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BANDA MARMOTTA Banda della “marmotta”, confermate le condanne in Appello: 34 anni di carcere complessivi per sei imputati

Secondo l’accusa, il gruppo avrebbe portato a termine 17 colpi tra Puglia, Basilicata, Campania, Lombardia e Piemonte

AUTORE:
Redazione
PUBBLICATO IL:
27 Giugno 2026
Cronaca // Foggia //

La Corte d’Appello di Bari ha confermato la responsabilità dei sei presunti componenti della cosiddetta “banda della marmotta”, rideterminando però le pene con una serie di riduzioni rispetto al primo grado. Le nuove condanne ammontano complessivamente a 34 anni di reclusione, con pene comprese tra poco più di 4 anni e oltre 7 anni di carcere.

Gli imputati erano stati arrestati il 17 dicembre 2024 insieme ad altri due presunti complici e accusati, a vario titolo, di associazione per delinquere e di aver organizzato una lunga serie di assalti a sportelli bancomat e bancoposta tra agosto e ottobre 2024. Secondo l’accusa, il gruppo avrebbe portato a termine 17 colpi tra Puglia, Basilicata, Campania, Lombardia e Piemonte.

In nove occasioni i furti sarebbero andati a segno, consentendo alla banda di impossessarsi di circa 290mila euro, mentre altri otto tentativi sarebbero falliti.

La pena più alta è stata inflitta ad Angelo Pallotta, 45 anni di Orta Nova, ritenuto dagli inquirenti il presunto capo dell’organizzazione: per lui 7 anni e 4 mesi, a fronte dei 9 anni stabiliti in primo grado dal gup di Foggia nel luglio 2025.

Condannati anche Antonio Battaglini, 38 anni, a 6 anni; Lorenzo Di Michele, 29 anni di Ordona, a 5 anni, 9 mesi e 22 giorni; Pasquale La Gioia, 47 anni, a 5 anni, 6 mesi e 10 giorni; Domenico Di Leo, 22 anni, a 5 anni e 2 mesi; e Gabriele Bruno, 21 anni, a 4 anni, 3 mesi e 20 giorni.

Attualmente Pallotta e Battaglini sono detenuti in carcere, mentre gli altri quattro imputati si trovano agli arresti domiciliari.

Nel corso del processo d’appello, il procuratore generale Desirée Digeronimo aveva chiesto la conferma delle condanne emesse in primo grado, sottolineando come le pene fossero già contenute rispetto alla gravità delle contestazioni. Le difese, rappresentate dagli avvocati Francesco Americo, Rosario Marino, Mirella De Finis e Matteo Tenace, avevano invece sollecitato l’assoluzione dall’accusa associativa e una riduzione delle pene relative ai singoli episodi.

L’inchiesta ha ricostruito una lunga serie di assalti agli sportelli automatici, spesso messi a segno con rapidità estrema. I colpi, talvolta anche due o tre nella stessa notte, duravano dai tre ai cinque minuti.

Secondo quanto emerso dalle indagini, il gruppo utilizzava la cosiddetta “marmotta”, un ordigno esplosivo inserito all’interno del sistema di erogazione del contante dopo aver effettuato una normale operazione di prelievo. L’esplosione consentiva di forzare la cassaforte dell’Atm e accedere ai cassetti contenenti il denaro.

Tra i colpi contestati figurano assalti avvenuti a San Nicandro Garganico, San Marco in Lamis, Ascoli Satriano, Altamura, Ruvo di Puglia, Flumeri, Grottaminarda, Montaguto, oltre che in provincia di Torino, Pavia e Milano. I bottini più consistenti sarebbero stati ottenuti a Borgaretto, nel Torinese, con circa 100mila euro, e ad Ascoli Satriano, dove sarebbero stati sottratti oltre 58mila euro.

Secondo l’accusa, alcuni assalti non andarono a buon fine perché gli indagati non riuscirono a posizionare l’ordigno, perché gli sportelli non contenevano denaro oppure perché le casseforti resistettero alle esplosioni.

Lo riporta lagazzettadelmezzogiorno.it.

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