Il giudizio immediato è fissato per il 12 novembre. Tra gli imputati Daniele Barbaro, ritenuto dagli investigatori vicino al clan Sinesi-Francavilla. Tutti respingono le accuse.
Un commerciante ferito a una gamba, un Patek Philippe da 160mila euro scomparso durante una rapina e quattro uomini accusati di aver tentato di recuperarlo con la violenza. È la vicenda su cui si aprirà il 12 novembre, al Tribunale di Foggia, il giudizio immediato disposto dal gip di Bari Giuseppe Ronzino su richiesta dei pm della Direzione distrettuale antimafia Bruna Manganelli e Luciana Silvestris.
Gli imputati sono Daniele Barbaro, 35 anni, indicato dagli investigatori come figura emergente del clan Sinesi-Francavilla; Ciro Spinelli, 40 anni; Luca Pompilio, 34 anni, cognato di Spinelli; e Giuseppe Bruno, 18 anni. Furono fermati dalla squadra mobile il 25 marzo. Barbaro, Spinelli e Pompilio rispondono di tentata estorsione, lesioni e porto illegale di pistola, con l’aggravante del metodo mafioso. A Bruno è contestato il concorso nella tentata estorsione. Tutti si dichiarano innocenti.
Secondo la ricostruzione della Dda e della polizia, tutto cominciò nel pomeriggio del 14 marzo, quando due persone armate rapinarono tre commercianti fermi in auto in via Lucera, a Foggia. Portarono via un Patek Philippe da 160mila euro, appartenente a un commerciante di Campobasso, e un Rolex da 10mila euro di un commerciante foggiano. La rapina non fu denunciata.
Il proprietario del Patek si sarebbe rivolto a due esponenti della criminalità cerignolana per riavere l’orologio. Il recupero sarebbe stato affidato a Barbaro, che, secondo gli inquirenti, contava di ricavare dalla mediazione tra i 50mila e gli 80mila euro. Convinto che il commerciante foggiano avesse simulato la rapina per impossessarsi del Patek, Barbaro avrebbe dato indicazioni per rintracciarlo.
La sera stessa, intorno alle 21, il commerciante raggiunse Spinelli in campagna. Con lui c’era il padre; Spinelli era in compagnia di Pompilio. Stando all’accusa, Barbaro parlò con la vittima in videochiamata e, dopo che l’uomo negò di avere l’orologio, ordinò a Spinelli di sparare. Il commerciante fu ferito a una gamba e si presentò al pronto soccorso poco dopo, riferendo di essere stato colpito da uno sconosciuto in centro.
L’inchiesta si fonda soprattutto sulle intercettazioni delle conversazioni di Barbaro e Spinelli, che all’epoca erano agli arresti domiciliari. Alcuni difensori contestano l’utilizzabilità delle registrazioni; sulla questione è attesa una decisione della Cassazione. Gli avvocati hanno ora 15 giorni per chiedere il rito abbreviato: se l’opzione sarà esercitata, la posizione degli imputati interessati passerà al giudice dell’udienza preliminare di Bari. Lo riporta La Gazzetta del mezzogiorno.it



