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DISASTRO Molto rumore per nulla: l’autonomia differenziata. Ecco perché

Naturalmente è sbagliato, non sarebbe comunque un disastro

AUTORE:
Lorenzo D'Apolito
PUBBLICATO IL:
27 Gennaio 2024
Economia // Economia //

Il ddl per l’attuazione della autonomia differenziata è stato approvato martedì 23 gennaio in Senato e passerà alla Camera per l’approvazione definitiva.

Naturalmente è sbagliato, non sarebbe comunque un disastro, ma soprattutto non vedrà mai la luce poiché è il prezzo che il Governo ha dovuto corrispondere ad una lega in profondo declino per ottenere il via libera alla riforma costituzionale del premierato, il cui esito è tutt’altro che scontato. Entrando nel dettaglio, esso va ad innestarsi sull’attuale assetto delle regioni, così come realizzatosi a seguito della devastante riforma del titolo V della Costituzione, messa in atto da un governo di centrosinistra nel 2001,cioè il governo Amato, il quale a sua volta fu costretto a pagare questo pedaggio per arginare il medesimo partito leghista e tenerlo lontano dal centrodestra e da Berlusconi, che uniti erano maggioranza nel paese.

Tentativo poi fallito comunque poiché alle successive elezioni il centrodestra dello stesso Berlusconi stravinse e persino con l’appoggio leghista. Quella riforma distingueva fra le tante competenze pubbliche, quelle di pertinenza esclusiva dello stato, quelle di competenza delle regioni, sui cui per giunta queste ultime avrebbero potuto legiferare, il che è purtroppo insensato poiché determina una immensa illogicità nella gerarchia delle fonti del diritto, e quelle di competenza concorrente fra stato e regioni, in cui si verificano il massimo di conflitti e veti incrociati nell’azione amministrativa. ù

Già in passato si è tentato di risolvere queste enormi problematiche scaturite da quella orribile riforma, il cui intento manifestato più volte dal medesimo partito del nord Italia, era quello di sburocratizzare e velocizzare l’attività amministrativa degli enti locali, rendendoli meno vincolati dallo stato centrale, ma che produsse l’esatto opposto.

L’attuale riforma dell’autonomia differenziata, dunque, avrebbe nelle intenzioni del Governo e dello stesso citato partito nordista, di proseguire in quella politica federalista attraverso la introduzione di una maggiore autonomia, tentando di correggere quello che è attualmente un inferno burocratico in moltissimi settori pubblici e che culmina nel disastro generalizzato della sanità.

Più precisamente, la nuova riforma permetterebbe alle singole regioni di appropriarsi definitivamente di una o più competenze di quelle che oggi vengono considerate concorrenti e con la aggiunta di tre specifiche materie oggi di competenza esclusiva dello stato, vale a dire, giudici di pace, norme generali sull’istruzione e ambiente/beni culturali. Il tutto a seguito di un complesso procedimento consistente in una trattativa fra stato e singola regione, il quale dovrebbe avere ad oggetto l’attribuzione di specifiche risorse economiche, cioè attraverso l’attribuzione o la introduzione di nuove imposte per far fronte a queste competenze trasmesse, ed il rispetto dei cosiddetti LEP, vale a dire i livelli essenziali delle prestazioni. Il saggio a questo punto direbbe campa cavallo, viceversa l’opposizione, soprattutto di sinistra, si è immediatamente dichiarata profondamente inorridita ed indignata per questa innovazione, la quale a suo dire “spaccherebbe l’Italia in due”, oppure la renderebbe simile ad un “arlecchino” amministrativo, benché in passato come visto ebbe ad introdurre di ben peggio. In realtà l’accusa, pur non infondata, è oltremodo superficiale, poiché l’Italia è già spaccata in due o a macchia di leopardo.

Già ora i redditi degli italiani si diversificano in base alla latitudine geografica e già ora, ad esempio esiste un enorme esodo di individui che per curarsi raggiungono il nord. Semplicemente con l’applicazione di quest’ultima riforma, l’Italia sarebbe spaccata in modo diverso, ancor peggio disuguale, e sempre oppressa dalla burocrazia. Ben diverso sarebbe stato se sin da ora si fosse operata una netta distinzione fra materie di competenza regionale da attribuirsi indistintamente a tutteloro,e quelle di competenza statale,cancellando, dunque, definitivamente quelle di competenza concorrente, che tuttora permarrebbero senza acquisizione esclusiva regionale. Ma avendo bene in mente che quelle rilevanti materie che fanno tutte gola agli amministratori leghisti, non possono per loro natura essere demandate alle autonomie, perché addirittura di competenza sovranazionale.

Ad esempio, le grandi linee infrastrutturali, i rapporti internazionali, la giustizia, il rifornimento energetico.

Sarebbe oltremodo ridicolo se un governatore settentrionale andasse a mercanteggiare personalmente con un leader di un qualsiasi paese in via di sviluppo per ottenere il combustibile necessario a riscaldare la sua regione. E sarebbe ben gravoso comunque il prezzo ottenuto, visto quanto accaduto a seguito dell’ultimo conflitto russo ucraino in cui solo trattando a livello europeo, addirittura occidentale e fissando un prezzo massimo, il cosiddetto price cap si sono ottenuti risultati positivi. Tutto questo nasce da un fraintendimento generale secondo cui,in qualsiasi campo politico e amministrativo, facendo da soli e al livello locale, si farebbe meglio, i cittadini potrebbero meglio controllare i risultati e si risparmierebbe.

Questa è l’essenza dell’idea federalista e questo è il credo politico e l’obiettivo del partito leghista che spesso assume le vesti di un movimento autonomista e persino sovversivo o xenofobo.

In realtà, purtroppo, la pura idea federalista così come appena articolata e quindi semplicistica e maldestra, non fa altro che moltiplicare immediatamente i centri decisionali e di spesa, creando più burocrazia e maggiori sperperi di denaro che è esattamente quello che è accaduto in Italia sin dalla nascita delle regioni e poi ancora con la riforma del titolo V. Dunque, anche quest’ultima riforma, fortemente voluta dal medesimo partito nordista, rimane esattamente nella stessa scia.

Non è una tragedia, poiché in questi anni siamo sopravvissuti comunque, ma questo è. Il vero autonomismo nasce dall’idea cattolica della sussidiarietà fatta propria dall’Unione Europea secondo cui intervieneesclusivamente nei settori di propria competenza a meno che la sua azione non sia più efficace a livello nazionale, regionale o locale.

In poche parole, essa distingue i settori e attribuisce a sé medesima solo quelli di ampia portata a lascia alle istanze locali solo quelli di portata appunto locale.

Quindi non è vero che attribuendo sempre una qualsiasi competenza pubblica a livello locale si ottengono risultati positivi, ma bisogna distinguere. Il problema dei sedicenti federalisti o autonomisti è che invece di ambire alle tematiche di ambito locale, essi tentano di aggredire quelli di ambito molto più ampio, perché è lì che si cela il vero potere a loro giudizio e le risorse più ingenti, producendo solo ed esclusivamente disastri, anche nelle regioni chepresuntivamente si intende favorire.

La sanità italiana, per esempio, è al collasso quasi ovunque perché disorganizzata, e priva di risorse adeguate poiché frazionate al livello regionale. Ad eccezione, naturalmente, delle poche isole felici su cui si riversa il grosso dell’utenza, e questa riforma non interviene minimamente su questo, benché sia il tema più urgente e grave da affrontare.

Detto questo, il provvedimento legislativo in oggetto, con ogni probabilità verrà emendato al passaggio parlamentare successivo e quindi ricomincerà la trafila delle nuove letture, ma in ogni caso si arenerà nel caso in cui la riforma del premierato non dovesse per qualsiasi motivo proseguire o addirittura interrompersi.

Pochsto e, infatti, difficilmente potrebbe ottenere il voto positivo dei due terzi del parlamento e posto che in questo caso sarebbe necessario ricorrere al voto confermativo di un referendum, le previsioni non possono considerarsi troppo rosee, visto l’esito degli ultimi due referendum della stessa natura e portata, cioè quello di Berlusconi del 2006 e di Renzi del 2016. In ogni caso chi vivrà, vedrà.

 

0 commenti su "Molto rumore per nulla: l’autonomia differenziata. Ecco perché"

  1. Leggo un’analisi ricca di contenuti e meritevole di approfondimenti. In questo momento di declino politico a me sembra che il Governo è molto impegnato ad affermare “bandierine” ideologiche prive di contenuti che non sappiamo dove ci portano.
    Questo è quello che mi preoccupa.

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