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"METODO VIESTE" Turismo, il “metodo Vieste” per tutta la Puglia? La sfida di Starace

Il promontorio racconta una pluralità di esperienze: storia, centri antichi, borghi, aree interne, spiritualità, natura, cammini, enogastronomia

AUTORE:
Redazione
PUBBLICATO IL:
27 Gennaio 2026
Bari // Gargano //

Il turismo pugliese torna al centro del dibattito pubblico dopo l’articolo di Davide Grittani, “Contraddizioni del metodo Vieste”, pubblicato sul Corriere del Mezzogiorno il 24 gennaio 2026. Considerazioni che hanno il merito di riaccendere i riflettori su un modello turistico che, secondo l’autore, mostra da tempo segni evidenti di logoramento e che difficilmente può essere assunto come soluzione per l’intera regione.

La fotografia in chiaroscuro è quella di una Vieste appesantita da criticità ormai croniche: costi elevati non sempre giustificati dalla qualità dell’offerta, strutture ricettive datate, episodi di violenza e risse, interventi della Guardia di Finanza per spaccio di moneta falsa, un progressivo calo delle presenze e, non ultimo, l’esclusione dalla candidatura a Capitale italiana della Cultura 2028. Segnali che, secondo Grittani, vengono troppo spesso ridotti a episodi isolati, senza cogliere il messaggio più profondo di un’utenza stanca di “farsi spennare”.

Nel mirino dell’articolo finisce anche la recente nomina di Graziamaria Starace alla guida di uno degli uffici strategici del nuovo corso targato Decaro. Una scelta avvenuta non senza malumori all’interno del Partito Democratico, che si è mostrato contrario. Per il Corriere del Mezzogiorno si tratterebbe di una leggerezza che rischia di penalizzare Bari e l’intero sistema turistico regionale, soprattutto se messa a confronto con le potenzialità ancora largamente inespresse del Salento.

Ma questo è uno sguardo che arriva dal Sud della Puglia. Dal Gargano, la narrazione cambia. Qui il turismo non si esaurisce nel binomio mare-spiaggia e, soprattutto, non può essere ridotto alla sola Vieste. Il promontorio racconta una pluralità di esperienze: storia, centri antichi, borghi, aree interne, spiritualità, natura, cammini, enogastronomia. Un mosaico ricco e complesso che fatica a emergere quando il dibattito resta imprigionato in un unico modello, logorato dal tempo.

In questa prospettiva, la sfida che attende la neoassessora Starace appare tutt’altro che semplice. Governare “i turismi”, al plurale, significa tenere insieme realtà diverse, aspettative differenti e territori che chiedono riconoscimento e visione strategica. Servono tempo, ascolto e una squadra all’altezza, soprattutto di fronte a nuove configurazioni territoriali come la nascente Città del Gargano, che impongono un ripensamento profondo delle politiche turistiche.

Il punto, allora, non è difendere o demolire il “metodo Vieste” né la scelta assessorile, ma riconoscerne limiti, valore ed efficacia, evitando di applicarlo altrove senza una seria riflessione critica. La Puglia turistica è molto più ampia, articolata e complessa di un solo modello. Continuare a ignorarlo significherebbe perdere un’occasione decisiva per costruire un cammino, come dice Decaro, davvero condiviso dal Gargano a Leuca.

a cura di Michele Angelicchio

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