, pioggia, temporale, bufera.

Un libro che fa domande, tante. E dà altrettante risposte, per chi vuole ascoltarle. Andrebbe letto e fatto leggere ogni qualvolta si è in procinto di firmare un contratto. Andrebbe lasciato sui treni, sugli autobus, nelle stazioni di periferia e tra i banchi delle Università. Andrebbe studiato, compreso, approfondito. E, sopra ogni cosa, capito.

Luca Rastello, “I buoni”, Chiarelettere 2014
Giudizio: 4 / 5 – attenti al bene
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∞ Il puzzle di Dio ∞
di Marilù Oliva
mariluTitolo: Il puzzle di Dio
Autore: Laura Costantini – Loredana Falcone
Editore: GoWare
Il libro: Un antico messaggio custodito negli Archivi vaticani. Un genio della decrittazione che muore in circostanze misteriose. Gigantesche tessere di un mosaico vecchio di milioni di anni sparse in tutto il mondo e tre diversi servizi segreti a cercare di ricomporlo per comprenderne il significato. E usarne il potere. Un alfabeto sorto alle origini dell’umanità e custodito da generazioni di donne, in attesa della rivelazione finale. Una storia d’amore tra due ragazzi costretti, dal giudizio e dal pregiudizio, ad allontanarsi da radici, famiglia e affetti per vivere la loro omosessualità. In un viaggio convulso tra Roma, Nepal, Marocco e Torino lo scontro tra ricerca della verità, desiderio di accettazione, rinuncia al libero arbitrio, tradimento e vendetta. Mentre un mistero scandisce il conto alla rovescia verso un disastro che potrebbe avere conseguenze planetarie…
Uscito: 21 luglio 2014
Pagine: 897 (e-book)
ISTRUZIONI PER L’USO
Categoria farmacologica:
illuminante e fuorviante
Composizione ed eccipienti:
verità nascoste, poteri che non sappiamo di avere, sentimenti forti, abnegazione.
Indicazioni terapeutiche:
Apre la mente, invita a riflettere sulle conseguenze, diverte
Consigliato a tutti, benefico per:
– chi pensa che conta essere, non apparire
– chi crede possa esserci una chiave di lettura più intrigante di quella evidente
– chi si oppone ai pregiudizi
Controindicazioni:
Può indurre a riconsiderare la storia di questo pianeta
Posologia, da leggersi preferibilmente:
Allargando gli orizzonti
Effetti indesiderati:
Voglia di partire per luoghi che hanno storie da raccontare o di perdersi in una vecchia biblioteca alla ricerca di antichi segreti.
Avvertenze:
Astenersi possessori di granitiche certezze e allergici ai dubbi.
La recensione è tratta dalla rubrica Il Bugiardino della Community online de l’Unità
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LA CLASSIFICA DEI LIBRI PIU’VENDUTI IN ITALIA (fonte ibs.it)
1. Andrea Camilleri, “Piramide di fango”, Sellerio 2014
2. Gianrico Carofiglio, “Una mutevole verità”, Einaudi 2014
3. AA.VV, “Vacanze in giallo”, Sellerio 2014
Con il ritorno di Macondo, abbiamo ancora più bisogno di sentire la vostra voce. Inviateci suggerimenti, critiche, proposte, consigli a p.ferrante@statoquotidiano.it

Macondo – la città dei libri ultima modifica: 2014-07-26T17:49:07+00:00 da Piero Ferrante



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