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“Ancora oggi, Liliana Rossi è un simbolo per tutte le donne di ogni razza e nazione”

AUTORE:
Daniela Iannuzzi
PUBBLICATO IL:
27 Giugno 2021
Cultura //

Ascoli Satriano, 27 GIUGNO 2021. Militante politica, fervente cristiana, musicista e amante della cultura.    

Donna simbolo per tante  ragazze del suo tempo, con il suo essere stata protagonista del movimento di riscatto delle donne e, in generale, degli umili. 

Liliana Rossi, per queste e tante altre importanti ragioni, può essere assurta, anche oggi, a simbolo attualissimo per “tutte le donne di ogni razza e nazione,  con la  sua seppur breve esperienza di vita”. 

E, a tal fine, sarà ricordata martedì 29 giugno prossimo, ad Ascoli Satriano, dove Liliana trascorse la sua vita con la sua famiglia, in un concerto dell’ensemble Camerata Musica Antiqva. 

A sottolineare la sua eccezionale personalità, con passione, ma anche con lucida obiettività, in una conversazione con Statoquotidianoil fratello Angelo Rossi, un tempo consigliere regionale in Puglia e senatore del parlamento italiano.

“Nata a Bovino il 4 novembre 1932 e deceduta improvvisamente a causa di un’embolia, a soli 23 anni e mezzo, il 18 giugno 1956, Liliana  visse in un tempo in cui l’Italia usciva dall’oscurità della seconda guerra mondiale, con i suoi orrori, e dalla dittatura fascista; in un mondo, inoltre, ancora fortemente maschilista. Eppure, seppe illuminare il suo contesto con la sua giovinezza e con il suo impegno a favore del prossimo. Un impegno civico e politico, impreziosito da un  profondo amore per l’Arte”.

Nel 1956, poco tempo prima della sua morte, Liliana si era iscritta al Partito Comunista Italiano, ma non vi ricoprì mai dei ruoli specifici. E la sua visione del Comunismo non era quella di Stalin, della dittatura russa, per intenderci, ma, semmai, si ispirava al senso dell’impegno così come concepito da Gramsci e Di Vittorio.

Quasi suo coetaneo, essendo nato circa un anno dopo di Liliana, il 25 dicembre 1933, suo fratello la racconta ancora così: “Da bambini eravamo sempre insieme e ci univa, quindi, una forte condivisione di sentimenti, nel gioco come nello studio. Posso, quindi, testimoniare che le sue attività erano illuminate da una particolare  intelligenza ed un tratto di grande bontà. Molti, moltissimi ricordano tale sua caratteristica ed il suo essere sempre di una gentilezza unica nei confronti dei suoi coetanei e di altre persone, appartenenti non solo al suo ceto sociale, ma soprattutto nei confronti dei più umili, i poveri”.

Liliana Rossi si era laureata in Giurisprudenza, con 110 e lode e dignità di stampa, a soli 21 anni. Aveva conseguito, quasi contemporaneamente, il diploma di violino presso il Conservatorio ‘Umberto Giordano’ di Foggia. Aveva così tenuto numerosi concerti eseguendo un repertorio vastissimo di pezzi dei maggiori compositori italiani ed europei. Ricordava a memoria pagine di spartito lette anche una sola volta. Vinse la rassegna dei giovani musicisti pugliesi. Stava per sposarsi. Aveva fatto un concorso al Ministero delle Finanze “perché” racconta ancora Angelo Rossi “come figlia di una famiglia di piccolo-media borghesia meridionale, doveva cercare anche lei un lavoro”.

La giovane  esalò l’ultimo respiro proprio tra le braccia del fratello Angelo, che da allora non l’ha mai dimenticata portandola con sé, nelle sue esperienze di vita come in quelle legate al suo impegno di professore di Filosofia e Storia, al Liceo “Lanza” di Foggia, e al suo percorso politico.

“L’insegnamento principale di Liliana che  ho portato sempre  con me è stato proprio la sua totale dedizione, il suo amore verso tutte le cose, verso il vero, il bello ed il giusto. Ed il tesoro di umanità che aveva riversato nel rapporto con gli altri”.

Non mancarono, però, sospetti e antipatie nella vita di Liliana: nel partito comunista, per la sua origine borghese; negli ambienti borghesi, che vedevano in malo modo il suo interesse per “quegli straccioni”, i poveri; nella chiesa ufficiale, perché in quegli anni l’impegno politico nel comunismo non era ben visto negli ambienti cattolici. 

E, infatti, al momento della sua dipartita, vennero negati alla giovane  i funerali religiosi ad Ascoli. Tuttavia, la grandezza dell’operato di Liliana e del segno che lasciava  furono subito compensati, nel  giorno della sua morte, 65 anni fa.

Tante ragazze vestite di bianco accorsero a prendere parte alle sue esequie, da tutte le strade del paese, per far da ala al grandioso corteo che l’accompagnò al cimitero. Una forma di gratitudine subito espressa per tutti gli insegnamenti che  Liliana aveva saputo dare loro. Un esempio, di grande respiro, dunque, può venire dalla vita di Liliana, evidenziato anche nel film di Michele Placido “Del perduto amore”, del 1998, con l’attrice Giovanna Mezzogiorno proprio nel ruolo della giovanissima Liliana.

Oggi, la sua figura  viene finalmente pubblicamente riconosciuta.  “Si è arrivati a capire che servono esempi  in grado di parlare a tutti” ancora Angelo Rossi “E Liliana parlava a tutti. Può non trovare condivisione, ma certamente trova comprensione in tutti coloro che non hanno un animo chiuso, settario e fazioso”.

Nel 2020, l’amministrazione comunale di Ascoli Satriano decide di intitolare alla sua memoria una pinacoteca all’interno dei riqualificati locali storici dell’Hospitium Peregrinorum; il 24 aprile 2018, l’istituto Comprensivo “A. Moro-Don Tonino Bello”, di Rutigliano, intitola la sua scuola  dell’Infanzia su via Dante a Liliana; il 27 gennaio 2004, il comune di Bovino dedica alla giovane il parco del posto erigendo in suo onore un busto che la raffigura. “Anche se” apostrofa Angelo Rossi “trovo incomprensibile la posizione del Comune di Bovino di non intitolare a Liliana una scuola. Una posizione, secondo me, caratterizzata da un’estrema, settaria e faziosa chiusura”.

A cura di Daniela Iannuzzi, 27 giugno 2021

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