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CERIGNOLA AUTO Cerignola, smontavano le auto e riciclavano i pezzi: in 8 restano in carcere I NOMI

Nelle 704 pagine dell’ordinanza di convalida ricca di centinaia di fotogrammi estratti dai video, il gip ricostruisce la presunta filiera

AUTORE:
Redazione
PUBBLICATO IL:
26 Settembre 2026
Cerignola // Cronaca //

Carcere confermato per 8 dei 12 indagati fermati martedì nell’indagine di Procura, Polstrada, carabinieri e vigili urbani su un riciclaggio di auto rubate e smontate per rivendere i singoli pezzi. Il gip Marialuisa Bencivenga ha accolto la richiesta dei pm Claudia Pezone e Alessio Marangelli e convalidato i fermi, ritenendo sussistenti pericolo di fuga, rischio di inquinamento delle prove e di reiterazione del reato. Restano in cella i cerignolani Giuseppe Gallo, 30 anni; Antonio Specchio (44); Eugenio Cinquepalmi (38); il foggiano Matteo Onoratiu (28); il ghanese Paul Yarso (41) residente a Foggia; i marocchini Hamid Bezzaz (38) residente nel capoluogo; El Arbi Bousanna (41) che vive a Stornara; e Hicham En Nasiry (37) abitante a Stornarella. Altri 4 destinatari dei decreti di fermo – i cerignolani Antonio Di Biase e Vincenzo Sanmartino; il ghanese Philip Twene; il marocchino Owlgihad Abderrahim – non sono stati ancora rintracciati. Oggi alle 10 conferenza stampa in Procura con pm e investigatori.

I 12 indagati rispondono a vario titolo di associazione per delinquere; 45 riciclaggi di auto rubate soprattutto tra Capitanata e Barese; 1 ricettazione per fatti del maggio/agosto 2026. Negli interrogatori davanti al gip gli 8 indagati difesi dagli avv. Rosario Marino, Tommaso Frisani, Michele Pierno, Vincenzo Desiderio, hanno respinto le accuse. En Nasiry assistito dall’avv. Frisani, ha escluso d’essere l’uomo filmato scendere il 4 agosto da un autocarro su cui furono caricati pezzi d’auto rubate; il mezzo è suo, ha detto il marocchino, ma in uso a un’altra persona. Alcuni legali valutano il ricorso al Tdl o direttamente in Cassazione per presunta violazione del diritto di difesa; per un disguido non hanno avuto prima degli interrogatori tutti gli atti dell’inchiesta, in particolare decreto di fermo e richiesta di convalida, per cui non avrebbero potuto interloquire su sussistenza di gravi indizi e pericolo di fuga.

Nelle 704 pagine dell’ordinanza di convalida ricca di centinaia di fotogrammi estratti dai video, il gip ricostruisce la presunta filiera. «Il punto di partenza dell’indagine è l’attività di osservazione e controllo che ha consentito di localizzare a Stornara il sito usato per cannibalizzare i veicoli, vicino a un canale di scolo delle acque reflue. La notte del 19 maggio 2026 furono apposte telecamere. La base operativa fu individuata nell’attività “Autoricambi Gta” in agro di Stornara, gestita da Dibiase: si tratta di un autoparco con box chiusi, capannone-officina, piazzale per il parcheggio».

«Gli addetti alla cannibalizzazione giungevano il pomeriggio. Le auto rubate venivano smontate vicino a un canale di scolo, raggiunto a bordo di furgone e auto parcheggiate nell’autoparco e condotte quasi sempre da Gallo e Specchio. Ad attenderli» prosegue l’accusa «c’erano Twene, Yarso e Cinquepalmi che effettuavano lo smontaggio, poi caricavano le componenti nei vari furgoni monitorati dalle telecamere. Durante la cannibalizzazione la sorveglianza dei terreni limitrofi la garantiva Specchio; mentre la vigilanza delle strade di accesso era effettuata da Dibiase. Le parti smontate venivano caricate su alcuni furgoni condotti quasi sempre da Onorati; e portate inizialmente presso un autoparco vicino Foggia dove rimanevano alcuni giorni. Lo stoccaggio dei pezzi rubati avveniva in un capannone situato all’interno di un parcheggio, gestito da Bezzaz». Quanto alle carcasse venivano inizialmente bruciate e nascoste nel canale di scolo; poi recuperate con una autogru per essere portate in altri luoghi dove venivano pressate.

Per il gip «è chiaro che gli indagati hanno costituito una vera e propria associazione per riciclare auto rubate. Ciascuno aveva un ruolo definito. L’organizzazione era dotata di mezzi; attrezzature; siti sia per la cannibalizzazione; sia per ostacolare la provenienza illecita quali canali dove incendiare le carcasse e siti di pressatura; sia per lo stoccaggio della componentistica smontata».

Lo riporta lagazzettadelmezzogiorno.it.

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