La vicenda del Palazzo Trifiletti entra oggi in una fase nuova e decisiva.
Si tratta di uno degli edifici storici più rappresentativi del Centro di Foggia: un palazzo settecentesco situato su Corso Garibaldi.
Oggi, però, quel simbolo a causa dei pesi imposti è diventato l’emblema del degrado urbano: non a caso, il Ministero della Cultura lo ha inserito nella banca dati dei “beni culturali abbandonati”, classificandolo in stato di conservazione pessimo e con crolli recenti.
In questo contesto, alcuni volenterosi proprietari hanno avviato un percorso unitario, convocando un’assemblea straordinaria che rappresenta un passaggio storico per la città.
L’assemblea si terrà a fine marzo, in un luogo non divulgato per ragioni di privacy, sicurezza, riservatezza e gestione logistica, considerato l’elevato numero di partecipanti e la delicatezza delle questioni da trattare.
Trattandosi di vicende private, complesse e con risvolti patrimoniali rilevanti, la sede infatti è stata comunicata esclusivamente ai diretti aventi diritto.
L’immobile conta oltre quaranta comproprietari residenti in diverse parti d’Italia, quasi tutti eredi subentrati nel tempo, spesso con quote minime e frammentate.
Gli attuali titolari non sono i protagonisti delle scelte che hanno condotto al degrado: sono le prime vittime di un vincolo imposto quando l’immobile era ancora recuperabile, e che oggi, a distanza di decenni, si traduce in obblighi gravosi, responsabilità sproporzionate e costi elevatissimi per interventi di messa in sicurezza, progettazioni specialistiche, presidi strutturali e adempimenti tecnici.
La situazione è talmente distorta che uno dei subalterni risulta ancora intestato a soggetti tutti deceduti e privi di eredi, con conseguente devoluzione allo Stato: un paradosso che fotografa l’abbandono amministrativo e la stratificazione di problemi mai affrontati.
A ciò si aggiunge un ulteriore elemento: i pesi imposti dal vincolo e dalle ordinanze sindacali hanno reso impossibile per i proprietari valorizzare gli immobili, creando un contesto in cui alcuni soggetti esterni hanno tentato di approfittare della situazione, arrivando perfino a proporre acquisizioni a costo zero delle quote, sfruttando la disperazione e l’isolamento di alcuni proprietari.
Un vero e proprio sciacallaggio, favorito da un sistema che ha lasciato i proprietari soli, senza strumenti e senza una guida istituzionale.
In questo quadro, la ricostruzione di un’amministrazione condominiale è un passaggio imprescindibile.
L’amministratore sarà il collante necessario tra decine di proprietari sparsi in tutta Italia, l’unica figura in grado di poter coordinare decisioni, convocazioni, adempimenti fiscali, rapporti con gli enti e soprattutto la gestione delle spese.
Spese che, in assenza di una struttura condominiale, ricadrebbero su pochi soggetti volenterosi, con il rischio concreto di non poterle mai recuperare dagli altri condomini.
È stato estremamente difficile individuare un professionista disposto ad assumere il ruolo di amministratore: l’incarico comporta responsabilità pesantissime, esposizione mediatica e un impegno tecnico-giuridico fuori dall’ordinario.
Nonostante gli sforzi profusi negli anni, nessuno aveva mai manifestato fino ad ora la disponibilità ad accettare l’onere.
Oggi, grazie alla compattezza raggiunta da taluni proprietari, si è finalmente individuata una figura potenzialmente idonea, che l’assemblea – in presenza dei numeri di legge e previo esame analitico del preventivo di spesa – si appresta a nominare, restando inteso che la proprietà è disponibile a valutare eventuali manifestazioni di disponibilità che dovessero pervenire da parte di Amministratori Condominiali di comprovata e certificata esperienza.
In questo quadro, i proprietari – assistiti in questa operazione dall’Avvocato Marco Trivisonne di Lucera – sono determinati a rivolgersi al Tribunale di Foggia qualora l’assemblea, per qualsiasi motivo, non dovesse portare alla costituzione del condominio e alla nomina dell’amministratore. L’obiettivo è evitare ulteriori vuoti gestionali che aggraverebbero una situazione già critica e che, negli anni, hanno contribuito al progressivo deterioramento dell’immobile.
La disponibilità al dialogo è piena, ma da questo momento ogni confronto dovrà avvenire in un quadro ordinato, tecnico e giuridicamente corretto.
Le prime analisi evidenziano un dato che non può più essere ignorato: le condizioni materiali del fabbricato sono tali da mettere in discussione la stessa attualità del vincolo storico-artistico.
Una recentissima pronuncia del Consiglio di Stato ha chiarito che un vincolo non può essere mantenuto quando l’immobile è in uno stato di rovina tale da impedire il recupero: la tutela culturale non può prescindere dalla realtà fisica del bene, né può trasformarsi in una condanna economica perpetua per eredi che non hanno mai goduto del bene vincolato.
Per queste ragioni, la proprietà si riserva di intraprendere ogni azione giudiziaria utile alla rimozione o revisione del vincolo, essendo oggi vittima di pesi, obblighi e ordinanze che impediscono qualsiasi forma di valorizzazione, recupero o alienazione delle unità immobiliari.
Il Palazzo Trifiletti è un simbolo ferito della città. La sua rinascita richiede competenza, visione e una regia chiara.
E la regia, oggi, è finalmente tornata nelle mani dei proprietari, pur essendo essi stessi le prime vittime di decenni di abbandono, di un vincolo rimasto solo sulla carta e di costi che rischiano di essere insostenibili.
In questo quadro, l’Avvocato Trivisonne dichiara:
“Da questo momento, chiunque – istituzioni, operatori economici, investitori, enti pubblici o privati – intenda contribuire seriamente al futuro dell’immobile dovrà farlo all’interno del percorso istituzionale avviato dai proprietari e attraverso la rappresentanza legale che li tutela. La stagione dell’abbandono è finita. Si apre quella della ricostruzione.”



