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VALLE CASTELLANA La benzina del sindaco. Quando un Comune decide di non arrendersi

Ci sono luoghi nei quali la politica torna ad avere un significato antico e nobile: non quello delle parole pronunciate nei palazzi

AUTORE:
Maurizio Varriano
PUBBLICATO IL:
26 Agosto 2026
Politica // Politica locale //

Ci sono luoghi nei quali la politica torna ad avere un significato antico e nobile: non quello delle parole pronunciate nei palazzi, ma quello delle cose fatte perché qualcuno, semplicemente, possa continuare a vivere.

Accade a Valle Castellana, piccolo Comune abruzzese di poco più di ottocento abitanti, disseminati in una quarantina di frazioni, nel cuore del territorio montano del Gran Sasso e dei Monti della Laga. Qui, qualche anno fa, l’amministrazione guidata dal sindaco Camillo D’Angelo decise di fare una cosa che, a prima vista, potrebbe sembrare quasi surreale: salvare l’unico distributore di carburante del paese facendolo diventare comunale.

L’obiettivo era elementare e, proprio per questo, rivoluzionario: impedire che un altro servizio essenziale scomparisse e costringere gli abitanti a percorrere una ventina di chilometri anche soltanto per fare rifornimento.

Oggi quella scelta, nata prima che il caro carburanti tornasse a mordere con tanta ferocia, si è trasformata in una piccola, straordinaria lezione di amministrazione pubblica.

A Valle Castellana il Comune acquista il carburante e lo rivende senza applicare il normale margine commerciale. Il risultato è che benzina e gasolio possono costare 10-20 centesimi in meno al litro rispetto a un normale distributore self-service; nelle rilevazioni più recenti, si parla di circa 1,75 euro al litro per la benzina e 1,89 per il diesel. Su un pieno di cinquanta litri, significa poter risparmiare fino a una decina di euro.

Ma sarebbe un errore fermarsi al prezzo.

Perché questa non è, in fondo, una storia sulla benzina.

È una storia sulla restanza. È la storia di un Comune che ha capito che lo spopolamento non comincia quando una casa rimane vuota. Comincia molto prima: quando chiude il negozio, quando scompare l’ufficio postale, quando non c’è più un medico, quando la scuola diventa troppo lontana, quando manca il trasporto, quando il bar abbassa per sempre la serranda, quando per comprare una cosa semplice bisogna prendere la macchina e percorrere chilometri.

Ogni servizio che scompare dice silenziosamente a chi resta: qui non c’è più bisogno di voi.

E allora una pompa di benzina può diventare molto più di una pompa di benzina.

Può diventare un argine. Può diventare un presidio. Può diventare una dichiarazione d’amore verso un territorio. Può persino diventare una bandiera.

Perché amministrare un piccolo Comune significa spesso governare non l’abbondanza, ma la sottrazione. Significa guardare ogni giorno ciò che se ne va e chiedersi cosa sia ancora possibile salvare. E qualche volta significa avere il coraggio di dire che, se il mercato non considera più conveniente un servizio indispensabile, forse il compito di un’amministrazione è proprio quello di impedire che la parola “convenienza” diventi una condanna per chi vive lontano dai grandi centri.

Quella di Valle Castellana non è una nostalgia del passato. È, al contrario, una visione del futuro.

Perché restare non significa soltanto non partire. Restare significa poter vivere. Significa avere una strada, una scuola, un negozio, un ambulatorio, una connessione, un trasporto, un distributore. Significa poter immaginare che anche in una frazione di montagna possa nascere un bambino senza che il suo futuro sia già scritto nella distanza dai servizi.

E significa soprattutto restituire dignità alla parola cittadino.

Non soltanto consumatore. Non soltanto contribuente. Non soltanto numero dentro una statistica sullo spopolamento. Cittadino.

Una persona per la quale anche dieci euro risparmiati su un pieno possono avere un peso. Una persona per la quale venti chilometri in meno possono significare tempo, lavoro, famiglia, vita. Una persona che non chiede privilegi, ma semplicemente che vivere in un paese piccolo non diventi una colpa da pagare ogni giorno.

E qui la vicenda abruzzese assume un significato ancora più grande.

Perché non è nemmeno la prima volta che un piccolo Comune prova a difendere la propria comunità attraverso il carburante.

In Molise, a Petrella Tifernina, quando l’unico distributore del paese rischiò di chiudere, il sindaco Alessandro Amoroso scelse di farlo acquistare dal Comune, evitando che un altro servizio essenziale venisse cancellato dalla geografia del paese.

Era il 2022 e quella decisione nasceva dalla stessa intuizione: qualche volta, per difendere una comunità, bisogna avere il coraggio di fare ciò che nessuno considera più conveniente.

E in Abruzzo esiste persino un precedente ancora più antico e sorprendente: a Cortino, già nel 2012, l’amministrazione comunale aveva realizzato un distributore pubblico con carburante a prezzo agevolato, inserendolo dentro una più ampia politica contro lo spopolamento, fatta anche di sostegni alle famiglie, servizi scolastici e misure concrete per rendere più conveniente abitare in montagna.

Non sono dunque episodi isolati.

Sono piccole scintille di una stessa idea. L’idea che un Comune non debba limitarsi ad amministrare il declino, ma possa provare a contrastarlo. L’idea che la politica, quando torna alla sua radice più semplice, sia prima di tutto cura.

Cura dei luoghi. Cura delle persone. Cura del futuro.

Ed è forse questa la parte più bella della vicenda di Valle Castellana: quella pompa di benzina, nata per evitare la chiusura di un servizio, oggi non serve soltanto agli abitanti. Attira pendolari, lavoratori, turisti, persone che attraversano quelle montagne.

Nel 2025, secondo le ricostruzioni pubblicate, gli introiti del distributore comunale sono arrivati a circa 500 mila euro, contro i 75 mila dell’anno precedente.  Una scelta nata per difendere la comunità è diventata, dunque, anche una risorsa per la comunità.

E forse è proprio qui che dovremmo fermarci a riflettere.

Per anni abbiamo raccontato i piccoli paesi attraverso ciò che manca loro. Mancano abitanti. Mancano servizi. Mancano opportunità. Mancano giovani. Mancano investimenti. Manca il lavoro. Manca tutto.

E se invece cominciassimo a raccontarli attraverso ciò che possono ancora fare?

Un Comune di ottocento persone può acquistare una pompa di benzina. Un sindaco può decidere che un servizio essenziale non deve morire. Una comunità può trasformare una difficoltà in un’opportunità. Un paese può scegliere di non consegnarsi alla propria fine.

Questa è la vera lezione.

Non che tutti i Comuni debbano diventare benzinai. Sarebbe una lettura semplicistica e sbagliata.

La lezione è un’altra: quando un territorio viene lasciato solo, può ancora scegliere di organizzare la propria resistenza.

E quella resistenza non ha bisogno di proclami. A volte ha il rumore di una pompa che si avvia. Il clic della pistola del carburante. Un’automobile che riparte. Un anziano che non deve più percorrere venti chilometri. Un boscaiolo che trova il gasolio vicino al proprio lavoro. Una famiglia che risparmia qualche euro. Un turista che si ferma. Un giovane che attraversa il paese e vede che qualcosa, lì, funziona ancora.

Sono gesti minuscoli.

Ma la storia dei paesi, spesso, si salva proprio così: un gesto minuscolo alla volta.

E allora quella pompa di benzina diventa quasi una metafora. Il carburante serve a far muovere le automobili. Ma qui sembra servire a qualcosa di più: a rimettere in movimento un’idea di comunità.

A dire che la montagna non è soltanto il luogo dal quale partire. Può essere il luogo nel quale restare. Può essere il luogo nel quale tornare. Può essere il luogo nel quale costruire.

La parola più bella, allora, non è “resistenza”. È restanza.

Restare non per rassegnazione, ma per scelta. Restare perché qualcuno ha deciso di rendere possibile il futuro. Restare perché un’amministrazione pubblica ha compreso che dietro ogni servizio c’è una persona, e dietro ogni persona c’è un mondo. Restare perché una comunità non è soltanto l’insieme dei suoi abitanti: è la memoria dei suoi morti, il sorriso dei suoi bambini, il lavoro dei suoi uomini e delle sue donne, le case accese d’inverno, le strade percorse ogni mattina, le campane, i boschi, le piazze, le botteghe, le montagne.

E quando una comunità perde tutto questo, non perde semplicemente popolazione. Perde una parte dell’anima del Paese.

Ecco perché sarebbe bello che la storia di Valle Castellana non rimanesse soltanto la curiosità estiva della “benzina del sindaco”.

Dovrebbe diventare una domanda rivolta alla politica nazionale: quanto vale un paese prima che venga considerato troppo piccolo per essere salvato?

Quanto costa mantenere aperto un servizio? Quanto costa invece perderlo? Quanto vale una famiglia che decide di non partire? Quanto vale un giovane che torna? Quanto vale una scuola con dieci bambini? Quanto vale una strada che conduce ancora a una comunità viva?

Forse lo Stato dovrebbe imparare ad ascoltare queste domande prima che a rispondere alle statistiche.

Perché i piccoli Comuni non chiedono miracoli. Chiedono di non essere lasciati soli.

E, quando necessario, mostrano perfino come si fa. Valle Castellana lo ha fatto con una pompa di benzina. Petrella Tifernina lo ha fatto prima, con la stessa ostinazione. Cortino lo aveva intuito ancora prima.

E in queste montagne, dove apparentemente non accade nulla, sta invece accadendo qualcosa di enorme: qualcuno sta dicendo che la fine non è inevitabile.

Forse è questo il vero significato di quella pompa. Non vende benzina. Vende tempo. Vende prossimità. Vende dignità. Vende la possibilità di non sentirsi cittadini di serie B.

E, soprattutto, vende una cosa che nessun distributore privato e nessun bilancio pubblico possono misurare davvero:

la speranza che domani, in quel paese, ci sarà ancora qualcuno a fare il pieno.

Perché finché una pompa continua ad accendersi in un paese di montagna, finché una mano pubblica decide di tenerla aperta, finché un sindaco considera un servizio non una spesa ma una promessa, allora quella comunità non è ancora sconfitta.

È viva.

E forse, in un’Italia che troppo spesso misura il valore dei luoghi soltanto in base ai numeri, questa è la lezione più nobile che arriva dalle nostre montagne:

un paese non si salva aspettando che qualcuno venga a salvarlo. Si salva quando qualcuno, per primo, decide di non arrendersi.

 

1 commento su "La benzina del sindaco. Quando un Comune decide di non arrendersi"

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