Manfredonia

Manfredonia, ‘i campi di internamento’ dell’ex ‘Mattatoio’


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Concentrmanf (ex Mattatoio, viale di Vittorio)

Concentrmanf (ex Mattatoio, viale di Vittorio)

Manfredonia – CAMPI di concentramento in Italia tra il 1940 ed il 1943: fra questi anche il vecchio mattatoio di Manfredonia, in viale di Vittorio, un sito ancora in disuso, come è possibile vedere tuttora. Nella piantina topografica del campo, dove non è cambiato niente, e con la struttura simile ancora a sè stessa, crea inquietudine la dicitura “forno crematorio” che contrassegna, in modo funereo, uno dei numerosi vani. La mente del visitatore potrebbe forse alludere ai lager nazisti. Ma lo storico Viviano Iazzetti smorza ogni (facile) deduzione: “Forni crematori sono presenti praticamente in tutti i macelli comunali. I documenti da me rinvenuti in archivio non autorizzano a fare paragoni con i lager tedeschi e/o con quelli polacchi. Il campo di Manfredonia – spiega infatti Iazzetti – fu, più che altro, un campo di internamento”. Tra le varie misure adottate dal fascismo in previsione dell’ineluttabile entrata in guerra dell’Italia a fianco della Germania nazista vi fu anche quella di restringe e in campi ed in località di internamento gli antifascisti, gli anarchici, i sovversivi e le persone genericamente pericolose per l’ordine pubblico, onde esercitare su questi una vigilanza costante e, nel contempo evitare, isolandoli dalla popolazione, propaganda ostile al regime e disfattismo. Il 16 marzo l’ispettore generale di pubblica sicurezza G. Lo Spinoso, incaricato di eseguire tale operazione nella provincia di Foggia, comunicò al capo della polizia che, a suo personale giudizio, in Capitanata vi erano due ipotesi concrete sulle quali operare una scelta. La prima era quella di impiantare un campo di concentramento nel nuovo macello di Manfredonia, da poco ultimato di costruire e non ancora entrato in funzione nel quale potevano essere alloggiati circa 300 internati. La seconda ipotesi era quella di utilizzare per lo scopo Villa Rosa in località Scaloria, in agro di Manfredonia, di proprietà del cav. Vincenzo D’Onofrio, con una capacità ricettiva di 160 persone. I lavori di adattamento, che furono finanziati dalla prefettura, vennero eseguiti velocemente nei mesi di maggio e giugno ed ultimati ad ottobre, consentendo di accogliere i primi internati già dal 16 giugno 1940. Come dichiarava il dr. Celentano al questore di Foggia in una comunicazione del 28 giugno 1941, la libertà degli internati all’interno del campo era limitatissima. Misure e condizioni dei detenuti all’interno dei campi di internamento. Al momento dell’entrata nel mattatoio i diversi prigionieri erano infatti subito perquisiti e sottoposti ad orari molto rigidi. Gli stessi potevano passeggiare liberamente soltanto per alcune ore ed esclusivamente nell’ambito della zona delimitata. Ai detenuti non era consentito inoltre di possedere somme superiori alle 100 lire. Quando i reclusi si trovavano in quest’area venivano attivati sei posti fissi di guardia per la loro vigilanza e contemporaneamente degli agenti in bicicletta percorrevano la nazionale per Foggia, lungo il tratto antistante il campo, onde evitare contatti con estranei. Al rientro degli internati nelle camerate venivano chiuse finestre e porte applicando a quest’ultime, per maggior sicurezza, dei lucchetti dall’esterno.

Manfredonia, ‘i campi di internamento’ dell’ex ‘Mattatoio’ ultima modifica: 2009-12-26T18:30:17+00:00 da Agostino del Vecchio



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